Inchiesta

Stipendi pagati alla PA, la Sicilia è tra le Regioni più generose del Paese

PALERMO – La Sicilia è la Regione meno efficiente nelle spese sostenute per gli stipendi del personale a tempo indeterminato da parte di Regioni e capoluoghi di provincia. Il verdetto è arrivato a seguito di uno studio realizzato per Adnkronos dalla Fondazione Gazzetta amministrativa della Repubblica italiana (Gari) che, nell’ambito del progetto Pitagora, ha stilato un’apposita classifica dei costi sostenuti per il mantenimento di uffici e strutture, con tanto di assegnazione di rating.

L’Isola, come accennato, ha ottenuto il risultato peggiore a livello nazionale, tanto da essere l’unica ad aver ricevuto un rating C, il peggiore. Nello specifico, per questa voce, nel 2022 la Sicilia ha speso 393.947.467, 17 euro. Un importo, tuttavia, che risulta in calo costante negli ultimi anni: era nel 2019 pari a 463.085.943,02 euro, nel 2020 424.921.240,66, nel 2021 405.980.180,47.

Il Centro ricerche della Fondazione ha analizzato per questo studio tutti i dati finanziari ufficiali dell’ente pubblico sotto esame e attraverso algoritmi di ricerca scientifica ha individuato potenziali sprechi, ovvero spese critiche nei conti pubblici. Le spese dell’ente in relazione alle singole voci vengono confrontate con il benchmark di riferimento e, a seconda dei livelli di scostamento di spesa individuati, si parla di “performance positiva” (quando la spesa è inferiore o uguale alla media), “scostamento lieve” (quando la spesa è compresa tra la spesa media e il 30% in più), “scostamento considerevole” (quando la spesa è compresa tra lo scostamento lieve e il 100% in più), “spesa fuori controllo” (quando la spesa supera di oltre il 100% la spesa media).

Il rating – che si basa esclusivamente su dati contabili oggettivi scevri da qualsiasi valutazione discrezionale – assegna alla migliore performance la tripla A, mentre alla peggiore viene attribuita la lettera C.

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Veneto e Lombardia le regioni più virtuose

Veneto e Lombardia sono le Regioni italiane più virtuose nella spesa per gli stipendi del personale a tempo indeterminato. Le due regioni hanno infatti ricevuto un rating complessivo AAA. In particolare, per questa voce di costo, nel 2022, il Veneto ha speso 62.167.845,48 euro e la Lombardia 69.412.107,45. A essere “promosse” per questa voce di spesa, con un rating complessivo da A a AA, sono anche la Puglia e il Piemonte, che, con un importo rispettivamente di 58.852.020,84 e 76.250.240,77 euro, si aggiudicano la doppia AA, e poi, con la A singola Toscana (77.208.563,58), Emilia-Romagna (94.344.212,16) e Campania (114.762.720,91).

Tra le Regioni con performance “intermedie” figurano, invece, con BBB Liguria (43.527.554,40), Calabria (52.122.826,01), e infine Lazio (135.796.573,64); con BB vi sono invece Umbria (27.034.458,94), Abruzzo (43.406.307,84), Marche (50.629.201,72); con B Molise (11.495.822,03) e Basilicata (22.023.755,48). Mentre non sono state ritenute comparabili per questa voce i dati di Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna.

Il Molise è la Regione italiana che, in valori assoluti, ha la minore spesa sostenuta per gli stipendi del personale a tempo indeterminato: 11.495.822,03 euro nel 2022. Fra le Regioni che spendono meno per questa voce, sempre in valori assoluti, con un importo inferiore a 50 milioni di euro, troviamo Trentino Alto Adige (19.315.380,66), Basilicata (22.023.755,48), Umbria (27.034.458,94), Abruzzo (43.406.307,84), e a chiudere Liguria (43.527.554,40).

Stipendi alla PA, una tripla AAA in Sicilia

Come detto, lo studio della Fondazione Gari si è concentrato anche sui capoluoghi. Sono sedici quelli promossi con la tripla AAA nella gestione della spesa per gli stipendi del personale a tempo indeterminato. A risultare più virtuosi, ottenendo così il massimo rating, sono: Latina (10.187.407,16 euro), Taranto (16.425.622,53), Foggia (13.047.208,42), Catanzaro (5.701.930,98), Reggio Calabria (18.455.610,19), Barletta (7.006.045,82), Andria (7.459.730,75), Prato (20.276.738,02), Caserta (5.882.197,43), la siciliana Siracusa (13.098.276,06), poi Napoli (105.003.717,11), ancora Trani (4.554.441,61), Vibo Valentia (2.518.876,58), ancora la Sicilia con Agrigento (5.177.006,51), Crotone (5.686.960,88) e a chiudere Sassari (15.612.624,11).

Folto anche il gruppo di città che risultano fra le più virtuose per questa voce di spesa, ottenendo la doppia AA: Brindisi, Parma, Messina, Reggio Emilia, Lecce, Matera, Bari, Lodi, Livorno, Chieti, Frosinone, Teramo, Catania. Ma anche il gruppo che si è aggiudicato la A: Trapani, Cosenza, Benevento, Viterbo, Monza, Perugia, Isernia, Palermo, Salerno, Verona, Cagliari, Rovigo, Ravenna, Ferrara, Modena, Terni, Cuneo.

È Roma il capoluogo di provincia che, in valori assoluti, ha la maggiore uscita di spesa per gli stipendi del personale a tempo indeterminato, raggiungendo nel 2022 la cifra record di 546.275.348,53 euro.

Dopo Roma, fra le città con le più elevate spese per questa voce, superiori a 100 milioni di euro, seguono in classifica: Milano (315.460.626,26), Torino (164.318.058,66), Genova (119.562.017,07), nuovamente la Sicilia con Palermo (107.706.387,06), Napoli (105.003.717,11), Bologna (100.491.967,16). Ancora, registrano importi tra i 50 e i 100 milioni: Firenze (90.742.139,93), la città di Trieste (61.343.029,69), e infine Venezia (60.112.772,39).

Il capoluogo di provincia più parsimonioso è Isernia. Nel 2022 ha destinato agli stipendi del personale a tempo indeterminato solo 2.142.814,90 euro. A mantenere la spesa bassa per questa voce, al di sotto dei 5 milioni di euro, dopo Isernia, troviamo, nell’ordine: Vibo Valentia (2.518.876,58), Urbino (2.850.440,88), poi ancora Sondrio (3.184.646,06), il Comune di Carbonia (3.404.415,35), Trani (4.554.441,61), Nuoro (4.612.518,37), Lodi (4.647.143,01), Verbania (4.911.242,25), ancora Frosinone (4.927.972,71) e infine Oristano (4.940.846,84).

Bolzano, Aosta, Siena e Trento sono i quattro capoluoghi di provincia meno efficienti nelle spese per gli stipendi del personale a tempo indeterminato. Analizzando lo studio, si scopre che Trento ha speso 37.645.736,11 euro, seguita da Bolzano con 29.724.859,40, e poi Siena con 15.361.326,16 e Aosta con 8.292.575,83.

Ottengono, infine, un rating intermedio nella classifica: Cremona, Pisa, Macerata, Pistoia, Udine, Varese, Mantova, Como, Trieste, Enna, Pordenone, Urbino, Gorizia, a cui va la B; Fermo, Asti, Vercelli, Ragusa, La Spezia, Lucca, Treviso, Venezia, Ascoli Piceno, Milano, Ancona, L’Aquila, Firenze, Sondrio, Imperia, Vicenza, Novara, Bergamo, Oristano, Pavia, Belluno, Verbania, Bologna, con la BB; Savona, Avellino, Campobasso, Potenza, Torino, Cesena, Alessandria, Caltanissetta, Carbonia, Massa, Roma, Arezzo, Pescara, Grosseto, Nuoro, Pesaro, Piacenza, Brescia, Forlì, Biella, Genova, Rieti, Rimini, Padova, Lecco, che ricevono la classificazione BBB.

Il Progetto Pitagora e il lavoro effettuato sulle banche dati disponibili

La Fondazione Gazzetta amministrativa della Repubblica italiana è un organismo di diritto pubblico ex articolo 3, comma 1, lettera D del Decreto legislativo numero 50/2016. Si tratta di un “istituito per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale”, è “dotato di personalità giuridica” e la sua attività è “finanziata in modo maggioritario dallo Stato, dagli Enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico”. Svolge attività esclusivamente a vantaggio di soggetti pubblici, ovvero partecipati da soggetti pubblici.

Come già accennato, i dati su Regioni e Comuni sono stati elaborati tramite il cosiddetto Progetto Pitagora. Si tratta nello specifico di un software in grado di analizzare tutti di dati finanziari di un Ente e di generare statistiche per l’individuazione oggettiva dei volumi di spesa, rispetto agli altri Enti confrontabili per popolazione e superfice.

Il sistema, con l’ausilio dell’attività manuale di valutazione delle diverse voci di bilancio, aggrega i dati reperiti da fonti quali ministero dell’Economia e delle Finanze e Opendata, mediante analisi delle singole poste dei bilanci pubblicati in Amministrazione trasparente e quelli che provengono dalla Ragioneria generale dello Stato. Tali dati vengono poi organizzati per spesa effettiva e spesa ideale dell’Ente stesso.

Una volta registrato il soggetto di riferimento, esso viene inserito in un cluster, generato con campionamento probabilistico che contiene gli Enti confrontabili ed effettua dei calcoli sui dati aggregati per stabilire le medie di confrontabilità.

Il sistema genera in questo modo un report con il riepilogo dei dati di spesa complessivi e per singola voce, riportando per ogni riga della tabella il valore di scostamento della spesa dell’Ente rispetto alla media del cluster di appartenenza.