Home » Editoriale » 1 milione di dipendenti, sostituirli con capaci

1 milione di dipendenti, sostituirli con capaci

1 milione di dipendenti, sostituirli con capaci

Pa, urge rinnovarsi

Il ministro della Pa, Paolo Zangrillo, ha comunicato che nei prossimi sei anni andrà in pensione oltre un milione di dipendenti pubblici. Ci auguriamo che essi/e siano coloro che hanno poche competenze e che, di fatto, non contribuivano al buon funzionamento della Pubblica amministrazione. Ma, purtroppo, dobbiamo supporre che ve ne saranno anche tanti molto competenti e armati di buona volontà per fare il loro lavoro. In ogni caso, non si può fare di tutta l’erba un fascio, per cui bisogna pensare a come sostituirli.

Concorsi pubblici e articolo 97: l’eccezione diventata regola

L’articolo 97 della Costituzione stabilisce che “nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Però, quest’ultima eccezione è diventata una regola, per cui una gran massa di cittadini entra nei ranghi pubblici per vie traverse, che i partiti di tutti i decenni hanno inventato, in modo da agevolare quella cultura del favore che è la più grande disgrazia del nostro Paese. Laddove vanno avanti i caproni, anziché le persone capaci, il Paese retrocede sotto il profilo istituzionale e sociale.

Fabbisogno reale nella Pubblica amministrazione: rifare le piante organiche

Per determinare il vero fabbisogno di chi debba entrare nel sistema pubblico, bisogna buttare nel cestino le attuali piante organiche, che risalgono a molti decenni or sono, e rifare, sulla base di una moderna organizzazione, fondata sui sistemi digitali, l’elenco delle figure che abbiano le competenze necessarie ad affrontare le montagne russe del sistema pubblico nazionale e locale, avendo ben presente il principio secondo cui i pubblici dipendenti sono servitori (e non servi) di cittadini e cittadine. Non il contrario. Questa mentalità, vecchia come il cucco, ha permeato gli ottant’anni della Repubblica, anziché dissolversi con l’acquisizione di conoscenze, e si è via via consolidata, per cui sembra ormai evidente il principio secondo cui sopra sta la Pa e sotto gli italiani.

Competenze nella Pa: senza competenti non si definisce il fabbisogno

Per determinare l’effettivo fabbisogno di figure professionali e competenti occorre che vi siano i competenti. Se a stilare questo programma vi sono i soliti “bisonti”, seduti nelle loro poltrone da decenni, che non si sono aggiornati, che non hanno studiato continuamente per capire gli eventi; se tutto questo resta immobile, è evidente che le figure che saranno richieste non corrisponderanno alle necessità del Popolo italiano.

Ceto politico e ricambio: chi sposta i “bisonti” dalle poltrone

Chi dovrebbe spostare questi “bisonti” dalle loro poltrone per sostituirli con professionisti e professioniste di alto profilo? La risposta è facile: il ceto politico, che ha la responsabilità di fare crescere il Paese; tutto e non solo una parte di esso. La fotografia attuale ci dice, invece, che le sette regioni del Sud Italia sono classificate dall’Unione europea come “meno sviluppate”.

Sud Italia meno sviluppato: responsabilità politiche e squilibri territoriali

Questo stato di cose deriva ovviamente da due responsabilità principali: quella della classe politica meridionale, che non si è dimostrata all’altezza della situazione (diversamente dopo ottant’anni le sette regioni non si troverebbero in questo stato di vile subordinazione); e quella, maggiore, dei governi di questi decenni, che non si sono posti (o voluti porre) il problema di ottenere l’equilibrio fra le regioni del Sud e le altre del Centro e del Nord. Queste ultime volano su livelli europei, sotto il profilo sociale ed economico; quelle del Centro vengono definite dall’Ue “in transizione”; mentre le altre sette, vagoni di coda, continuano in una condizione non accettabile.

Iniezione di competenze al Sud: obiettivo dieci anni per colmare il divario

Proprio in queste regioni servono forti iniezioni di competenze e di intelligenze, per recuperare il terreno perduto e programmare, da qui a dieci anni, il raggiungimento di un traguardo: il medesimo livello economico e sociale di tutte le venti regioni d’Italia e delle due province autonome .

Qualità amministrativa e qualità politica: cittadini informati o ignoranti

La qualità del ceto amministrativo è subordinata alla qualità del ceto politico, il quale, però, non sembra avere interesse che i cittadini capiscano e pensino con la propria testa. L’attuale ceto politico, di qualunque parte dell’agone, ha interesse acché i cittadini rimangano ignoranti, nel senso che ignorano quali siano le regole di convivenza sociale. Cosicché, restano sensibili a tutte le fandonie che vengono loro propinate, fandonie che non possono essere contestate da chi non ha i requisiti culturali per comprenderne la portata. Un guaio di fondo non ancora compreso o volutamente messo da parte.