Messina

Per il settore edile dieci anni di crisi nera, appello dei sindacati per un Patto sociale a Messina

MESSINA – Una crisi profonda, malgrado i piani progettuali in atto. Da dieci anni l’edilizia nella provincia fa segnare numeri negativi e i sindacati hanno lanciato ancora una volta l’allarme sugli effetti negativi per l’economia locale e per la tutela dei diritti dei lavoratori.

Per uscirne, secondo i rappresentanti del settore, basterebbe avviare tutte le opere finanziate da tempo ma tenute “in ostaggio” dalla burocrazia. “Ci sono 22 opere appaltate per oltre 37milioni di euro – hanno affermato il segretario Cisl Tonino Genovese e Pippo Famiano della Filca Cisl – che, in questo momento, sono ferme. Ci sono progetti esecutivi di opere già finanziate per la messa in sicurezza degli edifici scolastici per 110 milioni. Ci sono venti progetti esecutivi da 33 milioni di euro per il dissesto idrogeologico”. Ma per Genovese la madre delle soluzioni per la Sicilia e Messina resta la costruzione del Ponte sullo Stretto.

I report delle categorie degli edili di Cgil Cisl e Uil descrivono una situazione non più sostenibile. Anche se c’è qualche differenza di metodologia nel rilevamento dei dati tra i sindacati, è innegabile la drammaticità della situazione descritta. “Nel giro di dieci anni – hanno affermato il segretario Uil Ivan Tripodi e Pasquale De Vardo di Feneal Uil – gli occupati sono scesi da 16.182 del 2009 a 4.138 del 2019, con una diminuzione del 75%, mentre il lavoro nero è aumentato del 48%. Nei cantieri edili ci sono forti elusioni contrattuali, fiscali e contributive nonché il mancato rispetto delle basilari norme di sicurezza. I lavoratori irregolari in un cantiere sono mediamente del 74% della forza lavoro. Il numero di gare aggiudicate in Provincia vede un segno negativo di oltre il 66%”.

La Cisl sull’occupazione nel settore ha fatto un monitoraggio semestrale degli ultimi dieci anni, evidenziando un decremento costante che si è acuito negli anni dal 2012 al 2015. I dati rilevati da ottobre 2009 a marzo 2019, registrano un decremento di 4.501 lavoratori, di 943 imprese e circa 20 milioni di euro in meno di monte salari. “Le gare – ha detto Famiano. che è anche vice presidente della Cassa edile – si sono notevolmente ridotte. Basti pensare che nel semestre gennaio-giugno 2015 se ne sono disputate 119 per un importo di oltre 107milioni di euro e nello stesso periodo del 2019 sono state soltanto 20 per un importo pari a circa 14 milioni euro. Negli ultimi dieci anni il settore delle costruzioni ha perso oltre 15 mila posti di lavoro”.

Il sindaco De Luca, secondo la Uil, ha una gravissima responsabilità su tutta una serie di mancate azioni amministrative che avrebbero potuto dare respiro occupazionale ai tanti lavoratori edili, a cominciare da quelle legate al Risanamento, che sembra non essere più una priorità. “A oltre un anno dalla costituzione dell’Arisme – ha sottolineato Tripodi – e dalle sceneggiate sull’impegno solenne a realizzare lo sbaraccamento entro il 31 dicembre 2018, le baracche sono al loro posto e di risanamento non si parla più”.

Tripodi e De Vardo hanno rammentato poi le tante opportunità di sviluppo e di lavoro che ci sarebbero attraverso l’edilizia scolastica, l’edilizia sanitaria, la messa in sicurezza dei torrenti, il rifacimento dei tratti stradali cittadini e metropolitani. Per i sindacati, insomma, soltanto l’avvio delle opere pubbliche bloccate, con la sottoscrizione di un Patto sociale con tutti gli Enti appaltanti, potrebbe dare concrete risposte occupazionali per rivitalizzare un settore in piena crisi.

“Bisogna affrettarsi – ha detto Tripodi – in vista dell’approssimarsi della scadenza del 2021, perché le risorse destinate ai progetti che sono stati rimodulati per il Patto per Messina e Patto per il Sud, di circa 800 milioni di euro, non sfumino nel nulla”.

Per il sindacalista, insomma, ci sono poche possibilità che questi fondi possano essere utilizzati e per questo ha chiamato alle proprie responsabilità tutte le istituzioni. “Non dobbiamo più consentire ai nostri giovani – ha concluso – come fra l’altro certificato dai numeri pubblicati dallo Svimez, di emigrare lontano da casa in cerca di occupazione e prospettive future”.