Consumo

Spesa alimentare, in Sicilia aumenti alle stelle

PALERMO – I soldi in tasca ai siciliani valgono sempre meno. Anche solo fare la spesa è ormai diventato difficile per moltissime famiglie siciliane. Sono proprio i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande ad aver subito il maggiore rincaro: secondo i dati raccolti dall’Istat per il mese di maggio ed elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori, l’inflazione per queste categorie di prodotti è cresciuta a dismisura nelle principali città isolane.

A Catania inflazione all’11,1%

Contro una media nazionale che arriva al 7,4%, Catania, in vetta alla classifica delle 80 città italiane prese in considerazione, arriva addirittura all’11,1%, Palermo al 9,9%, Messina al 9,2%. Al secondo posto Imperia, con un incremento dei prezzi dell’11% e un aggravio annuo pari a 589 euro, al terzo Sassari con +10%.

Tra le prime posizioni anche Teramo (+9,6%), Cosenza (+9,5%); in settima posizione Ascoli Piceno. Anche Siracusa e Trapani segnano rincari importanti, più vicini ma sempre al di sopra della media nazionale: la prima arriva al 7,9%, la seconda si ferma al 7,5%. Numeri molto alti, se si pensa che nelle città più virtuose, i valori registrati scendono al 5,2% (Como), al 5% (Mantova) e al 4,7% (Milano).

Una condizione che rischia, se il trend non subirà una inversione di marcia, di diventare insopportabile per moltissime famiglie che potrebbero finire per diventare sempre più povere. Gli aumenti, infatti, riguardano categorie merceologiche imprescindibili, e in un contesto attuale di assoluta precarietà e difficoltà economica, a causa di una emergenza sanitaria che ha strozzato per circa due anni l’economia mondiale, per molte famiglie è diventato veramente difficile arrivare a fine mese.

Più contenuti gli aumenti di luce e gas

Si mantengono più contenuti, sebbene molto importanti, gli aumenti relativi all’energia elettrica, gas e altri combustibili. Se la media nazionale per il mese di maggio arriva al 64,7%, la prima città siciliana in classifica è Caltanissetta, con +59,7%; poco più in basso, troviamo Messina e Palermo, con un aumento del 58,2%, Catania (+56,7%), e poi Trapani e Siracusa, con un aumento del 56%.

In cima alla classifica i valori di inflazione sono ben più alti: Bolzano arriva a 112,9% in più, Trento a +109,2%, Lodi a +79,8%. Seguono tutte città della Lombardia, un segno che in questa regione evidentemente ci sono state maggiori speculazioni che altrove: Milano +78,2%, Varese +78,1%, Cremona +77,4%, Lecco al settimo posto con +76,8%, Bergamo +76,6%, Brescia e Mantova (entrambe a +76,5%), Pavia (+76,4%) e Como (+76,2%). In fondo alla classifica Sassari, con +51,6%, Reggio Calabria, con +52,1%, e Napoli e Cagliari, con un aumento del 53,2%. Se si traducono le percentuali in soldi, a Catania la famiglia media si ritroverà a pagare 643 euro in più soltanto per l’acquisto di alimentari; in media, in Italia, l’aumento dell’inflazione determinerà una stangata pari in media a 417 euro a famiglia, batosta che sale a 514 euro per una coppia con 1 figlio, 569 euro per una coppia con 2 figli; ancora, la spesa sale a 680 euro per una coppia con 3 o più figli.

Per energia elettrica, gas e altri combustibili, voce che include luce (mercato tutelato e libero), gas, gasolio per riscaldamento e combustibili solidi, la spesa a famiglia aumenterà mediamente di 872 euro su base annua. Oltre uno stipendio medio, insomma, andrà “perso”, e la contrazione dei consumi, inevitabile, provocherà un ulteriore recessione economica, come un cane che tenta di mordersi la coda in un circolo vizioso senza fine.