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Migranti, la denuncia: “Hotspot di Lampedusa è un incubo”

LAMPEDUSA – (AG) -Bagni e docce privi di porte, materassi sporchi senza lenzuola, stanzoni per 36 persone, senza separazione tra uomini e donne, acqua calda assicurata per una sola ora al giorno, mentre l’acqua corrente veniva interrotta alle 21 alle 7 del mattino, una sola bottiglia di acqua a persona al giorno. Questa la situazione da incubo descritta dagli ospiti dell’hotspot di Lampedusa a una delegazione di ricercatori della Cild (Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili), di avvocati dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e di mediatori culturali di IndieWatch, il 6 marzo, giorno prima dell’incendio, del progressivo trasferimento dei migranti e della chiusura per ristrutturazione a fine marzo. Erano 170 le persone al momento della visita, che intendeva verificare le condizioni disumane già denunciate in gennaio dal Garante per le persone private della libertà. I migranti ascoltati – le cui parole sono contenute in un dossier presentato oggi alla Camera – hanno denunciato tentativi di stupri, atti di autolesionismo, anche gravi come un suicidio a inizio anno, e manganellate per sedare gli animi. Numerosi cittadini tunisini hanno segnalato “l’impossibilità di procedere alla presentazione della domanda di asilo”. “Lampedusa era e continua ad essere una struttura incongrua perché l’hotspot doveva essere un luogo di transito, invece è diventato un luogo di permanenza soprattutto per le persone più deboli”, ha detto il Garante Mauro Palma, presente alla conferenza stampa: “Se la situazione è già inaccettabile per 48 ore, è ancor più inaccettabile quando si va avanti per settimane. Da qui la nostra proposta di chiusura e ripensamento perché l’hotspot non è in grado di sostenere le prolungate presenze”.
L’Asgi ha presentato ricorsi d’urgenza alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Il Pd ha depositato un’interrogazione parlamentare, un’altra è stata annunciata da Leu.