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Trentennale della strage di Via D’Amelio, anniversario ancora più amaro

Proseguono le polemiche che dal primo momento stanno accompagnando il Trentennale delle stragi di Capaci e di via D’Amelio scatenate dalla rinascita delle Nuova Democrazia Cristiana dell’ex governatore Totò Cuffaro e dal suo nuovo ingresso in politica in favore dell’attuale sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.

Un trentennale ancora più amaro, visto alla luce della recente chiusura della vicenda giudiziaria riguardante il depistaggio su Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio in via D’Amelio con gli uomini della scorta. Sono questi i motivi per cui ieri è stato organizzato un lungo corteo, partito da Piazza San Domenico e terminato in via D’Amelio, dai familiari di Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo Borsellino insieme agli scout dell’Agesci, ricordando l’impegno che si assunse il giudice Borsellino quando nel ’92 consegnò il testimone proprio agli scout.

Oggi, invece, sono stati gli attivisti delle Agende Rosse che hanno accolto di spalle l’arrivo di Lagalla in via D’Amelio per protesta, infatti, il neo sindaco di Palermo non ha mai preso le distanze da Cuffaro né da Dell’Utri.

«Avremmo voluto celebrare il trentesimo anniversario della strage di via d’Amelio con una vittoria sulla mafia e quindi con la scoperta della verità per dare giustizia ai familiari e alle vittime. Purtroppo sarà anche quest’anno solo un appuntamento rimandato. Fin quando non si farà chiarezza sui tanti depistaggi, fin quando la politica non farà leggi antimafia dignitose della memoria e dell’operato dei magistrati e degli uomini delle forze dell’ordine che per lo Stato sono stati uccisi – ha scritto nei giorni scorsi in una nota Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso nella strage del 19 luglio 1992, e del movimento Agende rosse – Sono passati trenta lunghi anni senza verità. Sono stati celebrati numerosi processi ma ancora attendiamo di conoscere tutti in nomi di coloro che hanno voluto le stragi del ’92-’93. Abbiamo chiaro che mani diverse hanno concorso con quelle di Cosa nostra per commettere questi crimini ma chi conosce queste relazioni occulte resta vincolato al ricatto del silenzio».

Nella strage di via D’Amelio, che viene oggi ricordata, in seguito ad un attentato con autobomba presso l’abitazione della madre del giudice, oltre a Borsellino, persero la vita cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Sonia Sabatino