Agrigento

Dossier immigrati, città dei Templi luogo d’inclusione

AGRIGENTO – In Italia negli ultimi anni il fenomeno migratorio si è stabilizzato. Secondo i dati contenuti nella 29a edizione del “Dossier statistico immigrazione 2019” – Realizzato dal centro studi e ricerche Idos in partenariato con il Centro studi e rivista Confronti, cofinanziato dall’otto per mille della Chiesa Valdese – sono 68.845 gli arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo dal primo gennaio al primo ottobre 2019. Ben 1.314, invece, i morti e i dispersi nella rotta centrale. Si è assistito a una drastica riduzione degli arrivi via mare, cui si aggiunge la sostanziale chiusura dei canali regolari di ingresso.

Il dossier, dopo la presentazione ufficiale a Roma, è stato presentato ad Agrigento al Palazzo Filippini, dove sono intervenuti Abdelkarim Hannachi, docente dell’Università degli studi di Enna Kore che ha curato il documento, la docente e sociologa Paola Savona La Sala e il direttore del corso di laurea in Mediazione linguistica e cultura del Cua di Agrigento Marcello Sajia, che ha organizzato l’evento insieme all’assessore alle Politiche sociali del Comune di Agrigento, Gerlando Riolo.

I residenti stranieri in Europa sono 39,9 milioni, in Italia 5.255.503, l’8,7 per cento della popolazione residente (2018), 2.445.000 sono gli occupati stranieri in Italia, il 10,6 per cento del totale lavoratori e 602.180 le imprese condotte da stranieri in Italia, il 9,9 per cento delle aziende complessive.

Rispetto agli anni precedenti, in totale al 31 dicembre 2018 sono 16.094 gli stranieri, la maggior parte tunisini, marocchini e romeni, giunti nella provincia di Agrigento. Ma quello che preoccupa sono gli italiani che hanno ripreso a emigrare.

“Il problema – ha detto commentato Abdelkarim Hannachi – non sono gli stranieri che arrivano, ma i giovani costretti ad abbandonare l’Isola per cercare un futuro altrove. Tutto ciò sta condannando l’Italia a diventare un Paese sempre più anziano, meno produttivo, più povero e meno competitivo a livello internazionale”.

“Un’emigrazione spaventosa – ha dichiarato Marcello Saija – di manodopera qualificata che in Sicilia non ha trovato posto. Così questi posti, gradatamente, vengono occupati da gente che viene dall’altro lato del mare e grazie a queste persone, molte delle quali migranti regolari, è possibile pagare le pensioni agli italiani”.