Messina

Progettazione e investimenti ecco come rilanciare Messina

MESSINA – La Cittadella fieristica, 66 mila metri quadrati che si affacciano sul mare, insieme alla zona Falcata, è uno di quei luoghi da cui potrebbe ripartire la città. Un tormentone ripetuto per decenni, un tempo trascorso tra dibattiti, conflitti di competenze, contenziosi e totale mancanza di programmazione di cui la città continua a pagare le conseguenze.

Ma è una strana città Messina, perché anche quando qualcosa comincia a concretizzarsi, si trova sempre il modo per rimettere tutto in discussione, anche con i lavori in corso. Dopo la demolizione dell’edificio con l’ex Teatro in Fiera, sul viale della Libertà, è esploso lo stupore davanti alla bellezza dello Stretto liberato da quella barriera. Meglio non ricostruire più nulla in quello spazio, secondo un coro che si è levato, soltanto che l’impresa che ha in appalto l’opera è già al lavoro e la ricostruzione, secondo Mario Mega, presidente dell’Autorità di Sistema portuale va portata velocemente a termine.

Gruppi di cittadini e movimenti in passato avevano chiesto e manifestato per il ripristino dell’affaccio a mare con la demolizione anche di altri edifici dell’area fieristica, ma erano stati messi ai margini del dibattito politico, carente a dire il vero, quando bisognava scegliere. Adesso la questione sembra entrata nell’agenda politica con interventi di esponenti di area diversa, da destra a sinistra, che chiedono di rivedere tutto, suggerendo la ricostruzione del teatro in un’altra non precisata area.

A riportare la discussione in una dimensione realistica ci ha pensato il sindaco Cateno De Luca, ricordando come il Piano regolatore portuale, approvato nel 2006, anche se adottato solo due anni fa, prevedeva già un progetto di riqualificazione del plesso. “L’Autorità di Sistema portuale – ha detto – ha istruito gli atti per aggiudicare i lavori con la demolizione di un immobile che era chiuso da circa vent’anni. Discutere adesso dopo 15 anni mi sembra fuori tempo massimo”.

Senza contare che recedere adesso dall’appalto comporterebbe l’applicazione di penali e un lungo contenzioso. La progettazione che prevede demolizione e ricostruzione era stata avviata tra il 2013 e il 2014 dopo che erano stati effettuati i carotaggi che avevano evidenziato gravi problemi strutturali. Dalle verifiche fatte era emerso che una ristrutturazione sarebbe stata troppo complessa e onerosa con un costo che superava i dieci milioni di euro. Si è quindi deciso, sette anni fa, di ricostruire l’edificio impiegando la stessa cifra preventivata di sette milioni e mezzo di euro. Il progetto è stato rimodulato in coerenza con le finalità istituzionali dell’Authority e quindi insieme al teatro, che sarà parte di una struttura polifunzionale, ci saranno i nuovi uffici e a una sala d’accoglienza turistica per i croceristi.

L’opera va fatta così com’è stata pensata secondo Mega, che non ha escluso comunque qualche aggiustamento che ne limiti gli impatti, perché comunque saranno resi nuovamente disponibili, ha precisato, luoghi di aggregazione e di esposizione al coperto che restituiranno alla libera fruizione dei cittadini già una prima parte dell’affaccio sullo Stretto prolungando l’attuale passeggiata a mare. Gli spazi fieristici rientrano, ha ricordato Mega, in un progetto di riqualificazione del fronte mare che comprende la rada San Francesco. Quest’ultima, una vota completato il nuovo porto di Tremestieri, sarà liberata dal traffico navale.

Nel Pot approvato ad agosto, l’idea è quella di dotarsi, attraverso un concorso di progettazione internazionale, di un Piano di intervento per tutta l’area demaniale, dalla fine del porto operativo al torrente Annunziata, in cui individuare la modalità di utilizzo dei vari tratti di costa ma anche dei singoli corpi edilizi presenti, non escludendo anche la possibilità che alcuni, se non vincolati dalla Soprintendenza, possano essere demoliti. Il concorso di progettazione dovrebbe essere pubblicato entro il 2021. Per evitare sterili esternazioni dopo, andrebbe fatto adesso un approfondimento, chiedendo come valorizzare gli spazi e l’affaccio a mare e su quale vocazione la città vuole puntare.