Sanità

Variante inglese, gli esperti Davì e Cascio: “Lockdown eccessivo”

Varianti del Coronavirus, da quella inglese a quella brasiliana: preoccupazioni attualissime a carattere internazionale che stanno coinvolgendo la comunità scientifica da ogni confine del mondo, sollevando questioni molteplici circa la loro pericolosità, soprattutto in riferimento alla necessità di un lockdown generalizzato a difesa della salute collettiva.

Per tentare di chiarire la questione tutt’altro che definita, abbiamo chiesto l’autorevole parere di due medici infettivologi appartenenti alla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), rispettivamente il presidente regionale SIMIT Sicilia, dottore Antonio Davì, e il professore Antonio Cascio, componente in carica.

Dottore Davì e professore Cascio cosa potete dirci rispetto alla pericolosità della variante inglese? E’ auspicabile il ritorno a un lockdowm totale per contenere i picchi dell’epidemia?

PROFESSORE ANTONIO CASCIO: “Non dobbiamo preoccuparci eccessivamente della variante inglese, perché questa già circola verosimilmente da diverso tempo in Italia, una mutazione di poco conto fino a quando i sintomi clinici non si sono manifestati nella loro gravità. Sicuramente dobbiamo dire che si tratta di una variante più contagiosa, non tanto più virulenta, e che il pericolo reale consiste nella non piena possibilità di assistenza offerta dalle strutture ospedaliere. Mi spiego meglio: se disponiamo fisicamente di sei posti letto su dieci contagiati in contemporanea in terapia intensiva, è chiaro che quattro resteranno in barella e potranno andare incontro al decesso. Questi esiti fatali non sono improbabili, alla luce della scarsa disponibilità di un’assistenza ad personam, sebbene gli ospedali abbiano rinforzato l’offerta ospedaliera in tempi di pandemia. Riguardo al lockdown totale non ritengo giusto entrarvi alla fine della zona gialla, solo a causa della presenza delle varianti: ritengo molto più importante mantenere le norme di sicurezza, mascherina e distanza di sicurezza. Insomma, distruggeremo questo virus sicuramente, ma solo con comportamenti adeguati”.

DOTTORE ANTONIO DAVI’: “Concordo con il collega Cascio rispetto all’elevato tasso di contagiosità della variante inglese, si tratta di una variante di cui ancora però non abbiamo certezza rispetto al tasso di letalità, ovvero il numero di morti sul totale dei malati. E’ innegabile che si tratta di una variante che determina condizioni cliniche più impegnative, come una più grave insufficienza respiratoria, imponendo più frequenti ricoveri e ricorsi alla terapia intensiva, con una presenza media della variante, a livello nazionale, pari al 20%. Detto questo concordo con il collega Cascio per cui la presenza della variante sopracitata non può essere motivo di richiesta di un lockdown generalizzato italiano, ma bisogna operare con strategie mirate, costituendo zone rosse in aree più a rischio, con picchi riconosciuti delle varianti, come accaduto nelle Marche. Una soluzione ideale? Sicuramente velocizzare la vaccinazione per evitare che il virus si propaghi e diventi sempre più contagioso”.

Una situazione in itinere, quindi, da combattere attraverso differenti fronti, di natura terapeutica e preventiva, in un concorso di responsabilità collettiva: il rinforzo delle strutture assistenziali, il concreto ricorso alle buone prassi costituite dai comportamenti di protezione individuale e sociale, in primo luogo l’uso corretto delle mascherine e dell’igienizzazione, e, non per ultimo, l’adesione in massa alla campagna vaccinale.

Angela Ganci