Trapani

Strappo nel Pd trapanese, vicina la resa dei conti

TRAPANI – Ufficialmente è unito, meglio, come sottolinea la nuova segreteria provinciale, è plurale. Nei fatti, nella sostanza, è invece profondamente diviso e la rottura è soltanto all’inizio. Lo strappo è tra il segretario provinciale Domenico Venuti e l’onorevole Dario Safina. Le mozioni congressuali hanno sopito uno scontro che potrebbe essere presto all’arma bianca. C’è un ricorso tra i due. Quello presentato da Venuti contro l’elezione all’Ars di Safina. C’è stata l’udienza ed il giudice si è riservato di decidere. Se vince Venuti, Safina è fuori dal Parlamento siciliano. Se vince Safina, Venuti perde almeno la guida del partito in provincia di Trapani.

Ma tra i due c’è anche una questione politica che finisce per coinvolgere tutte le componenti del partito e che rimanda alle prossime Comunali. In particolare, le Amministrative di Trapani, dove il sindaco uscente Giacomo Tranchida è già in piena campagna elettorale per ottenere un secondo mandato. Intende governare altri cinque anni con le stesse mani libere che ha avuto nel 2018. In sintesi: coalizione civica, accordo trasversale anche con pezzi dell’area moderata e di destra e soprattutto piena autonomia rispetto alle dinamiche di del Pd, che è anche il suo partito. La soluzione civica non ha mai consentito ai dem di costituire il gruppo in consiglio comunale. La nuova segreteria provinciale ha però posto il problema. Nei Comuni che votano con il proporzionale deve esserci il simbolo del partito. Nella tornata elettorale di primavera saranno 12 i Comuni trapanesi chiamati ad eleggere i nuovi sindaci ed in nuovi consigli comunali. Ma soltanto Trapani si confronterà con il proporzionale.

Da qui la reazione di Safina, ex assessore e poi consulente a titolo gratuito del sindaco Tranchida. La sua linea: scelgono i territori e non la segreteria provinciale e decidono gli organismi di partito comunali in un confronto interno e nelle sedi opportune. Trapani, dunque, diventa l’epicentro dello scontro e con una variabile indipendente che finisce però per essere determinante. Il Pd, nel capoluogo, non ha più il suo segretario. Andrea Rallo si è dimesso in tempi non sospetti e per motivazioni personali. Il confronto per trovarne un altro è in corso ma la soluzione non sembra essere vicina. Difficile dunque mediare e trovare convergenze. Il congresso nazionale ci sta mettendo del suo, suo malgrado, si potrebbe dire. Perché sta nello stesso tempo edulcorando uno scontro che può essere deflagrante per gli equilibri interni e disarmante per le elezioni che verranno e che porranno al Pd la necessità di essere comunque punto di riferimento di quella che viene indicata come la coalizione progressista.

Il congresso sopisce lo scontro perché nella nuova segreteria provinciale voluta fortemente da Venuti sono rappresentate tutte le mozioni. Per la precisione: quelle di Stefano Bonaccini, Elly Schlein e Gianni Cuperlo. Non ci sono invece ancora notizie dei sostenitori di Paola De Micheli. Il nodo riguarda la mozione Schlein. E’ la mozione scelta anche da Safina e dal suo gruppo. Di conseguenza, nella segreteria ci sono gli amici della Schlein ma l’onorevole ne è rimasto fuori perché non c’è alcun suo referente nell’esecutivo dem. Nel confronto a distanza con Venuti avrebbe chiesto di soprassedere sulla nomina della nuova segreteria lasciando spazio soltanto ad una commissione per il congresso che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di camera di compensazione tra tutte le anime del partito. La risposta è stata tutt’altro che dialogante. Safina s’è ritrovato la nuova segreteria ed anche la commissione per il congresso. Con la costante di essere fuori sia dall’una che dall’altra. Tra qualche giorno si aprirà la prima fase congressuale con la convocazione delle assemblee dei Circoli comunali per votare le mozioni e per indicare i due candidati alla segreteria nazionale che si presenteranno alle primarie.

Sarà un primo banco di prova per misurare i rapporti di forza tra le “correnti” democratiche. L’onorevole Safina dovrà mettere in campo i suoi numeri per la Schlein senza mimetizzarli con il resto dei sostenitori della candidata alla segreteria nazionale. Numeri che dovranno farsi sentire soprattutto nel suo bacino elettorale che rimanda ai Comuni di Trapani, Erice, Valderice e Paceco. Si tratta della sua roccaforte elettorale, messa alla prova alle Regionali. Venuti – divisi anche in questo – ha invece scelto di puntare sul presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini ed ancora prima aveva aderito al progetto politico del sindaco di Pesaro Matteo Ricci, che si ritrova al fianco di Bonaccini. Venuti e Safina hanno un solo punto di contatto al momento, il sostegno alle forze dell’ordine ed alla magistratura per la cattura del boss Matteo Messina Denaro. La lotta a Cosa Nostra segna un punto d’unità nel partito trapanese.

“Complimenti ai carabinieri dei Ros e alla magistratura tutta che dopo anni di indagini, inchieste e duro lavoro, sono riusciti ad assicurare alla giustizia uno degli uomini più pericolosi al mondo. La nostra terra da oggi è più libera”, ha scritto l’onorevole. “Ci teniamo a sottolineare – si leggeva nella nota della segreteria provinciale – come questa sia una vittoria per tutti i siciliani e le siciliane che non possono e non devono essere associati con chi ha collaborato con il boss”.