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Fondi Sviluppo e Coesione, Falcone al QdS: “Possiamo competere con le migliori regioni d’Italia”

L’approvazione della legge di stabilità, lo scorso 9 gennaio, era stata definita un “momento storico” da parte dell’assessore all’Economia Marco Falcone. Era l’obiettivo principe dell’azione di governo, la necessità ineludibile di approvare la manovra finanziaria della Regione Siciliana entro i limiti di tempo previsti dalla legge e scongiurare così l’esercizio provvisorio. L’Assemblea Regionale Siciliana lo aveva approvato quale esito di una maratona di circa 24 ore d’aula, ma il momento storico rappresentato da Falcone consisteva nel primo varo di legge di stabilità regionale senza esercizio provvisorio per la prima volta dopo ventuno anni. Scampato il pericolo, e con in ballo tanta carne al fuoco, dal contributo imposto alla Regione per la realizzazione del ponte sullo Stretto agli accordi di programma per i Fondi Sviluppo e Coesione ancora da ratificare, abbiamo intervistato l’assessore all’Economia Marco Falcone chiedendo adesso quale sarà la roadmap della Regione Siciliana.

L’intervista del QdS a Marco Falcone

“Avendo approvato il bilancio, avendo messo in atto l’allineamento contabile, vorrei ricordare che la Regione è passata – spiega l’assessore Falcone – dal servizio di cassa a quello di tesoreria, per rendere più fruibili e più fluidi i pagamenti, noi ci aspettiamo che quest’anno possiamo incrementare di un ulteriore miliardo la spesa, i pagamenti, per immettere mercato economico maggiori risorse. Per cui, vorrei ricordare che ci sono varie iniziative, che stiamo ponendo in essere, di sostegno alle famiglie, di sostegno alle imprese, di sostegno, diciamo così, alle attività produttive; e lo facciamo con l’Assessorato all’economia ma anche con l’Assessorato alle attività produttive tramite l’IRFIS. Vorrei inoltre ricordare che l’Assessorato all’economia sta guardando a una ricognizione complessiva e all’ottimizzazione, quindi all’utilizzo razionale ed efficiente dei beni immobili di un demanio che è enorme, straripante, e che va utilizzato nel migliore dei modi. Insomma, nel 2024 ci sono tante iniziative che porremo in essere e tanti obiettivi che centreremo”.

Possiamo dire in qualche modo che il governo Schifani inizia adesso a mettere sul tavolo tutti i propri progetti, ad iniziare un iter di messa in cantiere?

“Guardi, dopo un anno e mezzo ritengo che il governo Schifani stia dimostrando come dalle parole si è passati ai fatti, quello che era il programma del presidente della Regione si stia oggi concretizzando. Vorrei ricordare ad esempio la solidità finanziaria che stiamo attribuendo ai Comuni, ai 391 Comuni, a cui oltre a dare la certezza finanziaria abbiamo anche dato contabilmente, cioè abbiamo dato concretamente le risorse, per poterle spendere e per poter evitare che vi fossero delle anticipazioni di tesoreria che comportano chiaramente un acquisto di denaro presso gli istituti bancari e quindi il pagamento di interessi. Voglio dire, da un lato le famiglie, da un altro le imprese, dall’altro gli enti locali, la Regione Siciliana sta dimostrando oggi che sotto un profilo economico-finanziario è solida e può guardare in prospettiva nel sostegno di tutte le realtà e le attività produttive”.

Fondi Sviluppo e Coesione, a che punto siamo?

“Questa è un’altra grande scommessa che il presidente Schifani sta facendo personalmente, e lo stiamo facendo in una logica di condivisione con il Ministero della Coesione e del Sud. Da qui a qualche settimana il presidente Schifani con il ministro Fitto firmeranno l’accordo bilaterale che assegnerà definitivamente, utilizzandole, le risorse per 6 miliardi e 800 milioni di euro. Di questi, già un miliardo e trecento milioni saranno utilizzati per il ponte, 800 milioni per i termovalorizzatori e il resto sarà integrato con il PR FESR 2021-2027, cioè i fondi comunitari, al fine di poter fare una programmazione razionale, lungimirante ed in prospettiva. Noi abbiamo circa 14 miliardi di euro che spenderemo nei prossimi anni nell’interesse della Sicilia e dei siciliani. Questa Sicilia deve ritornare ad essere un volano di sviluppo e soprattutto deve mettere da parte quel luogo comune di Cenerentola dell’Italia. Noi abbiamo la forza, la capacità, ma soprattutto abbiamo le condizioni per poter competere con le migliori regioni d’Italia”.