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Catania – Timpa Leucatia, sventato l’assalto adesso bisogna tutelare l’area

Melania Tanteri

Catania – Timpa Leucatia, sventato l’assalto adesso bisogna tutelare l’area

mercoledì 19 Agosto 2009 - 00:00

Bloccati i lavori di sbancamento del terreno. La Sovrintendenza revoca i suoi “nullaosta”. Legambiente: “Aperta un’indagine, il bosco è vincolato per legge”

CATANIA – Relativamente allo scempio della Timpa di Leucatia, al confine tra il comune di Catania e quello di Sant’Agata Li Battiati, sembrano esserci positive novità in vista. In seguito all’esposto presentato alla Magistratura da parte di Legambiente “perché – si legge nel comunicato diffuso dall’associazione ambientalista – in un’area prossima ad un edificio di età imperiale romana, sono stati avviati lavori di sbancamento del terreno”, e al fortuito incendio divampato la notte del 15 luglio, che ha distrutto una grande area di macchia mediterranea nella minacciando la storica villa Papale e un’area di pregio naturalistico, infatti, qualcosa verso la tutela di questa zona, unica nel suo genere e di grande importanza storica, archeologica e naturalista, sembra si stia muovendo.
“In seguito al nostro esposto è stata aperta un’indagine – affermano i rappresentanti di Legambiente – da parte della magistratura che ha confermato l’illegittimità dell’attività edilizia poiché si è in presenza di bosco, vincolato per legge (l’area è, infatti, sottoposta a vincolo di notevole interesse pubblico con D.A. n. 2679 del 10/08/1991, come modificato dal verbale n. 69 del 17/11/2003 della Commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Catania); è stato anche accertato – continuano gli esponenti dell’associazione – che il Comune di Catania non ha rilasciato alcuna concessione edilizia e che gli unici documenti presentati da chi ha iniziato i lavori presso l’area sono esclusivamente due dichiarazioni di inizio attività”. In seguito a tutto questo, anche la Sovrintendenza ai Beni Culturali, che in un primo momento aveva rilasciato i nulla osta (nonostante la presenza di resti preistorici, romani e la presenza di un acquedotto, siano documentati sin dal ‘600), li ha revocati in autotutela e l’assessorato regionale ai Beni archeologici avrebbe richiesto, finalmente, il vincolo per una zona tanto ricca di reperti ma che, al contempo, fa tanta gola agli speculatori. Un passo avanti, certo, anche se il ritardo della politica e la mancanza di controlli e vigilanza, hanno già provocato uno scempio irreparabile: il muro dell’età del bronzo, infatti, comunicano da Legambiente, non esisterebbe già più, sbancato insieme all’ettaro di terreno. Prima si ruba a Sant’Agata e poi si mettono i cancelli di ferro!

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