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Terremoto del Belice dopo 55 anni, il sindaco di Montevago: “Una ferita aperta”

Sono passati cinquantacinque anni dal terribile terremoto che devastò la “Valle del Belìce” seminando morte e distruzione, cancellando interi paesi. Furono circa trecento i morti, circa cinquecento i feriti, molte decine di migliaia gli sfollati e oggi i segni di quella devastazione sono ancora vivi.

L’intervista al sindaco di Montevago

“Una perenne e continua ferita aperta, perché la viviamo ancora oggi, tanti i morti anche a Montevago. Per noi è un momento che non è mai passato”, dichiara Margherita La Rocca Ruvolo sindaco di Montevago a margine della fiaccolata che dalla chiesa Madre Ss. Pietro e Paolo ha raggiunto la Chiesa Madre del vecchio centro abitato, dove è stata deposta una corona d’alloro per ricordare le vittime del sisma.

Le conseguenze del terremoto del 1968 su Montevago

Una forte scossa di terremoto, che colpì quindici paesi, di questi Gibellina, Montevago, Salaparuta, Santa Margherita e Poggioreale completamente distrutti; dopo oltre cinquant’anni la ricostruzione in alcuni paesi non è ancora completata.

La ricostruzione e gli interventi da compiere a Montevago dopo oltre mezzo secolo dal disastro

“In termini di costruzione il paese maggiormente colpito è Santa Margherita di Belice dove le opere di urbanizzazione non sono state completate, continua La Rocca Ruvolo.

La piaga dell’amianto

“Dall’altro lato abbiamo la piaga dell’amianto, c’è un continuo rimballo di responsabilità, a volte ci sono i progetti ma mancano i soldi e viceversa, ad oggi non c’è un punto di svolta e spero che questo anno ci porti delle risposte che aspettiamo da troppo tempo. A Montevago ci sono tre villaggi che devono essere bonificati dall’amianto, quello che resta di una chiesa e un poliambulatorio, diversi interventi che vanno definitivamente risolti”, ha concluso la sindaco di Montevago.

Irene Milisenda