Ambiente

Lockdown, a Palermo e Catania inquinamento ridotto del 60%

PALERMO – Negli agglomerati urbani della Sicilia, in particolare a Palermo e Catania, città nel mirino dell’Unione europea a causa dell’inquinamento, il lockdown ha portato, è proprio il caso di dirlo, una ventata di aria fresca. Dai dati di Arpa Sicilia, che abbiamo anticipato nell’inchiesta pubblicata martedì 14 aprile, emerge come a partire dalla fine di febbraio tutti i livelli dei principali “veleni” che appestano l’atmosfera siciliana sono diminuiti sensibilmente, grazie alla netta riduzione del traffico veicolare conseguente alle misure per contenere la diffusione del Covid-19.

L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, in un ampio monitoraggio pubblicato lo scorso venerdì, evidenzia come a ridursi maggiormente siano state le concentrazioni di ossidi di azoto (NOx) e benzene, addirittura di oltre il 60% nel Capoluogo di Regione e nella Città dell’Elefante. Questo perché si tratta di sostanze nocive prodotte dai gas di scarico di auto e moto, veicoli che in Sicilia sono tanti (solo quelli a quattro ruote 3,3 milioni secondo Autopromotec-Aci) e peraltro “vecchi”, con la fascia più inquinante (tra Euro zero ed Euro 3) che rappresenta il 50% del totale.

Per l’ozono purtroppo non sono stati fatti grandi progressi, mentre un altro “veleno” di cui le misure restrittive anti-covid ci hanno parzialmente liberato è il particolato, a causa del quale la nostra regione è coinvolta nella procedura 2014/2147 aperta dalla Commissione europea per la concentrazione “fuorilegge” presente nell’aria isolana. In realtà, in questo caso, la riduzione è più modesta, anche perché come spiega l’Arpa “la sua presenza in aria dipende solo per il 10% dal traffico stradale come media regionale”. A Catania e Priolo, comunque, Pm10 e Pm2,5 sono andati giù tra il 10 e il 20% in media. “Le altre due stazioni delle Aree Industriali SR-Verga, all’interno del tessuto urbano di Siracusa, e Porto Empedocle, fuori dal tessuto urbano – si legge nel rapporto Arpa – hanno un comportamento analogo con una riduzione superiore al 20% per il PM10”.

Occorre, però, tenere presente la distinzione tra centri cittadini, dove appunto si registra il drastico calo dello smog, e le zone industriali (su tutte il cosiddetto “Quadrilatero della morte” che comprende Siracusa, Augusta, Priolo e Melilli). In quest’ultimo caso gioca a sfavore della qualità dell’aria la presenza dell’industria pesante, che continua a “molestare” la popolazione con odori nauseabondi, come dimostrano i picchi di segnalazioni registrati dalla stessa Arpa Sicilia tramite l’app “Nose”.

Tra il 25 e il 26 marzo, per esempio, ben 75 “denunce” di cattivi odori sono arrivate dagli abitanti di Priolo con idrocarburi, zolfo e solventi tra i lezzi più percepiti, causa di diversi malesseri come mal di testa, difficoltà di respiro e bruciore alla gola. Altre 63 segnalazioni sono arrivate da Melilli, tra l’1 e il 4 aprile, con i cittadini che hanno avvertito “un continuo e costante malessere dovuto alla cattiva qualità dell’aria presente in città”, scrive l’Agenzia regionale.

“Le riduzioni percentuali ricavate per le stazioni delle aree industriali – afferma l’Agenzia regionale – risultano mediamente in linea con le riduzioni della percentuale di NOx, pur rivelando alcune differenze nell’andamento medio orario. In particolare la stazione Augusta – Marcellino, che risente in modo significativo degli impianti presenti nell’Aerca di Siracusa, rileva dei picchi di benzene anche nel periodo in cui sono state adottate le misure più restrittive”. Per alcuni siciliani, insomma, questo periodo di restrizioni e sacrifici non ha portato nemmeno la consolazione di un’aria più pulita.