PALERMO – Circa 160 pozzi produttivi sul proprio territorio e sentirne tutto il peso. La Sicilia degli idrocarburi offre da anni il proprio patrimonio a prezzi stracciati al punto da convincere colossi mondiali dell’energia a investire in un territorio dove il petrolio non zampilla come in Basilicata, dove risiede la Val D’Agri, il Texas italiano. Quei tempi bui stanno forse per chiudersi: dopo aver alzato l’asticella dal 7 al 10% per l’aliquota sulla produzione, come da normativa nazionale, nella nuova finanziaria è previsto un ulteriore raddoppio percentuale che potrebbe far decollare gli incassi di royalties dai 24 milioni attuali a poco meno di 40. Il futuro, però, è anche nelle accise della raffinazione da cui potrebbero piovere nell’Isola altri milioni di euro. (continua)

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Nell’Isola, dove l’affare vale 500 mln, le aliquote sono tra le più basse al mondo: altrove vanno dal 20 all’80%. Royalties raddoppiate, ma ancora basse. Le compagnie bluffano l’abbandono
