Editoriale

Una persona felice? Quella che non sa nulla

Il quesito è: l’ignoranza dà felicità? Non c’è una risposta perché vi sono innumerevoli definizioni di felicità, ma probabilmente quasi nessuna ha centrato il suo proprio significato.
Si tratta di una questione filosofica? Sì, ma anche concreta perché tutti tendono ad essere felici, però solo pochi individuano la strada per raggiungere quella che potrebbe definirsi una chimera.

Forse il pensare molto ed in profondità procura infelicità perché rendersi conto di tutte le problematiche esistenti, sia di ordine generale che quelle che ci riguardano direttamente, è una questione più grande di noi. Dal che si dovrebbe desumere – non sappiamo se giustamente o erroneamente – che è meglio non saper nulla perché in tal modo “la santa ignoranza” ci può dare felicità.
Con questa rapida riflessione non siamo né da una parte né dall’altra, ma lasciamo in sospeso il dubbio, al quale ognuno può rispondere secondo il proprio modo di vedere e secondo le proprie cognizioni.


Chi non sa nulla è felice? Boh! Non ci vuole molto perché basta non aver letto nulla, basta sconoscere i libri antichi, medievali e moderni, basta non informarsi o informarsi sui siti ove vi sono le “sapienti” risposte di Wikipedia, basta interpellare Google che dà risposte rapide ed inconcludenti; basta fare tutto questo perché si resti ignoranti, privi di conoscenze e conseguentemente, forse, felici.

Si può essere fieri di questo modo di vivere la vita? Sì, per coloro che non sanno e che non fanno nulla per sapere. Non possiamo tacere sul fatto che pian piano che si acquisiscono conoscenze e quindi si approda alla realtà, aumentano le preoccupazioni ed anche la prospettiva del futuro, che cambia colore da bianco a nero.

Non bisogna spaventarsi, però, di sapere come stanno le cose perché solo così si può vivere con realismo, pienamente e con la capacità di individuare i meccanismi per capire cosa possiamo fare rispetto ad esse.

Il dilemma, dunque, è se vivere consapevolmente o ignorando tutto quello che accade e, meno ancora, quello che potrà accadere. Ma già il dilemma è di per sé una forma di conoscenza. Chi se lo pone è già proiettato ad acquisirla e, per conseguenza, si predispone in modo da introitarla.

L’essere umano è felice? Ancora una volta, boh! Può diventarlo? Non sappiamo, perché abbiamo la consapevolezza del fatto incontrovertibile che i fatti ed i procedimenti naturali che non conosciamo, sono di numero enormemente superiore a quei pochi che sono a livello della nostra cognizione.
Però, sapere di essere ignoranti è già un buon passo avanti perché deriva dal fatto che si intuisce l’immensità, la profondità e l’altezza delle cose che non si conoscono.

Sul binomio ignoranza-conoscenza vi è uno sterminato numero di libri, di cui ognuno di noi dovrebbe leggerne almeno una piccola parte. Ed è proprio qui che casca l’asino: la lettura.
Qualcuno mi dice che ha cominciato “a leggere” sullo schermo. Pochi mi confermano di leggere la carta. Altri, che accedono ad una falsa lettura, ascoltano le voci degli audiolibri, che stanno diffondendosi in maniera notevole.
Non importa come si apprende ciò che esiste, importa che si apprenda.


Ma perché bisognerebbe avere conoscenze piuttosto che restare nell’ignoranza? Seconda domanda: perché, quindi, andare verso l’infelicità piuttosto che restare nella beatitudine di chi non sa?
La risposta è nella vita fisica, che è solo una, perché quando il corpo cessa, essa si esaurisce definitivamente. Anche se sopravvive lo spirito, che si immette nel mondo dell’energia e vive.


Qualcuno si chiede se lo spirito riesca a stare in collegamento con i viventi. Nessuno sa dare risposta al quesito, ma certo, interpretrando i pensatori, a cominciare dai presocratici ad oggi, si può intuire che lo spirito si possa collegare con i viventi attraverso la loro mente, chiamata anche intelletto.

Alle volte, alcuni di noi hanno la sensazione di ricevere un input o di fare qualcosa di irrazionale, ritenendo che sia stato l’istinto ad indurci a fare questo o quello. Forse è così, ma può anche darsi che abbiamo ricevuto un messaggio immateriale da qualche nostro caro parente che può mettersi così in contatto con noi.
Sarà vero? Non lo sappiamo e non pretendiamo di affermarlo. Restiamo nell’ignoranza!