CATANIA – Insegnanti siciliani nuovamente in piazza. Dopo il sit-in di due giorni fa a Palermo, una nuova manifestazione è stata organizzata ieri a Catania, davanti alla sede del Provveditorato degli studi. Nel mirino i criteri dell’algoritmo che ha determinato i trasferimenti e che, secondo i sindacati, in parecchi casi, non avrebbe rispettato l’ordine di punteggio per assegnare ai docenti gli ambiti territoriali.
Numerosi insegnanti, neo immessi in ruolo grazie al decreto della Buona Scuola, lo scorso anno sono riusciti ad evitare il trasferimento al nord grazie alle supplenze che avevano già intrapreso nella propria città, ma adesso saranno costretti a partire, per almeno tre anni, in località ancora più distanti da quelle che erano state assegnate lo scorso anno. I manifestanti chiedono l’annullamento delle operazioni di mobilità e la creazione di una graduatoria unica del trasferimento per ambito territoriale provinciale.
Intanto, alle proteste sollevate dai docenti del gruppo “Partigiani delle scuola pubblica”, la senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd, ha risposto avanzando l’ipotesi di errori nelle domande degli insegnanti e difendendo un “algoritmo impazzito”. “L’algoritmo su cui continua a fantasticare chi vuole speculare sul disagio che inevitabilmente deve affrontare chi ha scelto di accettare un contratto a tempo indeterminato – ha sottolineato ieri Puglisi – non è altro che il meccanismo di calcolo di punteggi e titoli decisi con accordo sindacale. Chi pensa di aver fatto errori nella compilazione della domanda può rivolgersi all’ufficio scolastico regionale”.
Secondo i docenti si tratta invece di “un algoritmo che gioca con la vita delle persone”. “La dichiarazione dei titoli posseduti – hanno affermato -, anziché agevolare, ha penalizzato notevolmente chi ne era in possesso in maggior misura. Per questi soggetti l’algoritmo si è sbizzarrito! Ha mandato docenti di diritto a insegnare discipline tecnico-pratiche, senza punteggio, docenti di qualifica superiore in gradi di scuola inferiori senza esperienza di insegnamento e a stipendio ridotto, per giunta a migliaia di km da casa”.
Numerosi insegnanti, neo immessi in ruolo grazie al decreto della Buona Scuola, lo scorso anno sono riusciti ad evitare il trasferimento al nord grazie alle supplenze che avevano già intrapreso nella propria città, ma adesso saranno costretti a partire, per almeno tre anni, in località ancora più distanti da quelle che erano state assegnate lo scorso anno. I manifestanti chiedono l’annullamento delle operazioni di mobilità e la creazione di una graduatoria unica del trasferimento per ambito territoriale provinciale.
Intanto, alle proteste sollevate dai docenti del gruppo “Partigiani delle scuola pubblica”, la senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd, ha risposto avanzando l’ipotesi di errori nelle domande degli insegnanti e difendendo un “algoritmo impazzito”. “L’algoritmo su cui continua a fantasticare chi vuole speculare sul disagio che inevitabilmente deve affrontare chi ha scelto di accettare un contratto a tempo indeterminato – ha sottolineato ieri Puglisi – non è altro che il meccanismo di calcolo di punteggi e titoli decisi con accordo sindacale. Chi pensa di aver fatto errori nella compilazione della domanda può rivolgersi all’ufficio scolastico regionale”.
Secondo i docenti si tratta invece di “un algoritmo che gioca con la vita delle persone”. “La dichiarazione dei titoli posseduti – hanno affermato -, anziché agevolare, ha penalizzato notevolmente chi ne era in possesso in maggior misura. Per questi soggetti l’algoritmo si è sbizzarrito! Ha mandato docenti di diritto a insegnare discipline tecnico-pratiche, senza punteggio, docenti di qualifica superiore in gradi di scuola inferiori senza esperienza di insegnamento e a stipendio ridotto, per giunta a migliaia di km da casa”.
