Sanità

Tumori, nel 2020 in Italia 36mila nuovi casi della prostata

Una nuova terapia può ridurre del 38% il rischio di mortalità per i pazienti con tumore alla prostata in stadio metastatico e resistente alla castrazione. Ad annunciarlo è la società farmaceutica Novartis che ha reso noti i risultati dello studio Vision svolto in fase 3.

Il Lu-Psma-617 ha infatti dimostrato, rispetto al migliore standard attuale di cura, un miglioramento della sopravvivenza globale e una riduzione del 60% del rischio di progressione del cancro. La ricerca sarà presentata il prossimo 6 giugno durante la sessione plenaria del congresso 2021 dell’Asco, l’American Society of Clinical Oncology.

 La terapia con radioligandi, sviluppata dalla società Aaa (Advanced Accelerator Applications), azienda del gruppo Novartis, consiste nell’uso combinato di un composto (ligando) capace di un’azione mirata di precisione e di un radioisotopo con attività terapeutica (particella radioattiva).

Dopo la somministrazione per via endovenosa, il radioligando si lega al marcatore o recettore presente sulla cellula tumorale, esercitando l’effetto terapeutico grazie al radioisotopo, che danneggia le cellule tumorali bersaglio distruggendo la loro capacità di replicarsi o provocandone la morte.

«Entriamo nell’era della medicina di precisione nel carcinoma della prostata con lo studio Vision – afferma Giuseppe Procopio, responsabile dell’Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano – Per la prima volta viene dimostrata l’azione antitumorale selettiva di un radiofarmaco, il lutezio, in pazienti con malattia in fase di resistenza alla castrazione.

L’efficacia antitumorale del lutezio ha indotto un significativo vantaggio in sopravvivenza libera da progressione e globale in pazienti selezionati sulla base di un esame diagnostico innovativo quale la Pet Psma».

   Per Ettore Seregni, direttore della struttura complessa della medicina nucleare della stessa Fondazione «è prevedibile che questa terapia potrà essere eseguita in molti casi anche ambulatorialmente, senza quindi la necessità di ricovero del paziente.

Le radiazioni emesse dal paziente, infatti, sono limitate e la radioattività si allontana in breve tempo, per cui, seguendo le opportune precauzioni ed indicazioni, non sono prevedibili rischi per caregiver e famigliari».

Nel 2020 in Italia sono stati stimati circa 36mila nuovi casi di tumore della prostata. Si tratta di una forma di cancro che si sviluppa nella ghiandola prostatica, una piccola ghiandola a forma di noce nel bacino degli uomini. Nel carcinoma della prostata resistente alla castrazione (Crpc), il tumore mostra segnali di crescita, come l’aumento dei livelli di antigene prostatico specifico (Psa), nonostante l’utilizzo di trattamenti ormonali che abbassano il testosterone.

Nel carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCrpc), il tumore si diffonde ad altre sedi del corpo come gli organi o le ossa adiacenti e non risponde al trattamento ormonale. Il tasso di sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con carcinoma della prostata metastatico è circa del 30%.

Sergio Bracarda, direttore del Dipartimento oncologico e della struttura complessa di Oncologia Medica e Traslazionale dell’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni, spiega che «l’impatto del tumore metastatico della prostata sulla quotidianità dei pazienti che sviluppano sintomi correlati alla malattia può essere importante, arrivando, in alcuni casi, a limitare la possibilità di dormire o camminare per il dolore. La nuova terapia mirata con radioligando, oltre a mostrare un’efficacia clinica molto promettente, rappresenta un approccio terapeutico innovativo».

Tumore al seno

Il farmaco che è ora in uso per una forma complessa di tumore al seno sta confermando la sua efficacia. Il ribociclib, che blocca due particolari enzimi, ha dimostrato, infatti, di ridurre del 36% il rischio di morte. E’ quanto contenuto nello studio Monaleesa-3 che ha fatto notare il suo successo insieme a un’altra molecola (il fulvestrant) nelle donne in post-menopausa colpite da una forma di carcinoma mammario con metastasi che è sia positivo al recettore ormonale sia negativo al recettore 2 del fattore di crescita epidermico.

Dopo un controllo di più di 4 anni, la sopravvivenza  delle pazienti che hanno assunto ribociclib in combinazione con fulvestrant è risultata di 53,7 mesi rispetto ai 41,5 mesi del trattamento con solo il fulvestrant.

Lo studio (che sarà presentato al congresso 2021 dell’Asco, l’American Society of Clinical Oncology) ha notato come la combinazione sia valida come trattamento di prima o seconda linea e aumenta la sopravvivenza di oltre un anno rispetto all’uso del solo fulvestrant.

Il ribociclib, spiega Susanne Schaffert, presidente di Novartis Oncology, «offre più vita sia alle donne più giovani sia a quelle più anziane che vivono con carcinoma mammario metastatico». Il mix ha permesso di ritardare di 4 anni la chemioterapia.