Catania

Zona industriale di Catania, quel treno da non perdere

CATANIA – Nelle ultime settimane si è parlato molto di investimenti alla Zona Industriale e i due argomenti “principe” sono stati i cantieri per l’allargamento dello stabilimento St Microelectronics e quello per la realizzazione della gigafactory di Enel Green Power. Per il primo si tratta di un miliardo di euro di investimenti e di 700 nuovi posti di lavoro, mentre per il secondo l’investimento ammonta a 600 milioni di euro. Le iniziative da parte dei sindacati sono state accolte con parecchia soddisfazione.

Il segretario della Uilm Catania, Giuseppe Caramanna, per l’St Microelectronics si è soffermato sulle assunzioni a tempo indeterminato e sugli ultimi fatturati. “Noi ci aspettiamo innanzitutto che coloro che hanno prestato servizio durante il periodo estivo vengano assunti a tempo indeterminato. Oltre a ciò, anche che ci sia per i lavoratori più anziani la possibilità di intraprendere percorsi di carriera all’interno del nuovo sito e anche del vecchio. Secondo noi è positivo questo investimento alla luce degli ultimi stellari fatturati e siamo fiduciosi sul fatto che l’StM a Catania diventi un fiore all’occhiello in tutta Europa”.

Il segretario della Fim Cisl Catania, Piero Nicastro, ha invece posto la sua attenzione sul come fermare la fuga di cervelli fuori dalla nostra Isola e sulla ripresa del settore metalmeccanico. “Siamo fiduciosi e ben vengano questo tipo di nuove occupazioni per i giovani siciliani. Più di mezzo milione di persone negli ultimi anni dalla Sicilia è andato via. Abbiamo bisogno che lo sviluppo del lavoro sia più consistente, ma il settore metalmeccanico sta vivendo una fase di ripresa, ponendo le basi per nuovi posti di lavoro”.

È fiducioso anche il professore ordinario di Economia all’Università di Catania, Rosario Faraci. “L’investimento di Stm per una fabbrica di produzione di substrati di carburo di silicio, pari a 730 milioni di euro, è importante per Catania, per il suo distretto produttivo, ma in generale per tutta la Sicilia Orientale – ha detto Faraci -. Il progetto è parte integrante del Pnrr con l’obiettivo di creare una fabbrica integrata per la produzione di componenti altamente specialistici che rappresentano, a loro volta, la base per la realizzazione di dispositivi di potenza ad alta performance- dice. Se mettiamo in conto che il Parlamento europeo approverà presto il Chips Act, ciò significa che attraverso la presenza consolidata di Stm l’area industriale di Catania avrà un ruolo di primo piano nella transizione digitale”.

Il valore dell’operazione è dunque soprattutto strategico. “A regime – prosegue -, il nuovo investimento di Stm dovrebbe generare 700 nuovi posti di lavoro altamente qualificati. Così ha puntualizzato Jean-Marc Chery, amministratore delegato e presidente della multinazionale italo-francese. La collaborazione di Stm con l’Università di Catania è solida e di antica data. Questo dovrebbe consentire all’azienda di poter attingere senza problemi dal bacino di laureati qualificati dell’Ateneo catanese. In senso più ampio, però, un investimento del genere dovrebbe poter generare non solo occupati diretti, ma anche indotto. Però è solo potendo leggere il piano industriale dell’investimento che si potrà avere contezza di quale sarà l’effetto moltiplicatore di questa nuova operazione di così ampio respiro”.

Il docente di Economia è intervenuto anche sulla Gigafactory, la più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici d’Europa che entrerà a regime nel 2024. “Anche in questo caso, il progetto si avvarrà di fondi del Pnrr a valere sulla transizione energetica – precisa Faraci -. Non ho competenze tecniche per affermare se vi sarà sinergia tra i due investimenti, ma non la escludo perché nella filiera dell’innovazione la Stm sta più a monte dello stadio in cui opera Enel Green Power che pertanto potrebbe beneficiare del livello di avanzamento tecnologico della multinazionale italo-francese. La presenza di questi due player nell’area catanese e i loro nuovi investimenti rafforzeranno la posizione del distretto produttivo dell’Etna Valley. In base agli ultimi dati Istat, Catania è il primo sistema locale di lavoro in Italia per produzione di ricchezza industriale, ovvero per rapporto tra valore aggiunto e fatturato complessivo di tutte le imprese industriali che operano nel distretto. Non è grande dimensionalmente, ma è vivace al suo interno e trattiene ricchezza, non la esternalizza. I nuovi investimenti rafforzeranno ulteriormente questa posizione, sperando di rendere ancora più attrattivo il sistema locale del lavoro per nuovi insediamenti esterni di multinazionali ed imprese italiane. Magari, attendendo pure l’Intel se solo si convincesse che approdando a Catania il suo investimento avrebbe ricadute ancora più ampie di quelle di un semplice ritorno economico e finanziario”.

Il presidente di Confindustria Catania, Antonello Biriaco, tiene però a precisare come occorra “normalizzare” il sistema infrastrutturale attraverso una programmazione che negli ultimi anni è mancata. “A chi verrà ad amministrare la città nei prossimi mesi – ha chiosato Biriaco – chiediamo un intervento particolare su una Zona Industriale che possa diventare molto produttiva anche livello nazionale. Le nuove assunzioni andranno di pari passo con gli investimenti”.