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La storia di Vittorio Romeo di Messina, da youtuber a programmatore C++


Da Messina a Londra nel segno della passione per i videogiochi. Nato e cresciuto a Messina, Vittorio Romeo ha proseguito i suoi studi nella città siciliana. Parallelamente, ha coltivato la sua passione per i videogiochi fino a crearli.
L’occasione della vita arriva quando alcuni programmatori notano il suo canale YouTube con vari tutorial e lo invitano a Seattle per una conferenza. Aveva 19 anni.


“Ho fatto questo talk di un’ora e sono stato notato dalla Bloomberg. Hanno preso notizie su di me e mi hanno proposto di andare a lavorare da loro. Dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Informatiche, sono partito per Londra” ci ha raccontato l’ingegnere Romeo. Oggi lavora per la Bloomberg già da sei anni e ha le idee abbastanza chiare sul presente e sul mondo del lavoro in Italia.

Cosa non è stato facile del trovare occupazione a Messina o nel resto d’Italia?

“Non è impossibile trovare lavoro a Messina da programmatore. Il problema è che la tecnologia in cui sono specializzato, ossia il C++, è uno dei linguaggi di programmazione più complicati, ma anche più potenti e poco utilizzato in aziende di basso livello o con poche persone — si devono avere molte capacità, perché è molto facile utilizzarlo male. Le aziende che usano questo linguaggio hanno bisogno di persone con molta esperienza.
Durante il periodo in cui frequentavo l’università, ho lavorato a Messina come apprendista. L’azienda si occupava di fare lavoro su commissione. Niente di entusiasmante e eccitante per me. Non è come lavorare per una multinazionale con 4000 ingegneri.
Il secondo problema è lo stipendio, che a Messina è veramente basso rispetto a quello londinese, il quale – senza esagerare -può arrivare ad essere otto volte maggiore. In più a Londra vi è una pluralità di culture ed etnie che ti formano a livello caratteriale ed esperienziale”.

Sei riuscito a fare della tua passione per i videogiochi un lavoro. Cosa ti piace dei videogiochi? Ci giochi ancora nel tuo tempo libero?

“Il lavoro che faccio attualmente non è molto vicino ai videogiochi. Per Bloomberg nei primi tre anni mi sono occupato di infrastruttura ad alta performance di trading e smistamento dati all’interno della compagnia. Negli ultimi tre anni, sempre per Bloomberg, insegno dentro la compagnia l’utilizzo del linguaggio C++ e come scrivere un codice in maniera pulita e funzionale.
Nel tempo libero, mi piace dilettarmi nello sviluppo di videogiochi. Ho un progetto che da poco vendo online, ‘Open Hexagon’. I videogiochi restano sempre una grande passione. Ci gioco ancora adesso, soprattutto con gli amici della Sicilia. È diventato anche un modo per rimanere in contatto”.

Ad oggi partecipi anche in convegni come relatore: quali sono i consigli che daresti ai giovani italiani?

“Parlo annualmente a più conferenze, tranne per quest’ultimo anno a causa del Covid. Mi danno sempre possibilità di viaggiare e incontrare persone diverse dal vivo che è una cosa molto bella. Per quanto riguarda i consigli, ne avrei due a riguardo. Il primo è che non bisogna aver paura. C’è sempre qualcosa che puoi insegnare agli altri. Anche se credi di non aver concluso molto nella tua carriera ci sarà sempre qualche lezione che hai imparato, qualcosa che hai creato e che è tornata utile. Insegnare è un fantastico modo per imparare.
Il secondo consiglio è di partecipare a queste conferenze anche da spettatori perché il livello è generalmente alto e si impara davvero molto. La maggior parte di queste conferenze rendono disponibili i propri video su YouTube gratis”.

A breve uscirà il tuo libro: puoi anticiparci qualcosa?

“Il libro ‘Embracing Modern C++ Safely’ uscirà il 23 dicembre. L’ho scritto con alcuni colleghi. Il nostro obiettivo era creare un’enciclopedia del C++ moderno, un linguaggio che è in continua evoluzione. Abbiamo fatto un’analisi molto dettagliata di come gli aggiornamenti fatti al linguaggio hanno avuto impatto sulle varie compagnie ed aziende che hanno iniziato ad utilizzarli”.

Secondo te cosa potrebbe migliorare il mondo del lavoro in Italia?

“L’offerta dal punto di vista monetario e dei benefit è migliore all’estero rispetto all’Italia. Restare in patria quando si può avere un’offerta migliore altrove non ha alcun senso logico e razionale.
Secondo me il lavoro dei giovani deve essere un investimento del governo, con lo scopo di offrire un pacchetto migliore. Anche se inizialmente il governo potrebbe perderci, in seguito riuscirà ad avere un’occupazione incrementata dalla presenza di giovani. Si dovrebbe riuscire a creare condizioni ottimali in termini di benefit e tasse simile se non uguale a quelle presenti all’estero. Un’apertura in tal senso l’ho vista nella c.d. Legge dei cervelli”.

Se ci fosse un’occupazione lavorativa torneresti in Italia?

“Se l’offerta fosse pari a quella che ho a Londra, specificamente in Sicilia, probabilmente tornerei. Rispetto a Londra, avrei in più gli affetti come la famiglia e gli amici che sono davvero importanti. Ci sarebbe anche un lato negativo nel tornare. A Londra c’è un mix di culture, idee e prospettive diverse che non si trovano in posti come la Sicilia sfortunatamente”.

Qual è la tua posizione sul reddito di cittadinanza?

“Il reddito di cittadinanza è una di quelle proposte che su carta ha molto senso ed è una cosa molto positiva, ma in pratica non funziona. Ci vorrebbe un modo per verificare che il reddito di cittadinanza fosse fornito solo a chi ne ha veramente bisogno e che ha la buona volontà di utilizzarlo per cercare di mettersi di nuovo in gioco trovando un impiego”.

Vittorio Romeo oggi si sente realizzato?

“‘Realizzato’ è una parola grande. Per me quando si raggiunge un traguardo ce ne vuole sempre uno nuovo più difficile, più interessante. Da un certo punto di vista posso dire al 100% di essere soddisfatto dei miei traguardi ed essere felice di quello che ho realizzato fino adesso, ma sono ambizioso. Non mi sento arrivato, c’è ancora tanto che voglio fare”.

Ultima domanda, cosa sogni per te?

“Non ho un obiettivo fisso e collocabile nel tempo. Non penso sia una cosa realistica perché anche col passare del tempo e con l’esperienza che si ha, i sogni possono mutare. Mi piacerebbe riuscire a raggiungere l’indipendenza finanziaria, cioè essere capace di non dover lavorare ogni giorno per un’azienda o per qualcun altro, ma essere io indipendente e riuscire a finanziare ciò che voglio fare possibilmente tramite investimenti passivi o creando una mia azienda. Ciò mi garantirebbe avere più tempo per poter viaggiare, al fine di conoscere nuove culture di cui sono da sempre curioso”.

Sandy Sciuto