Economia

Partite Iva, per i contribuenti minimi la semplificazione è ancora lontana

ROMA – Altra rivoluzione fiscale per i contribuenti di modeste dimensioni. Invece di semplificare al massimo gli adempimenti dei contribuenti che rientrano nella fascia di ricavi o compensi fino a 100.000 euro, non solo tornano in vita alcune delle cause ostative al forfait precedentemente previste, non solo si rende applicabile la fatturazione elettronica, ma si crea un altro regime speciale diversificato, in alcuni casi con il carattere dell’analiticità, il quale potrà magari essere utile per la realizzazione di maggiore gettito, potrà magari servire per eliminare qualche abuso, ma certamente non gioverà non solo alla compliance, ma anche alla chiarezza, che è la base fondamentale per l’adesione spontanea e, quindi, per la riduzione dell’evasione.

Eppure, è da anni che si invoca la semplificazione, quella vera. È da anni che, insistentemente, si auspica (anche da parte del Garante del Contribuente per la Sicilia) un regime veramente semplice, facile da applicare, fatto in modo tale, cioè, da renderlo accessibile ed appetibile (non per pagare di meno ma per non avere troppi problemi applicativi e rischi di errore) da una folta schiera di contribuenti, compresi quelli che, fino ad ora, si ostinano a nascondersi dal Fisco e non pagano nulla nelle casse dell’Erario.

Attenzione, non parliamo di “flat tax” (che è una questione molto più ampia, un intervento che ha bisogno evidentemente di adeguata copertura finanziaria), ma solo di semplificazione.
Ad avviso di chi scrive, dovrebbe essere proprio la semplificazione l’obiettivo primario. Recuperare cioè una buona fetta di evasione (non tutta, perché l’evasione non sta solo tra i piccoli contribuenti), anche a costo di sacrificare qualche punto di aliquota e di rinunciare a qualche adempimento in più.

Eppure, nel versante dei contribuenti minimi, le “voci” sulla manovra vanno in direzione completamente diversa.
Il vecchio regime forfettario (sostanzialmente finora ne abbiamo avuto quattro versioni), e più precisamente quello tutt’ora vigente, resterebbe applicabile solo fino a 30.000 Euro.

Da 30.000 a 65.000 euro scatterebbe l’obbligo della fatturazione elettronica. Per quest’ultima fascia, comunque, dovrebbe essere consentito di evitare la fatturazione elettronica, ma solo accettando la reintroduzione delle vecchie cause ostative eliminate proprio ad inizio di quest’anno (come quelle relative ai beni strumentali ed al personale dipendente) e con la possibilità, a fine anno, di scegliere un regime analitico speciale con aliquote ancora da stabilire.

Una ulteriore fascia di “minimi” dovrebbe essere costituita dai contribuenti tra 65.000 e 80.000 euro (non più 100.000) con una imposta sostitutiva che dovrebbe essere fissata nella misura del 20% o qualche punto in più.

Insomma, tante complicazioni in vista. Invece, probabilmente, con una “tassa”, magari non completamente “flat”, ma graduata in base al volume d’affari (o all’ammontare dei ricavi o compensi) oppure in base al volume degli acquisti effettuati nell’anno precedente, l’appeal verso il nuovo sistema potrebbe essere maggiore, riducendo in questo modo la fascia dei contribuenti i quali, come già detto, proprio per le loro piccole dimensioni trovano grosse difficoltà ad applicare tante norme e tutte di così difficile interpretazione, rifugiandosi nell’evasione.