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Regione-Forestali, partita economica su più fronti. Uila-Uil: “Uffici giocano con le sentenze”

Forestali, Regione, Cassazione: attorno a questa relazione triangolare ruota una serie di reciproche pretese economiche che in questo inizio del 2024 stanno interessando da un lato gli operai stagionali addetti alla manutenzione dei boschi e al servizio antincendio e dall’altro gli assessorati all’Agricoltura e al Territorio.

A dare input alle richieste di ricevere somme di denaro e al contempo alimentare il timore di dovere mettere mano al portafogli è stata la Suprema Corte, con due sentenze diverse non solo per oggetto del contendere ma anche per essere arrivate a sette anni l’una dall’altra.

I riflessi, però, in entrambi i casi sono attualissimi e contribuiscono a ingarbugliare ancor di più i rapporti tra la pubblica amministrazione e un settore che a ogni tornata elettorale sogna una riforma, salvo poi rimanere con l’amaro in bocca.

Forestali, i precari e la decisione della Cassazione

Partendo dalle notizie positive – dalla prospettiva dei lavoratori – stamani il Quotidiano di Sicilia ha reso noto i contenuti di una sentenza della Cassazione che ha stabilito per i forestali stagionali la possibilità di reclamare il pagamento di un indennizzo a titolo riparatorio per la condizione di precario sine die. Il pronunciamento, che ha riguardato singoli operai, potrebbe presto essere utilizzato dagli altri colleghi per far valere le proprie ragioni.

Sulla carta, dunque, la Regione potrebbe trovarsi a fare i conti con migliaia di pretese simili. Senza contare la possibilità per i lavoratori forestali – stabilita dalla Cassazione – di riuscire a dimostrare di avere patito danni maggiori maggiori rispetto alla quantificazione dell’indennizzo che la legge stabilisce nel limite massimo di 12 mensilità.

La restituzione degli arretrati

Per soldi che potrebbero arrivare, altri – e non pochi – rischiano di fare il percorso inverso: dai conti degli operai alle casse della Regione. È la preoccupazione che da qualche mese accompagna le giornate di migliaia di famiglie del settore antincendio, destinatarie di comunicazioni con cui il dipartimento regionale del Comando del corpo forestale reclama la restituzione di somme elargite oltre un decennio fa a titolo di pagamento di arretrati, legati a un adeguamento salariale che rinviava al nuovo contratto nazionale sottoscritto a fine anni Duemila.

Forestali-Regione, una lunga storia

Nel 2009, in Sicilia – dove il trattamento economico degli operai forestali segue una disciplina a sé stante – i sindacati e l’allora governo Lombardo sottoscrissero un accordo, con cui si stabilivano i dettagli con cui gli arretrati sarebbero stati pagati. Sia per quanto riguardava l’importo complessivo, parzialmente decurtato rispetto alle pretese, che le tempistiche. Nel 2016, però, una sentenza della Cassazione su uno specifico ricorso portato avanti da un singolo lavoratore, che ambiva a ottenere le somme pattuite in un’unica soluzione, ricordò a tutti la non sussistenza di una “sopraordinazione gerarchica tra livelli contrattuali”. Come dire che per gli operai siciliani valevano le regole pattuite nell’isola.

Sulla scorta di questa affermazione, gli uffici regionali – prima quelli del dipartimento ex Foreste demaniali, a cui fanno riferimento gli operai addetti alla manutenzione dei Boschi; poi quelli del Corpo forestale, che gestisce i lavoratori dell’antincendio – hanno dedotto la necessità di rientrare dalle somme pagate, in quanto non dovute. Mentre ai lavoratori della manutenzione tali cifre sono state detratte mensilmente nel corso degli anni, per gli operai antincendio la richiesta si è materializzata di recente con in cui la Regione chiede di restituire le somme non solo in un’unica soluzione, ma anche tenendo conto di interessi legali e moratori.

“Gli uffici legali del Comando del Corpo forestale hanno giocato con le sentenze e le parole – denunciano al Qds Giuseppe La Bua e Michelangelo Ingrassia, della Uila-Uil Palermo – La sentenza della Cassazione del 2016 e altre che ne sono seguite non hanno stabilito che gli arretrati non dovevano essere pagati né tantomeno la nullità dell’accordo che fu stipulato nel 2009 tra sindacati e Governo regionale. Quel pronunciamento ha semplicemente ricordato alle parti che il contratto nazionale non è imperativo sugli altri”.

“Peraltro – continuano – quella sentenza non costituisce titolo di credito, né risulta che si sia proceduto entro i termini alla riassunzione in giudizio presso la Corte d’appello con altra composizione del collegio giudicante”.

Il commento della Uila-Uil

Secondo i dati della Uila-Uil, sono almeno cinquemila i forestali dell’antincendio ad avere ricevuto le richieste di restituzione dalla Regione. “A tutti stiamo suggerendo di fare diffida e contemporaneamente accesso agli atti – spiegano La Bua e Ingrassia –. Ci sono troppi aspetti che non quadrano in questa storia. A partire dal fatto che moltissimi sostengono di non avere mai ricevuto l’atto che avrebbe dovuto notificare l’interruzione dei termini di prescrizione”.

Per il sindacato, però, la partita è tutta nel merito e le ragioni stanno dalla parte degli operai: “Il nostro obiettivo non è dimostrare che sia già scattata la prescrizione, bensì che quegli arretrati sono stati pagati legittimamente”. In tal senso, in prospettiva il tema potrebbe riguardare anche gli addetti alla manutenzione: “Sono lavoratori che hanno già restituito le somme tramite le trattenute in busta paga, mentre per noi avrebbero il diritto di averle indietro”, concludono.

La relazione dei burocrati inascoltata

Nel 2020, gli allora dirigenti generali Giovanni Salerno e Mario Candore, alla guida dei dipartimenti interessati dalla vicenda, firmarono una relazione che fu allegata a una proposta di legge che poi non ha avuto corso all’Ars. I due burocrati – dopo aver ripercorso l’intera vicenda che aveva portato alla firma dell’accordo del 2009, compresi l’inserimento negli esercizi finanziari del 2010, 2011 e 2012 di specifici capitoli di spesa per pagare gli arretrati – scrivevano che “non emergerebbe nella vicenda un non diritto dei lavoratori, quanto piuttosto un legittimo interesse depotenziato a fronte di un mancato completamento della fase finale endoprocedimentale dell’iter approvativo e di una evidente legittima aspettativa in relazione allo stipulato e coerentemente finanziato, protocollo d’intesa”.

Salerno e Candore, dopo avere ricordato la firma nel 2018 di un nuovo contratto integrativo regionale, affermavano “la necessità di concludere questa vicenda che comporterebbe un ulteriore ed enorme aggravio di costi e oneri per la Regione Siciliana sia sotto il profilo economico che operativo e istituzionale per l’insorgere di migliaia di nuovi contenziosi, in considerazione della platea di potenziali ricorrenti pari a circa 27.580 lavoratori forestali”. A sostegno della proposta dei due dirigenti anche un altro tipo di considerazione. Tra i motivi sottoposti all’Ars c’era anche la “garanzia del mantenimento in sicurezza dell’ordine pubblico e della tutela della pubblica incolumità, a fronte – si legge nella relazione – di potenziali reazioni del personale interessato con correlate presumibili tensioni e disordini sociali”.