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Bagheria tra rinascita e resilienza, il sindaco Tripoli: “Potrebbe diventare polo logistico”

La manovra finanziaria regionale attende adesso l’approvazione dell’Assemblea Regionale Siciliana ed i comuni hanno approvato, o si apprestano a varare il bilancio previsionale. Il Comune di Bagheria, cittadina di oltre cinquantamila abitanti – sulla carta, forse oltre 65.000 tra gli abitanti di fatto privi di residenza – ha da qualche giorno approvato il proprio documento unico di programmazione (DUP), il bilancio previsionale ed il bilancio consolidato.

Al fianco di questa gestione programmata dei fondi comunali c’é però anche uno strumento straordinario come il PNRR. Abbiamo parlato della amministrazione ordinaria e straordinaria, quindi delle opportunità che offre il PNRR ai comuni, con il sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, utilizzando come modello la “città delle ville” che sta realizzando vari interventi mediante le diverse opportunità economico finanziarie a disposizione dei comuni.

Eletto con una coalizione di liste civiche, di estrazione popolare e democristiana, tesserato Italia Viva con modelli ispiratori come Moro e Sturzo, il sindaco di Bagheria ha concesso una intervista esclusiva al Quotidiano di Sicilia per esporre il punto di vista dell’amministratore comunale in materia di progettazione ed investimenti sul territorio.

All’approvazione del DUP in Consiglio comunale ha dichiarato che “diverse saranno le opere che si realizzeranno in questi mesi”; Cosa ritiene di poter navigare in porto nei pochi mesi che mancano alle prossime elezioni?

A breve uscirà una gara per circa mille loculi che verranno realizzati nell’area che abbiamo ampliato all’interno del cimitero. Quando siamo arrivati, nel 2019, c’era una situazione abbastanza particolare che abbiamo riportato alla normalità, sia per quanto riguarda la pulizia e la cura dell’area cimiteriale che per l’abbattimento delle liste d’attesa per la tumulazione dei defunti. Adesso, con la realizzazione di nuovi 800-1.000 loculi porremo fine alle liste d’attesa per le tumulazioni. Questa è una cosa di cui vado fiero, ma c’é anche la ripresa dei lavori di completamento dei Piani di Inserimento Produttivo (PIP), le cosiddette aree artigianali, che sono rimaste bloccate per dodici anni, ed entro giugno 2024 completeremo le opere di urbanizzazione primarie.

Stavo appunto per chiederle quali sono gli investimenti strategici che ritiene di maggiore orgoglio per la sua amministrazione, ma anche quali di questi hanno trovato copertura finanziaria nei fondi del PNRR.

Il completamento delle aree artigianali sono a totale copertura del bilancio comunale, per un importo di 1,7 milioni di euro, mentre 4,7 milioni di euro erano di un finanziamento ricevuto dal Comune negli anni duemila, quindi una cosa molto vecchia, ed anche il cimitero si realizza con copertura comunale, mentre con il PNRR c’é la riqualificazione dell’area e la realizzazione dello stadio nella frazione marinara di Aspra – e penso che entro aprile inizieranno i lavori – e la riqualificazione dell’ex Mulino Cuffaro e della ex Sicilcalce dei quali abbiamo acquisito la proprietà, sempre a valere sul PNRR ci sarà la riqualificazione di Villa San Cataldo, che se pur della Città Metropolitana è data in concessione al Comune, realizzeremo anche un asilo comunale in zona Santa Marina, una palestra per la scuola Emanuela Loi, riqualificheremo un immobile confiscato alla mafia in cui realizzeremo il “dopo di noi” – un centro di aggregazione per ragazzi diversamente abili perché possano essere seguiti appunto “dopo i genitori” – ed infine ci sono alcune misure che non erano previste come PNRR ma che a seguito di una circolare nazionale rientrano adesso tutte sui fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tra questi, ad esempio, un progetto presentato prima della pandemia sulla rigenerazione urbana pari a dieci milioni di euro, che ci avevano finanziato dalla Comunità europea e che sono state inserite tutte nel PNRR.

Tra le opere cui ha fatto riferimento c’è la realizzazione dell’impianto sportivo polivalente di Aspra (frazione di Bagheria) che potrà attrarre anche associazioni sportive da Palermo, quindi la sua città punta a competere anche sullo sport nell’hinterland palermitano?

Intanto su Bagheria stiamo riqualificando tre impianti sportivi: lo stadio di Bagheria, che stiamo riqualificando in parte con un mutuo che abbiamo acceso con il Credito sportivo ad interessi zero pari a circa 1,7 milioni di euro erogati,ed in parte – se non erro con importo di circa 2,2 milioni – con fondi PNRR; lo stadio di Aspra viene riqualificato interamente con i fondi del PNRR per un importo di circa otto milioni di euro; con fondi che non riguardano il PNRR stiamo riqualificando il bocciodromo che dagli anni ’90 è affidato ad una associazione bocciofila. Non c’è dubbio che proviamo a competere sullo sport con la provincia, ma vorremmo anche diventare un punto di riferimento anche per società sportive non bagheresi, quindi è questione prioritaria la realizzazione degli impianti sportivi.

Una cittadina così grande, e per molti aspetti strategica, beneficia o viene penalizzata da questa estrema vicinanza con il capoluogo di regione?

Bagheria è capo distretto, e quindi conta anche un bacino di utenza di circa 126.000 abitanti. Credo che la vicinanza a Palermo ci ponga alcune criticità. Se non fossimo vicini a Palermo saremmo sicuramente capoluogo di provincia: Agrigento e Trapani hanno gli stessi abitanti di Bagheria, Enna ne ha anche meno, quindi la vicinanza a Palermo in qualche modo ci penalizza. Di fatto, però, negli anni ’80 è stata una opportunità. Da Palermo si spostavano a Bagheria per acquistare casa beneficiando di un mercato immobiliare molto più competitivo rispetto al capoluogo, e questo ci ha consentito di crescere. Bisogna comunque vedere gli aspetti positivi, ed io credo che dobbiamo cercare di sfruttare al meglio quelli che possono essere i vantaggi del trovarsi così vicini a Palermo, ad appena dodici chilometri. Chiaro che nel tempo Bagheria ha in parte perso la propria identità culturale, perché prima era un paese con la sua identità ed oggi è una città “ampliata” dove non sono tutti bagheresi di origine, quindi si adatta a come cambia la sua componente sociale. Bagheria è cambiata, radicalmente, in circa quindi o venti anni.

Di Bagheria in passato si è parlato per temi poco edificanti, avete infatti un lungo elenco di beni confiscati alla mafia, e sul piano politico, a livello nazionale, l’attenzione è stata posta sulla città per una specifica persona; Cosa ritiene stia cambiando e come immagina la percezione di Bagheria nei prossimi anni?

Bagheria è stata sicuramente una città di mafia. Basta guardare la storia, le intercettazioni nelle varie indagini antimafia, e tutto il resto. Così come tante, tantissime altre città del sud ed in particolare siciliane. Possiamo dire che Bagheria all’interno della geografia mafiosa ha avuto un ruolo importante. Grazie al lavoro delle Forze dell’ordine, della magistratura, ma grazie anche al lavoro fatto dalla scuola, soprattutto dopo – purtroppo – le stragi di mafia, è cambiata notevolmente la mentalità e credo che la Bagheria del 2023 è completamente diversa dalla Bagheria degli anni duemila così come è completamente diversa dalla Bagheria degli anni ’80. Perché, non soltanto grazie alle operazioni di repressione e di prevenzione, di fatto, tutte le famiglie delle organizzazioni mafiose bagheresi sono state sconquassate e praticamente annientate, ma grazie al lavoro della scuola c’è stato un grande cambiamento in quello che era il sentimento della gente nei confronti della mafia ed anche uno stravolgimento di alcuni atteggiamenti mafiosi un tempo diffusi.

La cultura mafiosa permeava, non soltanto i componenti dell’organizzazione mafiosa ma anche il vivere comune, come in quasi tutti i comuni del sud Italia, condizionando culturalmente la popolazione. Se oggi a Bagheria non c’é alcun problema nel denunciare eventuali richieste di “pizzo”, questo è un cambiamento culturale notevole, dovuto alle Forze dell’ordine, alla magistratura, alla scuola e, penso, anche alla politica che nel tempo ha cambiato visione e anch’essa si è emancipata da quello che di fatto era un retaggio socio-culturale che nella nostra regione era abbastanza evidente dal ’48 in poi. Bagheria è oggi città delle ville, del gusto, settore terziario e potrebbe diventare un polo logistico, negli anni a venire, tra il porto turistico di Palermo ed il porto commerciale di Termini Imerese. Secondo me, trovandosi Bagheria al centro, potrebbe diventare un polo della logistica su cui lavorare.

Credo che ci siano aspetti positivi legati al turismo enogastronomico ed al turismo in generale, alle attività di ristorazione e recettive – noi non abbiamo alberghi ma abbiamo molti B&B – ed a questo abbiamo legato un “polo della musica” con ad esempio solo l’anno scorso dodici concerti in una buona commistione tra intervento pubblico e privato. Quindi una serie di aspetti che inducono a vedere Bagheria per il futuro sotto un’ottica decisamente positiva. Rimanendo con i piedi per terra, credo in una buona proiezione tra Palermo, Termini Imerese come porto commerciale e la città turistica di Cefalù.

La giunta regionale ha varato una manovra finanziaria con interessanti aspetti legati al miglioramento della gestione nelle amministrazioni comunali, dall’ampliamento di quota e miglioramento della tempistica per i trasferimenti di parte corrente ai comuni fino ad interventi economici adesso varati in sostegno dei comuni non ancora indietro sull’abbattimento delle barriere architettoniche; questa attività regionale come si traduce in termini pratici nell’amministrazione di un Comune?

Intanto dobbiamo vedere se la finanziaria non verrà impugnata. Quindi, prima di esprimermi sulla finanziaria regionale aspetterei il passaggio nazionale. Perché in questi ultimi anni, è accaduto molte volte, che la finanziaria regionale è stata impugnata in molte parti e quindi si è poi tornati indietro, e per questo aspetterei un po’. Io penso che i comuni siano più di altro il primo punto di riferimento dei cittadini; meno lo sono la Regione, la Città Metropolitana – che ad oggi e da dodici anni è bloccata perché nelle province non si va a votare – e ancora meno, più lontano, viene percepito il governo nazionale. Secondo me, sia il governo nazionale che il governo regionale, per una questione di intelligenza politica, dovrebbero investire molto di più sui comuni; perché più i comuni sono in grado di offrire servizi efficaci ed efficienti e meno problemi hanno le regioni ed il governo nazionale.

Devo dire che le misure del PNRR sono andate in qualche modo in questa direzione, perché poche sono state quelle misure che sono passate dalla intermediazione della Regione o della Città metropolitana. Il percorso è stato direttamente dall’Europa al governo nazionale e da lì le misure rivolte ai comuni. Se questi fondi del PNRR riuscissimo, tutti i comuni, a spenderli utilizzandoli per realizzare opere di riqualificazione del nostro territorio, sarebbe un’occasione importante per i comuni siciliani e non solo, con queste che ritengo essere un genere di misure che non capitavano da tantissimo tempo. Il tema riguarda però la realizzazione di opere che i comuni siano in grado di gestire – perché se realizzi un’opera che poi non mantieni non hai fatto nulla – e soprattutto che nei comuni piccoli non sempre hanno quel numero di dipendenti necessario che gli consente di sviluppare progettazione e realizzazione di tutto.

Il Comune di Bagheria è riuscita a sostenere per intero la progettazione oppure avete affidato, come altri comuni, ad Invitalia la fase dello sviluppo di progetto?

Per noi è stato un mix: alcuni progetti li abbiamo fatti noi, sia definitivo che esecutivo, e poi abbiamo appaltato i lavori, ed in altri casi abbiamo realizzato il progetto definitivo e poi abbiamo mandato in appalto integrato la progettazione esecutiva e la realizzazione delle opere; fattispecie prevista dal PNRR. Lo abbiamo fatto con i piani integrati attraverso Invitalia, quando lo abbiamo fatto all’interno del Comune abbiamo in alcuni casi abbiamo avviato mediante Invitalia ed altre invece ha fatto direttamente il Comune la gara attraverso l’appalto integrato.

Il PNRR è obiettivamente un’occasione, e per chi sostiene che l’Unione europea non serve dico che in realtà non è così. L’Europa serve, probabilmente dovrebbe essere organizzata meglio ma il PNRR è un’evidenza della sua utilità.

Lei amministra dal 2019, quindi dopo l’elezione si è trovato ad affrontare la pandemia con il suo lockdown e successive zone rosse con tutte le limitazioni di operatività e mobilità, successivamente ha avuto in qualità di sindaco tutte le opportunità offerte dal PNRR; il suo mandato è stato caratterizzato più dalle difficoltà amministrative per la pandemia o dai vantaggi offerti mediante il PNRR ai progetti che intendevate realizzare?

La pandemia è stato un evento assolutamente imprevisto e particolare da gestire, perché è stata una cosa del tutto nuova per tutti e dovendo gestire una città con sessantamila abitanti in piena pandemia non è stato semplice. Abbiamo avuto cittadini bagheresi deceduti a causa del Covid-19, ed è quindi un evento eccezionale che mai nessun sindaco si aspetta. Se mi avessero detto nel 2019 che avrei dovuto gestire il comune con una pandemia non ci avrei mai creduto, perché non si è mai verificata una cosa del genere e con queste proporzioni. Poi ci sono state le misure del PNRR. Io penso che i fondi ai comuni, anche se non ci fosse stato il PNRR, anche se in misura ridotta, probabilmente sarebbero arrivati ugualmente. Magari sotto altre forme ed altre misure. Il PNRR ha snellito in certi casi le procedure, e questo è per i comuni sicuramente un fatto positivo. Un aspetto commisurato al fatto che i fondi vanno spesi entro una certa data, quindi per forza di cosa si sono dovute snellire le procedure. Penso che se non ci fosse stata la pandemia sarebbe stato comunque meglio anche per il resto dell’aspetto amministrativo. Avremmo avuto la possibilità di gestire in via ordinaria quegli anni, probabilmente con qualcosa in meno per i fondi europei, ma senza avere la pandemia che è stata devastante sia per il numero di vittime ma anche dal punto di vista psicologico per i cittadini. Perché alcuni effetti della pandemia, e del lockdown, soprattutto tra le fasce sociali più fragili, li stiamo vedendo adesso a distanza di mesi. Io ho l’elenco delle opere che stiamo realizzando, dei progetti che abbiamo presentato, ed una buona parte di quei progetti l’avrei comunque realizzata, anche senza il PNRR. Qualche opera no, ma una buona parte si.

Lei intende candidarsi per un secondo mandato?

Si, me lo hanno chiesto. La coalizione me lo ha chiesto, ed io mi ricandido nuovamente con una coalizione civica.