Messina

Tortorici, la parola d’ordine è cambiamento

TORTORICI (ME) – La nuova Amministrazione guidata da Emanuele Galati Sardo ha promesso il cambiamento, ma servirà molto lavoro per ridare alla comunità una visione di futuro e fornire soluzione alle numerose criticità ereditate dal passato.

Il Comune nel cuore dei Nebrodi era, in passato, un centro economicamente florido, con attività importanti ma anche un luogo dove operavano numerosi artisti: era la “Valle dell’ingegno”. La situazione attuale fotografa un centro storico di grande fascino, con le sue 72 borgate, ma in stato di abbandono, mancanza di opportunità lavorative e il continuo spopolamento: nel 1981 vi erano oltre diecimila abitanti, adesso sono circa seimila.

Negli ultimi anni a Tortorici c’è stato anche un grande fermento civico, con tante associazioni formate da giovani che con eventi e iniziative hanno rafforzato il senso di comunità e la voglia di riscatto. Su questo fermento conta molto il nuovo sindaco, da anni impegnato nel movimento “Uniti per cambiare Tortorici”.

La sua elezione è stata messa in discussione da due ricorsi presentati dall’ex sindaco Carmelo Rizzo Nervo, che ha governato il Comune nebroideo per ben quattro legislature, e dal candidato Antonio Paterniti Mastrazzo, che ha mancato la vittoria per soli 26 voti. Il Tar di Catania ha però ritenuto inammissibile il primo e rigettato l’altro ricorso, ribadendo la regolarità delle elezioni del 28 aprile 2019.

Il dissesto finanziario, la disorganizzazione degli uffici comunali, la rideterminazione della Pianta organica che non consente di avere più di quaranta dipendenti – quindi l’impossibilità di stabilizzare i precari – e la mancanza di uno strumento urbanistico sono le maggiori criticità per il primo cittadino, che con risorse limitate di un Comune in default deve garantire i servizi in un territorio vasto e complesso. “La macchina amministrativa – spiega – deve essere rivista, sia gli uffici tecnici e finanziari che l’organizzazione delle attività esterne per garantire i servizi. C’è un organo straordinario di liquidazione che sta affrontando la posizione debitoria dell’Ente, c’è una massa passiva di oltre 14 milioni e mezzo di euro, ma è un lavoro ancora lungo. I tre commissari di volta in volta vengono prorogati ma non hanno ricevuto le risorse necessarie per chiudere la posizione”.

Tortorici però ha molte potenzialità da esprimere e per il suo rilancio economico Galati Sardo vuole puntare sul turismo, creando una rete con i Comuni dell’hinterland. “Abbiamo – conferma – delle risorse da valorizzare. Tortorici vuole superare lo stigma negativo che si porta dietro dagli anni Novanta: abbiamo un museo etnofotografico che conta 50 mila lastre da sempre chiuso, un centro storico su cui stiamo lavorando per un progetto multidisciplinare dove fare rivivere vecchie botteghe e strutture ricettive, dei prodotti tipici che rappresentano la nostra identità su cui occorre puntare”.

Ma il rilancio economico del centro dei Nebrodi, secondo la nuova Amministrazione, è soprattutto legato all’adozione del nuovo Piano regolatore. “L’iter – racconta il sindaco – è iniziato trent’anni fa, ma è mancata la volontà politica e poi sono sopraggiunte altre norme cui adeguarsi, quindi si è perso altro tempo. In ogni caso, conto entro il 2020 di concludere tutte le procedure. Lo strumento di pianificazione ci consentirà di sviluppare una zona artigianale in cui gli operatori possono insediarsi in spazi idonei. Finora per falegnami e fabbri è stato impossibile ingrandire i propri locali proprio per mancanza di regolamentazione, così si sono perse molte opportunità”.

Se ci sono azioni che richiedono tempo, altre che stanno iniziando a dare i primi segnali di cambiamento. “Mi rendo conto – conclude Galati Sardo – che le aspettative sono tante. Ho fatto degli interventi immediati di pulizia per migliorare il decoro urbano e dare un’immagine positiva dei nostri luoghi. C’erano dei finanziamenti per 4 milioni e 700 mila euro per demolire e ricostruire la scuola elementare che ho recuperato. Ci sono altre risorse a cui attingere per il dissesto idrogeologico, ma non abbiamo professionisti per i progetti. Sono un tecnico, però, e me ne sto occupando”.