Caltanissetta

Gela e quegli strani casi di edilizia fuori controllo

GELA (CL) – La città continua ad avere una tendenza endemica all’espansione. Dai tempi dei greci, di cui conserva le vestigia, agli anni Settanta-Ottanta del secolo appena trascorso, quando in pieno boom economico molti capofamiglia pensavano di poter costruire un piano di ogni abitazione per ogni figlio, senza fare i conti con la crisi economica e del lavoro che sarebbe seguita a quel periodo favorevole.

Il risultato è stato inaspettato: un’infinità di cattedrali nel deserto. Vuote. Perché i figli a cui erano destinati i quarantamila vani realizzati fra il 1970 e il 1980, nel frattempo si sono trasferiti in alta Italia o all’estero con le loro famiglie, sconvolgendo i progetti dei padri.

In ogni caso, quello che è rimasto è l’assetto urbanistico della città, così come la tendenza naturale all’espansione. Basti fare una passeggiata per le viuzze del centro storico per scorgere i balconcini aggettanti sui marciapiedi dove le nonnine si intrattengono piacevolmente con le vicine di casa. E poi c’è chi costruisce lo scheletro di un supermercato sopra una condotta fognaria e a pochi passi dalla Ss 115, che conduce alla zona balneare di Manfria, chi va sotto processo per avere installato un ascensore utilizzando il suolo pubblico e chi costruisce un palazzo utilizzando il marciapiede comunale e inglobando un palo dell’illuminazione nella struttura.

Sembra uno scherzo da social e invece è accaduto e si vede nella foto. Il fatto curioso è stato segnalato e la Magistratura se n’è accorta: così è stato temporaneamente sospeso il cantiere edile per la costruzione del palazzo di via Romagnoli. Uno strano caso: l’impianto di pubblica illuminazione è stato inglobato al balcone del costruendo edificio.

Polizia municipale, funzionari dell’Ispettorato del lavoro e Ufficio tecnico comunale hanno effettuato un sopralluogo e sono emersi “fatti di rilevanza penale per violazioni di norme sulla sicurezza del lavoro, per la presenza di linee elettriche inglobate nella struttura dell’immobile e per protezioni inidonee per garantire l’incolumità dei lavoratori”.

In quella zona di Caposoprano, un altro palazzo è sorto fra due vie strette, forse figlio di autorizzazioni edilizie gemelle ma ugualmente opinabili. Dalla Giunta comunale arrivano rassicurazioni: “Si tratta di un progetto che risale a qualche anno fa e stiamo provvedendo a cercare chi e quando ha rilasciato le autorizzazioni che probabilmente risalgono a prima del nostro insediamento. Abbiamo fiducia nelle istituzioni e nella Magistratura che hanno preso in carico il problema”.