Trapani

Trapani, Palagranata: amarcord e impresa, storia e futuro

TRAPANI- Amarcord ed impresa, storia e futuro, passione ed investimento. In una sola parola, Palagranata. Un sogno realizzato, quello dell’A1 di Basket, primi anni ‘90, ed una città impazzita di gioia. Un sogno da realizzare, far rivivere il mito con l’Arena Granata che sarà sport e non solo, anzi tanto altro oltre allo sport.

L’impianto sportivo a due passi dall’autostrada per Palermo è lì pronto per una nuova avventura che porta due firme. Sono di Pietro Basciano e di Gregory Bongiorno, l’attuale presidente della Pallacanestro Trapani ed il presidente di Sicindustria. Un sogno con i piedi ben piantati nella logica imprenditoriale.

Basciano lo presenta così: “Dopo esserci seduti ad un tavolo, abbiamo impiegato pochi secondi a decidere che avremmo dovuto provare ad investire sul Palagranata. Abbiamo già fatto un incontro con una società americana che gestisce eventi e strutture sportive nel mondo ed una volta preso possesso dell’area parleremo con vari tecnici e progettisti che ci permetteranno di capire la fattibilità delle nostre visioni. L’Arena potrà contenere da 3.500 a 5.000 posti, non oltre”. L’avvocato Domenico Lombardo, procuratore speciale della società che ha rivelato all’asta il lotto del Palagranata aggiunge un altro tassello al sogno-progetto: “L’idea dell’investimento è nata nel mese di giugno 2020 da un sogno, quello di tornare a far rivivere quel posto magico. Dopo le prime udienze deserte, il 23 febbraio è stata la data di svolta della nostra storia, perché abbiamo potuto festeggiare l’aggiudicazione dell’asta. Quel giorno, 10 minuti prima di entrare in udienza, ho scoperto che vi era un altro soggetto interessato all’immobile. Il giudice ha così disposto la gara e, dopo una serie di rilanci, il bene è stato finalmente aggiudicato alla società che fa capo a Bongiorno e alla famiglia Basciano”.

Il Palagranata all’asta fallimentare per tanti mesi

Il Palagranata, come un nobile decaduto, è stato all’asta fallimentare per tanti mesi. Ma è ormai una fase da archiviare perché c’è da pensare all’Arena. Bongiorno entra nei dettagli dell’iniziativa: “Non si tratterà semplicemente di ristrutturare il Palazzetto e di tornare a giocare, perché se così fosse questo progetto sarebbe fallimentare. Si tratta di qualcosa di molto più grande, che ridarà lustro ad una zona della città che versa in brutte condizioni. Il nostro obiettivo è quello di farne un’Arena polifunzionale, dove non si giocherà solamente a basket. Essere polivalenti diventa una necessità per permettere un equilibrio economico-finanziario che poi possa mantenere ad alti livelli la pallacanestro a Trapani. I progetti sono tanti e saranno duraturi nel tempo ma, per il loro raggiungimento, servirà l’aiuto di tutti, anche della pubblica amministrazione. Vorrei ottenere un primato: avere la prima Arena in Sicilia”.

Non solo sport, dunque, e non solo pallacanestro

Ci sono dinamiche imprenditoriali da seguire e rispettare che vengono confermate dall’amministratore delegato della Pallacanestro Trapani Nicolò Basciano: “La pallacanestro è un veicolo sociale importantissimo che da lustro a tutto il territorio ma, ad oggi, non si può pensare di fare solo sport e da qui nasce l’esigenza di un’Arena polifunzionale. Proveremo ad organizzare una moltitudine di eventi ed a creare tutta una serie di impianti, sia all’interno che all’esterno. Lavoriamo su un progetto che possa accompagnarci anche a realizzare il sogno di tornare in Serie A, ma per farlo servirà tempo e la sinergia di tanti”.

Nel progetto in divenire ci sarà spazio per attività commerciali, strutture sportive specializzate, ristorazione e campi estivi. La famiglia Basciano ed il presidente Bongiorno hanno fatto il primo passo. Ora tocca alla città. Alle sue istituzioni, che possono fare la loro parte con procedure più snelle, con processi amministrativi da standard europei. L’area in questione, nella zona di Milo, è degradata e l’Arena non potrà che qualificarla. Tocca anche ad altri imprenditori che avranno la possibilità d’investire e di partecipare al progetto. Passando ancora oggi nei paraggi l’emozione di tanti sportivi sale e chiude la gola perché riecheggia un simbolo nel simbolo: un intero Palazzetto che gridava a squarcia gola: “Ciccio, Ciccio, Ciccio, tira la bomba, tira la bomba”. Ciccio era Francesco Mannella, storico playmaker granata, che la bomba da tre punti la regalava quasi ad ogni tiro. C’era tanta passione. Ci vorrà tanta passione.