Lavoro

Sicilia, a gennaio previste 23mila assunzioni

PALERMO – Dal mercato del lavoro si confermano per la Sicilia i dati positivi già registrati nel mese di dicembre scorso. L’Isola segna infatti un incremento delle offerte, prevedendo 23.260 nuovi lavoratori in entrata per il mese di gennaio, richiesti soprattutto da servizi e industria, e piazzandoci all’ottavo posto nella classifica delle regioni, dopo Lombardia, che mantiene saldo il podio (con circa 123mila lavoratori in ingresso), Lazio (con oltre 53mila), Veneto (48mila), Emilia-Romagna (circa 48mila), Piemonte (oltre 38mila) e Campania (circa 35mila).

È quanto emerge dal Bollettino del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. Nel dettaglio, le maggiori opportunità lavorative si confermano quelle registrate nel Nord-Ovest del Paese, con 174.510 lavoratori in ingresso per il mese di gennaio 2024, e 439.670 nel trimestre gennaio-marzo 2024, seguito dal Nord-Est, Centro e Isole. In particolare, in Sicilia, le nuove assunzioni salgono a 69.120 se si considera l’intero trimestre gennaio-marzo 2024.

Il maggior numero delle offerte di lavoro si conferma a Palermo, con 5.890 lavoratori in ingresso per il mese di gennaio 2024, e con 17.350 per il trimestre, affiancato da Catania. Segue Messina con 2.580 nuove offerte di lavoro. Anche in questo caso il dato peggiore si registra, invece, ad Enna, con appena 580 richieste.

Su scala nazionale i lavoratori ricercati dalle imprese a gennaio sono più di 508mila, e circa 1,4 milioni per il primo trimestre dell’anno, con oltre 4mila assunzioni in più rispetto a gennaio 2023 (+0,9%) e 69mila assunzioni in più (+5,3%) prendendo come riferimento l’intero trimestre. Il dato siciliano conferma quello nazionale, infatti a guidare la domanda di lavoro sono i servizi alle persone, che programmano a gennaio 70mila assunzioni (+10,0% rispetto a gennaio 2023). Seguono commercio (68mila unità; +13,7% su base annua) e costruzioni (51mila unità; +1,8%).

È negativa, però, la tendenza prevista delle imprese del turismo e dell’industria manifatturiera a gennaio (rispettivamente -12,1% e -2,3% rispetto all’anno precedente). I contratti a tempo determinato sono ancora la forma maggiormente proposta con circa 206mila unità, pari al 40,5% del totale, sebbene siano in calo rispetto a un anno fa, quando rappresentavano il 41,3% del totale. In crescita, invece, i contratti a tempo indeterminato che passano dai 122mila di gennaio 2023 agli attuali 129mila (+7mila; +5,7%). Con riferimento ai livelli di istruzione, il 19% delle ricerche di personale è rivolto a laureati (97mila unità), il 30% a diplomati (155mila unità) e il 32% a chi è in possesso di una qualifica/diploma professionale (163mila unità). Per il 18,1% delle assunzioni (oltre 91mila), le imprese pensano di rivolgersi preferenzialmente a lavoratori immigrati nei settori dei servizi operativi della logistica, dei servizi di alloggio, ristorazione, turismo, delle costruzioni e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (20,6%).

In aumento, salendo al 49,2%, la difficoltà di reperimento (+3,7 punti percentuali rispetto a un anno fa). A gennaio, infatti, il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è di 250mila assunzioni delle 508mila programmate, soprattutto a causa della mancanza di candidati (31,1%), preparazione inadeguata (14,3%) e altri motivi (3,8%).

In particolare, i professionisti di più difficile reperimento sono i farmacisti, biologi e altri profili simili, seguiti dagli operai addetti a macchinari dell’industria tessile e delle confezioni (il 72,8%), dai fonditori, saldatori, montatori di carpenteria metallica (72,6%), dagli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (71,8%) e dai tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (70,6%).