Catania

“La scuola deve restare aperta se no i ragazzi vanno in strada”

CATANIA – Ferve l’organizzazione all’interno degli istituti scolastici. In attesa di comprendere quando effettivamente ripartiranno le lezioni dopo la lunga pausa natalizia, si lavora nelle scuole per essere pronti. Di fronte alla quarta ondata, con la variante Omicron che sta contagiando buona parte della popolazione, resta il nodo scuola, sciolto dal presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso della conferenza stampa di lunedì pomeriggio ma ancora regno dell’incertezza.

C’è chi, tra docenti, dirigenti e genitori, chiede la didattica a distanza e chi, al contrario, preme per la presenza, sposando la posizione del Governo. Come Giuseppina Montella, dirigente scolastico dell’Istituto Cannizzaro di Catania che accoglie la notizia della scuola in presenza con favore. “Sono d’accordo con la linea presa dal Governo nazionale – afferma. La scuola non è solo un’esperienza didattica, ma sociale e formativa, ed occorre garantirla in tutti i modi”.

Montella fa presente come la sua scuola, un istituto superiore, abbia numeri molto contenuti, per quanto riguarda i contagi, e numeri molto elevati dal punto di vista delle vaccinazioni: “Il 90% dei docenti ha almeno due dosi – dice – e, nel corso dell’anno, è stato necessario sospendere soltanto un docente non vaccinato. Anche la popolazione scolastica è abbastanza protetta – prosegue: tra gli studenti, circa il 35% è vaccinato”, e altri ancora, continua, stanno completando il ciclo per avere il Super green pass. “Di fronte a questa situazione – sottolinea – è chiaro come sia possibile, anzi necessario, frequentare la scuola in presenza”.

Una classe docente prevalentemente immunizzata, una classe studentesca attenta e comunque anche questa in parte immunizzata, e a oggi solo tre contagi tra il personale (tutti senza sintoni o con sintomi lievi). Al Cannizzaro, dunque, la situazione è abbastanza tranquilla. “Ripeto – continua Montella – il mio è un istituto superiore, quindi anche gli studenti sono vaccinati, a differenza delle scuole primarie, ma credo che in generale occorre mantenere la scuola in presenza anche perché, la circolare numero 11, ci permette di intervenire in caso di contagio”.

Secondo la dirigente, dunque, la circolare 11 chiarisce come comportarsi e dà precise indicazioni in base allo stato delle vaccinazioni: si procede con la Dad o con la didattica integrata solo in base allo stato vaccinale della classe, che cambia di volta in volta. “Se c’è un positivo o due – spiega ancora la dirigente – la classe non va in Dad. Restano a casa solo i non vaccinati e i contagiati; gli altri restano in presenza. Si va in Dad solo con 3 contagiati e si torna in presenza soltanto dopo che tutti gli studenti si sono sottoposti a tampone. La ratio del governo – continua la preside – che io condivido è che, se non si va a scuola si va altrove, per strada, nei negozi, nei centri commerciali che sono aperti. Non si concretizza un’attività didattica in Dad e non si risolve affatto la situazione dei contagi. La scuola deve essere aperta – incalza: va differenziata l’offerta in base alle varie situazioni, esattamente come prevede il governo. I ragazzi rispetto allo scorso anno sono più sereni”.

Quanto ai genitori, alcuni preoccupati, altri allarmati dalla chiusura delle scuole, la docente non ha dubbi: “Vogliono solo essere rassicurati – dice – anche perché i media stanno martellando con la diffusione dei contagi, ma situazione non è quella dello scorso anno e le vaccinazioni funzionano”.

Insomma, la scuola in presenza non costituisce un problema, secondo Giuseppina Montella, che però chiede al Governo – a tutti i livelli – di potenziate i presidi per effettuare controlli e contenere l’eventuale diffusione dei contagi. “A tutti gli organi competenti chiedo che si mettano le scuole nelle condizioni di controllare la salute della popolazione, fornendo, per esempio, i tamponi da poter effettuare i test, o inviando medici per effettuare screening all’interno delle scuole. Insomma, bisogna aumentare i controlli per facilitare il ritorno a una vita normale. E lo Stato che deve garantire la possibilità di frequentare: dandoci anche le mascherine Ffp2. In questo momento abbiamo solo le chirurgiche. Mancano poi gli investimenti strutturali: dobbiamo passare velocemente dall’emergenza alla programmazione – conclude – effettuando interventi di manutenzione degli edifici”.