Messina

Messina, territorio in sicurezza per scongiurare nuove tragedie

MESSINA – Solo sfiorata dagli eventi alluvionali che hanno colpito nei giorni scorsi la Sicilia orientale, la provincia peloritana fa i conti comunque con le sue criticità. La sua posizione, in “ombra pluviometrica”, come dicono i metereologi, questa volta l’ha salvata, ma il ricordo dell’alluvione di Giampilieri dell’ottobre 2009 e delle 37 persone morte qui è ancora palpabile e riemerge a ogni allerta meteo.

Il villaggio della zona Sud, dopo la tragedia è stato messo in sicurezza ma la città per la sua conformazione, con i suoi 97 torrenti a ridosso dei quali nei decenni si è fatto di tutto, resta quella a più alto rischio idrogeologico, quella che ha più interferenze tra rete idrografica e territorio, insomma dove più che in altre parti si è operato e costruito senza tenere conto dei naturali corsi d’acqua. E così ci sono interferenze con la viabilità, ostruzioni degli attraversamenti a causa di vegetazione infestante e detriti. Si trovano trasformazioni, anche radicali, delle geometrie dei corsi d’acqua (restringimenti, deviazioni, tombinature) o assenza di continuità idraulica monte-valle. Ci sono poi strade che si sviluppano lungo i corsi d’acqua e che servono come accesso a nuclei abitati.

Uno studio dell’Università di Messina del 2013 individuava nei torrenti Larderia, Zafferia, Cumia-Bordonaro, Bisconte-Catarratti e Papardo quelli a più elevata pericolosità idraulica. Ma rilievi successivi hanno allungato la lista tra gli altri anche con San Michele, Annunziata, Santo Stefano. Sono stati previsti una serie di finanziamenti per alcuni interventi di messa in sicurezza, ma finora ci sono soltanto i lavori sul torrente Bisconte-Catarratti, avviati nel 2019 e che secondo l’originario cronoprogramma dovevano essere già ultimati. A causa di alcuni intoppi anche nei sottoservizi, però, si dovrà aspettare la fine dell’anno o i primi mesi del 2022.

Fanno paura i torrenti, fanno paura le colline che franano come è accaduto anche in questi giorni su alcune strade provinciali e l’attenzione è tornata ai piani di emergenza comunali. Quello di Messina non è stato ancora aggiornato né approvato dal Consiglio comunale. Nel 2017 il documento fu predisposto e approvato dalla Giunta guidata allora dal sindaco Renato Accorinti, ma il passaggio in Aula non c’è mai stato. Nel 2018 l’esecutivo De Luca ha lavorato sui nuovi Regolamenti di Protezione civile e relativi alla Consulta delle associazioni di volontariato, rivedendo e adattando alle nuove norme nel frattempo entrate in vigore a livello nazionale e regionale il Piano d’emergenza comunale. La delibera dovrebbe essere approvata dalla Giunta entro dicembre, poi andrà in Consiglio.

“È stato modificato in alcuni punti – ha specificato Massimiliano Minutoli, assessore alla Protezione civile – e abbiamo proceduto all’assunzione di un geologo a seguito di un bando che aveva pubblicato l’Anci per completare gli aggiornamenti”.

Nel frattempo? “Vige il Piano di emergenza comunale – ha spiegato Minutoli – sui modelli gestionali d’emergenza secondo quello che prevede la normativa vigente. Il sindaco deve assicurare in via precauzionale che non vi siano pericoli per la pubblica incolumità, quindi deve provvedere dove ci sono nodi idraulici critici censiti nel Piano comunale d’emergenza. Lo stiamo facendo puntualmente, abbiamo fatto interventi preventivi in alcune zone. L’abbandono di rifiuti, di ingombranti nei torrenti è un fenomeno che da quando è partita la differenziata si sta acuendo. La vegetazione non ci preoccupa, non crea problemi, al contrario dei rifiuti. Per rimuoverli interveniamo di concerto con la MessinaServizi, sia sull’argine che all’interno. Gli interventi preventivi dovrebbero essere garantiti dall’autorità di bacino con interventi strutturali. Noi ci muoviamo comunque perché sappiamo che ci sono sempre ritardi oppure non sempre il Genio civile riesce in situazioni particolari”.

“Lascio immaginare cosa potrebbe accadere a ogni pioggia – ha concluso l’assessore – se non dessimo il nostro contributo insieme agli uffici regionali, che una volta l’anno con la Forestale fanno le scerbature e l’eliminazione delle canne negli alvei, anche se non in tutti”.