Messina

Messina, per i rider maggiori tutele e una nuova… casa

MESSINA – Tanti passi avanti, ma altri se ne dovranno fare per una tutela che includa tutti gli operatori. Migliaia in Italia, mentre a Messina sono circa duecento i rider e soltanto quaranta hanno un rapporto di lavoro dipendente con JustEat, l’unica azienda, tra quelle del food delivery che applica dal 2021 un contratto di lavoro subordinato. Gli altri 160 sono dei collaboratori autonomi, che devono fare tantissimi chilometri e molte ore di consegne per potere raggiungere un guadagno dignitoso, spesso senza avere riconosciuto alcun diritto.

Nei prossimi mesi a Messina sarà disponibile la Casa dei rider

Per tutti nei prossimi mesi sarà disponibile la Casa dei rider che il Comune metterà a disposizione dopo una manutenzione straordinaria che sarà avviata nelle prossime settimane. Un progetto avviato dalla proposta avanzata a marzo 2023 dalla Cgil Messina, che, oltre a chiedere al sindaco Basile un luogo fisico di raduno che le aziende di delivery non offrono agli operatori (piazza Antonello è il luogo di incontro) da diversi anni ha avviato una mobilitazione, come ha fatto anche la Cisl, in un settore in cui la precarizzazione è forte, attraverso l’attivazione di uno sportello per assistere e informare i lavoratori.

La Casa dei rider, secondo la determina del 30 dicembre 2023, sorgerà in una ex cabina Enel ubicata sul viale Principe Umberto. I fondi messi a disposizione dal Dipartimento Servizi manutentivi sono circa 93 mila euro. “In altre città – ha affermato Gianmarco Sposito della segretaria provinciale Filt Cgil – JustEat ha dei luoghi di lavoro fisici, degli hub dove si inizia il servizio timbrando con il telefono, mettendo a disposizione anche dei mezzi. A Messina ancora no, ma parliamo di un’azienda nuova che si affaccia all’applicazione del contratto soltanto da un paio di anni. La sede messa a disposizione dal sindaco in qualche modo funge da luogo di lavoro. Il pubblico si sostituisce al privato, però è più rivolta ai rider autonomi che sono lasciati allo sbando. Ne usufruiranno anche quelli di JustEat, ma per loro c’è la prospettiva di fargli avere dall’azienda un luogo fisico, perché rientra nei diritti contrattuali”.

Spingere anche le altre aziende ad aderire alla contrattazione collettiva

L’impegno del sindacato è di spingere anche le altre aziende ad aderire alla contrattazione collettiva per la logistica, oltre al miglioramento delle condizioni dii chi è già assunto su ore lavorate, parametri per premi produttività e sicurezza. “L’applicazione contrattuale – ha aggiunto Sposito – determina una serie di vantaggi e tutele, dalle ferie ai permessi pagati, dalle malattie agli infortuni riconosciuti rispetto agli autonomi. Ma JustEat è rimasta l’unica. All’inizio si è scelto il contratto multiservizi, poi si è fatto un accordo di transizione per arrivare al contratto collettivo per la logistica. A Messina sono rientrati quasi tutti i 40, ci sono solo alcuni neoassunti che non hanno l’applicazione contrattuale appieno ma soltanto un accordo di secondo livello che li accompagnerà all’interno dell’area contrattuale”.

Non tutti i rider guardavano con entusiasmo alla contrattazione

“L’autonomo – ha sottolineato Sposito – viene trattato un po’ come se fosse un libero professionista, ma non lo è perché in realtà è soggetto sempre a degli orari. Per guadagnare deve stare all’interno di parametri, deve raggiungere un certo numero di consegne, deve essere quasi sempre collegato, perché in caso contrario il lavoro non arriva. La narrazione del rider autonomo non è reale, soltanto una minoranza raggiunge uno stipendio dignitoso ma la media salariale del lavoratore autonomo non sarà quel sogno che ci dipingevano un paio di anni fa. Tra i contrattualizzati, all’inizio qualcuno storceva il naso, ma oggi sentono la stabilità: è come se lavorassero per qualsiasi altra impresa senza essere vincolati alla performance che comporta anche dei rischi. Abbattere le tempistiche usando un mezzo a due ruote va sempre a scapito della sicurezza”.

A Messina come in altre parti del Sud con poche prospettive occupazionali, chi fa il rider non ha altro lavoro. “Al Nord – ha concluso il rappresentante sindacale – quello del rider può essere anche un lavoro per arrotondare. Al Sud molti di queste persone sono lavoratori che mantengono la famiglia con questa attività. La dimensione contrattuale in contesti come il nostro diventa importante, perché dà stabilità e dignità. È un’attività in espansione: la consegna a domicilio è destinata ad allargarsi ai supermercati per la spesa e alle farmacie. A livello nazionale si sta già facendo, meno ancora a Messina”.