Editoriale

Tanto tuonò che piovve

L’Europa sta scherzando col fuoco, anzi con le sanzioni economiche imposte alla Russia. Forse i Ventisette non hanno valutato il rischio che stavano facendo correre ai propri popoli quando si sono messi di buzzo buono a creare problemi alla Federazione Russa, sottovalutando di gran lunga i rimbalzi che sarebbero ritornati sui rispettivi Paesi.

Chi ha sottovalutato questi rimbalzi è stato proprio il Governo Draghi, anche se, con la sua lucidità proverbiale, il Presidente del Consiglio disse qualche mese fa: “Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?” Come dire che il sostegno all’Ucraina poteva costarci caro in termini di energia e di benessere.

E così sarà perché superata la buona stagione comincerà il freddo, non solo nelle case, ma soprattutto nelle imprese, con maggiore riferimento a quelle energivore.
Ultima notizia è che la Russia ha sospeso per dieci giorni la fornitura di gas sostenendo che sono in corso lavori di manutenzione. Qualcuno sospetta che essi non dureranno dieci giorni, ma saranno a tempo indeterminato.

Il contraccolpo dell’energia si è abbattuto già sulla Germania, che intravede all’orizzonte di fine anno la recessione; anche alcuni economisti italiani paventano questo gravissimo rischio.
È vero che il Pil italiano sta aumentando intorno al tre per cento, ma è anche vero che da inizio anno ha subìto un vistoso rallentamento, per cui nulla esclude che nel secondo semestre vi possa essere un azzeramento della crescita. Contestualmente, vi è stato un allargamento vistoso dei cordoni della borsa (spesa pubblica) con un incremento del debito pubblico.

Non si vedono ancora le linee di fondo della legge di bilancio 2023, nella quale bisognerà contemperare l’esigenza di fermare l’indebitamento e di sostenere la crescita in vistoso rallentamento.
Ma tutti gli avvisi che vanno nell’indicata direzione non vengono ascoltati. Pochi infatti parlano della tempesta in arrivo e del nubifragio conseguente.

Ci sembra di ricordare la famosa frase attribuita a Socrate: “Tanto tuonò che piovve”. Il che è un fatto naturale contro il quale nulla può l’impotenza umana.

Per il momento non sembra che diminuisca l’intensità della guerra russo-ucraina. Anzi, preoccupano i bellicosi propositi del “burattino” Zelensky che annuncia “un milione di uomini pronti alla riconquista del Donbass”. Non si capisce con quali armi e con quali mezzi.
Sembra di assistere alle scenette popolari di Napoli e Palermo dove i vari personaggi, opportunamente gestiti da fili invisibili, ne sparano di grosse.

Non sembra che vi sia volontà di pace perché è interesse degli Stati Uniti e della Cina mantenere attivo questo grave focolaio al centro dell’Europa, in modo da impedire ai suoi ventisette membri e, perché no, alla stessa Federazione Russa, di collaborare, crescere e diventare il terzo polo economico mondiale.

Pensiamo che tanti grandi economisti come Draghi vedano lo scenario che abbiamo descritto, ma non reagiscano. Sottoscriviamo, invece, la visione politico-religiosa di Papa Francesco, che vede con chiarezza come questo conflitto sia un danno per il vecchio continente e vada chiuso presto con la pace.

Recessione, inflazione, deficit energetico, rallentamento della produzione e dell’esportazione, aumento della povertà. Sono alcuni dei fattori di rischio che incombono sul nostro Paese, ancora più gravi per tutto il territorio delle otto regioni del Mezzogiorno, dove solo la Puglia ed un po’ la Campania tentano un timido decollo.

Per il resto, fatta salva la piccola Basilicata che male non va, le macerie economico-sociali si diffondono a macchia d’olio e non si intravede una classe “medico-istituzionale” in condizione di curare la grave malattia che rischia di travolgere tutto il tessuto umano.
Se ci fate caso, molta gente è in ferie, ma si sente in giro un velo di tristezza, di impotenza e di paura che non fa spendere come si dovrebbe (quindi bloccando i consumi), non fa investire e quindi impedisce la crescita.

Tuttavia bisogna essere ottimisti e credere che si possa uscire da questo tunnel. Però occorre una grande forza di volontà e un indomito coraggio. Cercansi.