Messina

Messina, riparte l’iter per il Piano di riequilibrio finanziario

MESSINA – A febbraio sembrava si fosse ad un passo dalla definizione del riequilibrio finanziario adesso bisogna ripartire dalla Commissione per la stabilità finanziaria.

Il sindaco Federico Basile, chiedendo l’audizione alla Sezione di Controllo della Corte dei Conti per la Regione siciliana confidava che in tempi brevi la città potesse chiudere il capitolo Piano di riequilibrio. Ma alcuni giorni fa da Palermo è arrivata la determinazione della magistratura contabile, che stabilisce che “il Comune di Messina dovrà trasmettere alla Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali la nuova versione del Piano di riequilibrio rimodulato o riformulato, eventualmente approvato dall’ente entro il termine di centocinquanta giorni dalla comunicazione, trasmessa con pec del 1° marzo 2022, del Commissario straordinario del medesimo ente, ( entro il termine del 29 luglio 2022), ai fini della propedeutica analisi dello stesso, ai sensi dell’art. 243 quater, comma 1, del d. lgs. n.267/2000…”.

Insomma il prossimo passo è l’approvazione in Consiglio comunale del Piano riformulato con Delibera di Giunta municipale dell’1 febbraio e quindi l’invio del documento a Roma entro venerdì. Da lì ricomincia l’iter, con tempi per analisi e via libera che potrebbero arrivare al 2023.

“E’ indispensabile a questo punto conoscere la tempistica, visto l’iter decennale, ha dichiarato Basile -, considerato che ormai la massa debitoria è diminuita in maniera sensibile. Si è formalizzata – aggiunge ancora il sindaco – l’intenzione di non aderire alla possibilità di una ulteriore rimodulazione del Piano del 23 novembre 2018, come previsto dall’articolo 243 bis comma 5, ma di ripresentare il piano già riformulato con Delibera di Giunta municipale dell’1 febbraio, nel termine del 29 luglio 2022, ovvero l’ulteriore termine dilatorio al quale ha aderito il Commissario straordinario (Leonardo Santoro nominato dopo le dimissioni di Cateno De Luca ndr). La scelta è stata ribadita alla Corte dei Conti – ha spiegato il Sindaco – in base alle favorevoli attività espresse nel Piano di Riequilibrio rimodulato nel 2018 che sono state oggetto dell’audizione dell’8 febbraio scorso”.

Evidente il disappunto del sindaco

E’ evidente il disappunto del sindaco che dà la responsabilità per questo allungamento dei tempi anche al precedente Consiglio che non ha portato in aula la rimodulazione esitata prima delle dimissioni. Basile non prende bene neppure le dichiarazioni su presunte criticità del Piano rilasciate dall’assessore regionale Gaetano Armao “Apprendo da Armao – sottolinea il sindaco Basile – che di recente la Corte dei Conti avrebbe contestato il Piano di Riequilibrio adottato dalla mia Amministrazione, che ha di fatto salvato il Comune di Messina dal dissesto finanziario proprio per avere raggiunto importanti risultati che hanno ridotto i debiti da 552 mln a 142 mln”.

“Non so – continua – se Armao abbia notizie o documenti che attestino contestazioni formali e se le ha, lo pregherei di renderle note. In realtà, il Comune di Messina – continua Basile – non ha mai avuto contestazioni sul Piano di riequilibrio, se non mere osservazioni alle quali si è puntualmente replicato a febbraio proponendo una rimodulazione proprio per aggiornare a ribasso la massa debitoria, a seguito delle azioni intraprese. La sciagurata decisione della nuova rimodulazione del commissario regionale che ha scelto, come sa fare la cattiva politica, di non decidere, ha fatto ripartire l’iter del Piano dall’istruttoria del Ministero, sebbene si tratti di un Comune che, con le misure adottate, è stato totalmente risanato…”.

A febbraio la magistratura contabile aveva sospeso il giudizio, prendendo atto della decisione comunicata dall’amministrazione De Luca di rimodulare il Piano. La giunta dimissionaria si era avvalsa dell’opportunità offerta dalla legge 30 dicembre 2021 di consentire la rimodulazione ai Comuni “che hanno proceduto all’approvazione del Prfp prima della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid 19 e per i quali, alla data di entrata in vigore della legge, non si è concluso l’iter di approvazione”.

Una rimodulazione che aveva visto protagonista lo stesso Basile, nella qualità di direttore generale, con l’obiettivo di chiudere una vicenda che si trascina da troppi anni.