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In Sicilia aumentano i centri di immersione subacquea

È stato aggiornato l’elenco regionale dei centri di immersione subacquea siciliani accreditati presso il dipartimento regionale del turismo, dello sport e dello spettacolo. Un elenco che di anno in anno si arricchisce: se lo scorso anno erano 101, quest’anno la lista comprende 109 centri, distribuiti su tutto il territorio regionale, che si occupano del cosiddetto “commercial diving”, l’insieme di tutte le attività della subacquea industriale che prevedono lo svolgimento di lavorazioni in immersione in acque marittime o interne, nel campo delle costruzioni di opere civili, energetiche e portuali, della cantieristica navale, della bonifica e manutenzione di fondali ed opere marittime, del recupero di relitti, nell’acquacoltura, dell’industria energetica e di estrazione di idrocarburi offshore e, più in generale, di ogni tipo di lavorazione subacquea.

L’elenco distingue due sottocategorie: inshore diver, figura individuata all’interno dell’articolo 2.1a della legge 07/2016 della Regione Siciliana, che può operare fino ad un massimo di 30 metri fuori dall’ambito portuale; e offshore diver, figura presente negli articoli 2.1b e 2.1c della stessa legge, che può utilizzare nelle immersioni attrezzature come il basket, la campana aperta o la campana chiusa. In questa seconda categoria si segnalano gli offshore diver ad aria (top up), operatori che possono operare dai 30 ai 50 metri di profondità fuori dall’ambito portuale.

I centri inseriti nell’elenco si occupano di immersioni svolte a titolo professionale, con la dovuta distinzione, per regime giuridico, tecniche e strumenti di lavoro dalle attività subacquee svolte dagli altri sommozzatori e palombari che operano per conto di forze armate e corpi dello Stato, da quelle della subacquea scientifica e da quelle di guide, istruttori ed altri professionisti che operano nella subacquea sportiva e ricreativa.

Le operazioni tipicamente svolte dai subacquei industriali sono i rilevamenti, i tracciamenti e le ricognizioni di opere ed impianti in acque marittime, lacustri, fluviali e corpi idrici artificiali; l’installazione, la manutenzione e la rimozione di manufatti metallici, le opere portuali e le lavorazioni metalmeccaniche su scafi navali e rimozione di relitti, o ancora le reti per acquacoltura ed operazioni subacquee connesse al ciclo produttivo. Proprio perché si tratta di una tipologia molto specifica di lavori da svolgere, oltre alle abilità legate all’immersione e al nuoto, sono richieste ai commercial divers competenze ed abilità in materia di taglio, saldatura e carpenteria subacquea, di primo soccorso, oltre ad a capacità di gestire interventi speciali, come la bonifica di ordigni bellici.
Questi stessi operatori si occupano delle attività di pesca subacquea professionale operate a grande profondità, come quelle legate alla raccolta del corallo in alto fondale. Questi lavoratori vengono distinti anche in funzione della localizzazione e della quota batimetrica. In base al proprio posizionamento, relativamente a questi due riferimenti, le immersioni industriali si classificano come portuali (harbour diving), svolte nell’ambito portuale e nelle relative adiacenze dagli operatori tecnici subacquei (Ots) in acque interne (inland diving) ed in acque marittime (inshore diving) fino alla profondità di 30 metri.

Per profondità superiori, che impongono l’impiego di dispositivi per la discesa e risalita dei sommozzatori (campane aperte e Lars), si parla di immersioni offshore (Offshore air diving); oltre la profondità di 50 metri, il cosiddetto alto fondale, l’elevata pressione impone di operare in regime di saturazione (Offshore sat diving) e l’impiego di camere di decompressione.