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Migranti: nobel Soyinka a Palermo, xenofobia frutto di paura, l’Europa ha fallito

Mentre in Europa torna a spirare un vento xenofobo e in Italia il ministro dell’Interno Matteo Salvini annuncia che "per i clandestini la pacchia è finita", è il premio Nobel per la Letteratura Wole Soyinka da Palermo a lanciare un monito alla politica e all’Europa.
 
Lo scrittore nigeriano parla a una iniziativa organizzata nell’ateneo siciliano, nell’anno di Palermo Capitale italiana della cultura.
 
Ragiona sui fenomeni migratori contemporanei e sulle derive xenofobe che sembrano prendere piede in Europa e nell’America di Donald Trump, al quale non risparmia attacchi su ‘metodi’ e lessico per conquistare consensi in campagna elettorale.
 
"Non bisogna essere sorpresi del tutto se a qualcuno piace Trump – osserva Soyinka – perché risulta essere un simbolo delle attitudini negative dell’uomo".
 
"Le persone come Trump – aggiunge – cercano di puntare sulla limitazione del pensiero; sono una creatura dell’istinto politico che sa come esplorare e far uscire la xenofobia più estrema, che porta sempre alla creazione".
 
Per l’autore di "Africa" si tratta di "un istinto primitivo alla xenofobia" che affonda le proprie origini nella storia stessa degli Usa e ancora "latente in America".
 
Non risparmia nemmeno i governi dell’Ue e parlando migrazioni e politiche comunitarie, lo scrittore nigeriano osserva tranchant: "L’Europa ha fallito nell’accettare la sfida". "Guardate la Gran Bretagna – afferma – la Brexit è basata sulla paura dell’immigrazione; è un problema economico, ma alla base c’è sempre la paura".
 
Da difensore dei diritti umani con alle spalle anni di prigionia, durante la guerra civile in Niger, l’autore di "L’uomo è morto" ammette di "non essere spaventato", ma invita l’Ue a decidere da che parte stare.
 
"Le migrazioni sono parte della storia dell’uomo" dice. "E’ l’Europa che deve decidere la propria attitudine riguardo al fenomeno dell’immigrazione".
 
Lo scrittore poi parla di neo-populismo. "Anche l’Africa è sempre stata piuttosto populista", equiparandolo a quello europeo. "Per l’Africa – osserva – può essere più o meno lo stesso per l’Europa".