Cronaca

Vaccino Covid, ecco come potrebbero cambiare i criteri e i turni

Con l’approvazione del vaccino di AztraZeneca da parte dell’Agenzia Italiana del farmaco (Aifa), sono tre i vaccini da oggi disponibili in Italia, ma l’indicazione per l’utilizzo preferenziale dai 18 ai 55 anni lascia spazio all’incertezza.

C’è infatti chi avrebbe preferito dalle agenzie regolatorie una posizione più netta rispetto a un vaccino per il quale i dati sulla fascia d’età superiore a 55 anni sono ancora pochi.

I tre vaccini attualmente disponibili sono inoltre molto diversi fra loro, sia per la tecnologia con cui sono stati ottenuti, sia nelle modalità di conservazione e nell’intervallo di tempo fra la prima dose e il richiamo.

E’ quindi una vera sfida, secondo gli esperti, riuscire a calibrare tutti questi aspetti all’interno della campagna di vaccinazione. “Nei soggetti sopra 55 anni i dati sono limitati e non è stato possibile definire esattamente se l’efficacia in questa popolazione sia uguale a quella degli adulti al di sotto di questa fascia d’età”, ha osservato il responsabile per i vaccini dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), Marco Cavaleri. Tuttavia, ha aggiunto “la risposta immunitaria che abbiamo visto anche negli anziani è molto simile a quella degli adulti, e quindi questo rassicura sul fatto che il vaccino sia protettivo anche negli anziani. Anche se non possiamo dire se questa protezione sarà magari leggermente inferiore che negli adulti”.

Per il fisico Giorgio Parisi, dell’Università Sapienza di Roma, sarebbe stato preferibile avere dall’Aifa una posizione più chiara, ossia un’approvazione solo per le età comprese fra 18 e 55 anni. anziché un’indicazione all’utilizzo preferenziale.

“Non si può lasciare la scelta alle autorità regionali”, ha osservato. In ogni caso, rispettare le indicazioni dell’Aifa sull’utilizzo preferenziale dai 18 ai 55 anni dovrebbe comportare, secondo Parisi, un grande sforzo nell’identificare le persone al di sotto di 55 anni che dovrebbero avere la precedenza nella vaccinazione. “Un criterio – ha detto il fisico – è individuare chi lavora a contatto con il pubblico. E poi bisognerebbe individuare le persone a rischio, come grandi obesi o persone che soffrono di malattie cardiovascolari o polmonari”.

L’arrivo del quarto vaccino, quello della Johnson & Johnson, potrebbe rendere le cose più semplici, in quanto prevede la somministrazione di una singola dose. Ma è in corso uno studio su un possibile richiamo, che potrebbe portare l’efficacia dall’attuale 66% a circa l’80%.

“Ogni vaccino è un po’ diverso: bisognerà capire bene come gestirli”, ha detto il fisico. Di sicuro, ha concluso, “è la prima volta che si troviamo ad affrontare una campagna vaccinale simile. Finora infatti – ha osservato – le campagne di vaccinazione si basavano su un unico vaccino”, come è accaduto per esempio per quella antipolio. L’obiettivo è però sempre lo stesso: raggiungere l’immunità di gregge, ossia la copertura vaccinale di una parte tale della popolazione che possa garantire che la malattia non si propaghi senza utilizzare alcuna precauzione. L’obiettivo intermedio, intanto, è arrivare alla protezione di gregge, ha detto ancora Parisi, ossia a “una situazione in cui l’epidemia si può bloccare con misure relativamente semplici, come l’uso della mascherina e l’igiene delle mani”.

Di conseguenza, ha concluso, “non dobbiamo abbassare la guardia, tanto più di fronte all’incognita delle nuove varianti del virus SarsCoV2. Sappiamo che il virus muta, ed è quindi fondamentale che vengano immunizzati il più velocemente possibile tutti i Paesi del mondo”.