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Interdittive antimafia, una su quattro in Sicilia

PALERMO – Un’impresa destinataria di interdittiva antimafia su quattro si trova in Sicilia. Questo è quanto emerge dal report dell’Autorità nazionale anticorruzione, elaborato sulla base delle informazioni contenute nel Casellario informatico delle imprese e diffuso lo scorso 8 luglio. Tra il 2014 e il 2018, in Sicilia il numero di imprese destinatarie è stato complessivamente pari a 534 (il 26,1% delle 2.044 rilevate in tutta Italia).

È bene specificare che il dato si riferisce unicamente agli operatori interdetti in possesso della qualifica necessaria per la partecipazione a procedure di gara indette dalla Pubblica amministrazione. Dunque, sebbene sia indicativo del tentativo di condizionamento mafioso nel settore degli appalti pubblici, il numero di aziende interdette risultante dal Casellario informatico dell’Anac è da considerarsi parziale e inferiore a quello delle aziende destinatarie di interdittiva antimafia nel loro complesso. Infatti, le interdittive emesse nei confronti di tutte le altre società non rientranti in tale casistica, quali ad esempio gli esercizi di ristorazione, pure notoriamente numerose, non sono difatti comunicate all’Autorità.

Particolarmente significativo è il ritmo di crescita: infatti, rispetto alle 27 imprese soggette ad interdittiva rilevate nel 2014, quattro anni dopo è stato possibile osservare un incremento a tripla velocità (138 nel 2018, ovvero +411%). Un’impennata di tale portata appare generalizzata in ogni zona del Paese: nel complesso le aziende del Nord interdette sono quasi quadruplicate (da 31 a 116), quelle del Centro sono raddoppiate (da 16 a 34) e quelle con sede nel Mezzogiorno sono aumentate di oltre 5 volte (da 75 a 423).

“Una crescita di tale portata – afferma l’Anac – è indicativa di una maggiore attenzione delle Prefetture. Parimenti, il trend sembra essere il segno di una sempre più penetrante attività investigativa dell’Autorità giudiziaria, che spesso trasmette agli Uffici territoriali del Governo le risultanze che man mano emergono dalle indagini in funzione preventiva. D’altra parte, però, numeri di tali dimensioni sono sintomatici del livello con cui le organizzazioni criminali di stampo mafioso stanno infiltrando il tessuto dell’economia legale”.

Insieme alla Sicilia, è la Calabria l’altra regione con un numero particolarmente sostenuto di imprese soggette ad interdittiva (549 nei cinque anni oggetto dell’indagine). Sicilia e Calabria, sommate insieme, valgono da sole metà dell’intero corpus di operatori economici connotati da infiltrazione mafiosa (1.083). in generale, nel Mezzogiorno hanno sede oltre il 70% di tutte le aziende interdette in Italia: 1.458 su 2.044.

Per riuscire ad apprezzare le corrette dimensioni del fenomeno, è indicativo rapportare le interdittive emesse alla popolazione. Così, è possibile rilevare come la provincia di Vibo Valentia – benché oggetto di un numero di interdittive inferiore a quella di Reggio Calabria (139 contro 222) – abbia un tasso di “mafiosità” praticamente doppio: 86,4 imprese interdette ogni 100 mila abitanti a fronte delle 40,3 nel capoluogo reggino. Analogamente le province di Crotone ed Enna, in dodicesima e tredicesima posizione in termini assoluti (in ordine 49 e 44), salgono al terzo e quarto posto in rapporto al numero degli abitanti (rispettivamente 28 e 26 ogni 100 mila abitanti).


L’addio di Cantone all’Anac, quando disse al Qds: “Prevenire ma poi sanzionare”

È di qualche giorno fa la notizia dell’addio all’Anac di Raffaele Cantone che ha scelto di lasciare la guida dell’ente per tornare al suo ruolo di magistrato, in anticipo di qualche mese rispetto alla scadenza naturale del suo mandato. “Sento che un ciclo – si legge nella lettera pubblicata sul sito dell’Anac – si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo”.

Cantone ha fatto richiesta per rientrare in magistratura, “che ho sempre considerato la mia casa”.

Cantone è stato ospite del Forum del Quotidiano di Sicilia pubblicato il 21 aprile 2015 (clicca qui per l’intervista). Nell’intervista rilasciata al nostro quotidiano, Cantone aveva affrontato lo spinoso tema della trasparenza e sul ruolo fondamentale giocato in tal senso dalla stampa: “Sono convinto che uno dei meccanismi di prevenzione della corruzione sia la conoscenza. In questo senso la stampa può svolgere un ruolo importantissimo. Se riusciamo a far funzionare bene il meccanismo della trasparenza, di conseguenza potremmo ottenere con facilità tutte le informazioni”.

Sul fronte della prevenzione della corruzione, Cantone aveva denunciato al Qds delle lacune sotto il profilo della normativa: “Ritengo che l’Autorità abbia un ampio potere di controllo a sua disposizione in materia di anticorruzione e di trasparenza, seppur con qualche carenza normativa su alcuni aspetti dell’attività preventiva. Tuttavia, se questi ‘poteri di controllo’ non sono integrati e coordinati da una normativa mirata rischiano di diventare fine a se stessi”.