Catania

Fake news tra guerra in Ucraina e Covid, come riconoscere il “falsa-mente vero”

Fake news e disinformazione in Italia e nel resto del mondo. Quali sono le cause? Come riconoscere una notizia vera da una falsa? Oggi a Catania, all’istituto G. B. Vaccarini, un tavolo di lavoro per discutere del tema anche con gli studenti Erasmus. 

A intervenire anche due giornaliste siciliane: Melania Tanteri del “Quotidiano di Sicilia” e Carmen Greco de “La Sicilia”. Durante l’evento di oggi, curato dalla professoressa Pina Arena, diversi studenti – Erasmus e non – hanno approfittato per rivolgere delle domande alle professioniste.

Tra i temi che hanno suscitato maggiore interesse, la funzione dei media nella guerra in Ucraina e la “rielaborazione” delle notizie sui giornali online.

“Falsa-mente vero”, la mistificazione della realtà che i lettori apprezzano

“Falsa-mente vero”, questo il titolo dell’incontro. Perché oggi l’informazione è sempre più “social” e talvolta risulta difficile distinguere il vero dal falso. Una mistificazione della realtà di cui il pubblico di lettori si lamenta, accettandola però di buon grado.

“La disinformazione è una torta da dividere. Non è causata soltanto dai giornalisti o dai social, ma anche dalla disponibilità del pubblico a ricevere informazioni scorrette“, spiega Melania Tanteri.

Un atteggiamento che rischia – in un settore dove le visualizzazioni dei contenuti su internet fanno da padrone e i cittadini non sono più disposti a pagare per essere correttamente informati – di destituire il giornalismo dal suo ruolo: bloccare la deriva della società offrendo gli strumenti per interpretare la realtà.

Tuttavia, addebitare all’informazione online la causa primaria della cattiva informazione potrebbe essere un errore: “Sin dall’epoca di Costantino abbiamo testimonianza di disinformazione – continua Tanteri -. E la stessa diventa principale strumento politico. Per assicurare soldi, potere e visibilità alla classe dirigente”.

Come riconoscere le fake news e il buon giornalismo

Allora, come distinguere una fake news? “Esistono delle banche date online consultabili per verificare la correttezza delle notizie, come bufale.net – suggerisce Carmen Greco -. E poi occorre affidarsi alle testate giornalistiche che nel tempo abbiano mantenuto un minimo di autorevolezza, nonostante siano tutte ormai inquinate. Così come guardare le firme dei giornalisti. Perché non sono tutte uguali e questo va riconosciuto”.

Anche le modalità di navigazione sul web possono influenzare i risultati di ricerca, visto che Google riconosce i nostri interessi e ci suggerisce principalmente ciò che è a noi affine.

Le regole del “buon giornalismo” sono, secondo Melania Tanteri, correttezza, continenza e tempestività. E quelle prettamente deontologiche riguardanti il rispetto della privacy di minori e vittime di violenza troppo spesso violata.

Le responsabilità del giornalista non si esauriscono qui. Perché tutto il comparto dell’informazione ha pure il compito di frenare le derive linguistiche: “Invece ormai si prendono le parole più utilizzate sul web e si utilizzano per incrementare le visualizzazioni – fa sapere Tanteri -. Così come si diffondono le dichiarazioni più forti e violente per intercettare l’attenzione dei lettori, come accaduto durante la campagna elettorale di Matteo Salvini. Invece è possibile smorzare i toni, fare da filtro e non riportare in modo diretto i contenuti troppo duri”.

“Se il Testo unico dei Giornalisti sancisce la libertà di informazione e opinione, è necessario che i giornalisti non facciano trapelare la loro opinione all’interno dei servizi, a eccezione degli editoriali – aggiunge Carmen Greco – proprio per far sì che il lettore possa farsene una propria. E che verifichino le notizie, raccontando ciò che si vede direttamente. Se gli editori dovessero cambiare i contenuti, il giornalista potrebbe sempre ribellarsi e togliere la propria firma”.

La disinformazione oggi: dal Covid al vaccino

A essere oggetto di mistificazione sono per lo più i temi più “caldi” di cronaca. Dal 2020, in Italia i principali sono tre: il Covid, il vaccino e la guerra in Ucraina.

“A gennaio del 2020 le notizie sul virus si sono moltiplicate. Si è passati dal dire che il Covid fosse esclusivamente in Cina, al fatto che fosse qui in Italia e nel resto del mondo – suggerisce la giornalista del QdS -. Poi è arrivato il vaccino e la campagna di disinformazione su AstraZeneca e sulle presunti morti correlate ne ha causato l’esclusione. Il compito dei giornalisti dovrebbe essere allora quello di cercare di riportare le informazioni più realistiche possibili e soltanto quelle certificate”.

Ma non sempre le redazioni giornalistiche danno modo a chi lavora di verificarle, preferendo la quantità e la velocità – che assicurano maggiore traffico sui siti web – alla qualità: “Internet è un po’ come un grande ristorante dove ognuno può scegliere la propria pietanza. Ma quando si tratta di notizie, serve tempo per verificarle. Meglio attendere prima della loro pubblicazione, e fornire successivamente un contenuto preciso e completo, piuttosto che utilizzare ciò che giunge dal web senza verificarlo”, consiglia Greco a chi si occupa di informazione.

La guerra in Ucraina, il sanguinoso conflitto mediatico

La guerra in Ucraina resta quella mediaticamente più forte della storia recente. La notizia che suscita clamore non è certamente l’esistenza di una guerra nel mondo – perché ne esistono sempre diverse di cui troppo poco si parla – ma la presenza di una guerra in Europa.

“È una guerra mediatica, che sembra aver diviso un mondo ‘pro Putin’ da uno ‘contro Putin’, perché è vicina a noi – spiega la giornalista de La Sicilia -. E le fake news arrivano tanto dall’Ucraina, quanto dalla Russia. Ma è certamente vero che i mezzi a nostra disposizione ci consentano di vagliare almeno l’essenziale. È soltanto grazie all’informazione che possiamo affermare come le enormi tragedie vissute dai civili ucraini siano vere, a differenza di quanto sostenuto da Putin”.

Con l’avvento del web, dunque, anche i lettori non giornalisti devono saper distinguere ciò che è “falsa-mente vero”. E tale evidenza, seppur causata da una distorsione dell’informazione, potrebbe contribuire all’assunzione di maggiori responsabilità nei confronti della società e del giornalismo stesso.