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Continua a crescere la raccolta di plasma, sempre più vicino l’obiettivo per il 2021

in collaborazione con ITALPRESS

ROMA – Continua a crescere la raccolta di plasma in Italia, che nel 2019 ha fatto segnare un +1,4% rispetto all’anno precedente con 856 mila chilogrammi contro 844 mila. Lo certificano i dati del Centro nazionale sangue, secondo cui la raccolta è stata superiore a quanto previsto dal Programma nazionale plasma, che detta il percorso per avvicinarsi maggiormente all’indipendenza strategica dal mercato nordamericano, su cui vengono reperiti i farmaci che non riusciamo a produrre da soli.

Il plasma è un componente fondamentale del sangue, che viene utilizzato per produrre farmaci salvavita. Il Programma nazionale, che scadrà nel 2021, prevede che ogni Regione aumenti la propria raccolta in una misura compatibile con le proprie possibilità, con l’obiettivo di avvicinare il Paese il più possibile all’autosufficienza, che ora viene garantita al 70-90%, a seconda del la disponibilità dei singoli plasmaderivati.

Contrariamente all’anno precedente nessuna Regione ha raccolto meno dell’80% di quanto programmato, con solo Basilicata, Valle D’Aosta e Calabria sotto il 90%. Le Regioni in cui si dona più plasma sono le Marche, il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna, che superano i 20 chilogrammi ogni mille abitanti. Più distanti invece la Calabria, la Campania e il Lazio, con le ultime due che però hanno aumentato la raccolta superando quanto previsto dal Programma. “I risultati ottenuti dal sistema italiano – ha commentato Giancarlo Maria Liumbruno – che a differenza di quelli di Paesi come Usa e Germania anche per il plasma si basa sulla donazione totalmente volontaria e non remunerata, sono notevoli. Essi ci permettono di garantire più del 70% del fabbisogno per tutti i plasmaderivati necessari ai pazienti italiani. Per arrivare agli obiettivi del Piano dovremmo raggiungere gli 860 mila kg entro il 2021, uno sforzo che è alla portata del sistema sangue italiano. Se in ogni centro di raccolta si facessero tre donazioni di plasma in più a settimana, in un anno si aumenterebbe la raccolta del plasma di oltre 20 mila chilogrammi. Inoltre, i nostri risultati sono ottenuti con 2,1 donazioni di plasma in media l’anno per ogni donatore che effettua questo tipo di donazioni, una cifra largamente inferiore a quella di altri Paesi”.

La strategia adottata in Italia si basa sulla promozione della donazione di plasma e non sullo sfruttamento intensivo dei donatori. A questo proposito il Civis (che rappresenta un milione e settecentomila donatori italiani) e il Cns hanno condiviso le loro preoccupazioni recentemente anche con l’Edqm (European directorate for the quality of medicines), manifestando la loro contrarietà ad aumentare il numero minimo di donazioni di plasma raccomandate in Europa da 33 attuali a sessanta. “L’eventuale aumento di quantità di plasma raccolto – ha affermato Aldo Ozino Caligaris, portavoce del Civis – deve provenire dall’acquisizione di nuovi donatori o di modulazione dell’indice di donazione, senza dover aumentare il numero totale di donazioni per singolo secondo criteri eccessivamente intensivi, che andrebbero a incidere eccessivamente sulla sottrazione di nutrienti fondamentali a ogni donatore”.

Il prelievo del plasma è effettuato tramite un’apparecchiatura (separatore cellulare) che immediatamente separa la parte corpuscolata dalla componente liquida, raccolta in una sacca di circa 600-700 millilitri. La parte corpuscolata viene reinfusa nel donatore. Il volume di liquido che si sottrae con la donazione viene ricostituito grazie a meccanismi naturali di recupero, l’infusione di soluzione fisiologica e l’assunzione di liquidi. Il plasma serve poi a produrre medicinali salvavita, i cosiddetti plasmaderivati come l’albumina o le immunoglobuline o i fattori della coagulazione, utilizzati per terapie salvavita.