Editoriale

Uguali possibilità premi al merito

Nel suo interessante libro “All’inferno e ritorno”, Carlo Cottarelli – ex direttore del Dipartimento di finanza pubblica del Fondo monetario internazionale, venuto al nostro Forum pubblicato il 13 maggio 2019  – scrive con molta chiarezza come il nostro Paese non possa uscire dal guado in cui si trova se nel suo funzionamento istituzionale non si ribaltino i meccanismi di fondo, basati sull’insipienza, sull’ignoranza, sulla mancanza di formazione e di professionalità, con l’inserimento dei principi di uguaglianza e di possibilità per tutti i cittadini e premi al merito, cioè riconoscimenti per coloro che ottengono risultati pari agli obiettivi.

Cottarelli mette in guardia, però, sul meccanismo usato da chi fissa gli obiettivi perché essi debbono essere ragguagliati a sistemi di innovazione continua, basata sulle competenze, in modo da progredire incessantemente e senza alcuna remora.

È del tutto ridicolo – lo abbiamo già scritto – che i dirigenti pubblici si fissino gli obiettivi per poi prendere i premi quando li raggiungono, senza alcun progresso e senza alcun merito.

La scuola e l’Università vengono denominate con due parole: ascensore sociale. Ciò perché consentono ai ceti più umili di fare emergere le persone capaci che hanno bisogno di essere alimentate dalla formazione. Ma non una formazione qualunque, bensì una formazione qualificata che li renda competitivi.

Non basta. Anche quando i giovani, maturati e laureati, si immettono sul mercato o vengono inseriti nelle Pubbliche amministrazioni, la formazione non può cessare, ma deve continuare senza soste, adeguandosi alle innovazioni, perché è importante restare competitivi.
Intendiamoci, non ci riferiamo solo al settore privato, ove questi meccanismi sono di casa, ma anche e soprattutto a quello pubblico dove, invece, sono del tutto sconosciuti.

Ciò accade perché in tale settore non esiste il principio della responsabilità, che consiste nel raggiungere obiettivi veri e non formali e perciò fasulli.
Infatti tali obiettivi dovrebbero essere fissati, nell’ambito del Piano organizzativo dei servizi (Pos), da organismi esterni alla Pubblica amministrazione: come dire obiettivi veri e non fasulli che spronerebbero dirigenti e dipendenti a raggiungerli.

Carlo Cottarelli spiega questi procedimenti nel suo citato libro e mi trova consenziente, anche perché io li ho scritti, nel corso di oltre quarant’anni, in 4.798 editoriali. Nei primi anni del decennio Ottanta-Novanta, addirittura venivo preso per extraterrestre. O per pazzo.

Ma i tempi hanno confermato che la strada giusta per il progresso di una Comunità è quella di avere le Istituzioni che funzionano bene, sulla base delle quattro gambe etiche, che ripetiamo per l’ennesima volta: responsabilità, merito, competenze e doveri, in uno scenario di uguali possibilità per tutti.
Non possiamo trascurare in questa analisi l’ambiente da cui provengono i giovani. Se un giovane nasce in una casa di musicisti, probabilmente diventerà musicista. Se nasce in una casa di mafiosi, probabilmente diventerà mafioso. Se nasce in una casa di contadini, potrà diventare un dirigente, ma dovrà metterci enorme fatica e pagare un alto prezzo in termini di sacrifici e sudore. Però può riuscirci, in una società giusta.

Ora, Carlo Cottarelli è stato scelto dal Partito democratico per essere candidato al Parlamento. Sembra quasi impossibile che un partito lo abbia fatto nei confronti di una persona meritevole, che non ha mai guardato all’agone politico ma che ha sempre operato con obiettività, anche quando l’allora presidente del Consiglio Enrico Letta gli affidò il gravoso compito di commissario alla Spending review.

Così dovrebbero fare tutti i partiti dell’arco costituzionale: scegliere nella cosiddetta società civile le persone più qualificate per rappresentarla nel massimo consesso istituzionale che è il Parlamento.
Quando leggerete le liste definitive dei candidati, che dovranno essere presentate entro il 22 agosto, per favore andate sui siti di ciascuno di essi per valutarli in base a ciò che hanno fatto, a ciò che hanno realizzato nella loro vita e ovviamente in base ai loro titoli professionali per concludere se il tizio esaminato è meritevole di ricevere il vostro voto.

Un voto che vale tanto, non scordatelo.