Agricoltura

I continui disagi nella Piana di Catania, l’irrigazione è una lotta quotidiana

“Ogni quando arriva l’acqua?”. Paolo Benfatto allarga le braccia. “A sorpresa”, dice. Lui e la sua famiglia gestiscono da anni un’azienda agricola nella piana di Catania. Producono carciofi, meloni e arance. “Certo che sono preoccupato per questa estate, come in tutte le estati degli ultimi anni, perché senza acqua siamo rovinati”. Eppure, a pochi chilometri di distanza da qui di acqua ce n’è in abbondanza. Il grande lago artificiale di Lentini è quasi pieno: a giugno c’erano 100 milioni di metri cubi di oro blu. Quasi del tutto inutilizzato, lasciato ad evaporare perché funziona una sola pompa di sollevamento. Va così da anni, ma non si è stati capaci di invertire la rotta. E centinaia di piccoli e medi agricoltori si devono arrangiare come possono, sperare che i pozzi privati non esauriscano le falde acquifere, o che il Consorzio  di bonifica immetta sufficiente acqua nei canali di scolo dove si fa a gara a chi si rifornisce prima.

Piana di Catania, le difficoltà degli agricoltori

In contrada Perreri a Ramacca, dove i Benfatto hanno la proprietà, le condotte del Consorzio di bonifica di Catania non sono più utilizzabili da anni. “Marce, tutte marce”, sottolinea Paolo. Ad emblema della situazione un grande gelso svetta sulla piana riarsa, è lì da 40 anni ed è nato proprio in mezzo a una vecchia condotta ridotta a pezzi. A circa un chilometro di distanza c’è un canale di scolo. L’acqua, senza una turnazione e senza preavviso, viene immessa qui. E arriva a destinazione grazie a pompe di sollevamento e una rete di tubi realizzate privatamente.

A qualche chilometro di distanza, in contrada Cuticchi, Teresa Corallo e il marito Enzo Nigido guardano il livello dell’acqua del loro invaso artificiale ridursi di giorno in giorno. Anche qui le condotte del Consorzio sono un ricordo. E quando l’acqua viene immessa nei canali di scolo non sempre si arriva a tirarla su. “Siamo in una zona a valle rispetto a tanti altri proprietari che quindi arrivano prima di noi”. Teresa ed Enzo negli anni hanno scavato un pozzo all’interno della loro proprietà e costruito due invasi, ma uno dei due non si riempie ormai da anni. “Tiriamo su l’acqua dal pozzo ormai da un mese, perché dobbiamo irrigare le produzioni di meloni e arance, ma non so ancora per quanto tempo durerà”, dicono preoccupati in vista delle settimane che verranno. La raccolta dei meloni è in corso, mentre la temperatura, alle 8 del mattino, è già di 39 gradi. “Alcune produzioni andranno in raccolta tra fine agosto e settembre, sono quelle che in estate hanno bisogno di più acqua”.

Il Pnrr e i consorzi di bonifica  

A fare arrabbiare i produttori sono soprattutto le occasioni perse, come quella del Pnrr. Tra i 31 progetti bocciati due anni fa dal ministero delle Politiche agricole ce n’erano cinque del Consorzio di bonifica di Catania, che avrebbero potuto incidere proprio su quest’area. “Ora pare che se ne stia recuperando almeno uno – spiega Teresa Corallo – ma prendendo risorse dal Fondo di solidarietà, togliendoli quindi a scuole e strade”.

Quello di riformare i Consorzi di bonifica è un obiettivo che la politica a parole sostiene da anni. A giugno la giunta regionale guidata da Renato Schifani ha approvato il disegno di legge di riforma dei Consorzi di bonifica e dell’intero sistema dell’irrigazione in Sicilia. Tra le altre cose prevede la riduzione da 13 a 4 enti, una revisione del sistema tariffario e di finanziamento, e il coinvolgimento dei produttori che nomineranno alcuni componenti del cda. La nuova legge dovrà adesso passare al vaglio dell’Ars. Per i produttori della piana di Catania è un’altra estate di sofferenza.