Una equipe composta da una psicologa, un’assistente sociale e un mediatore culturale è da stamani al lavoro nell’hot spot di Pozzallo per dare aiuto e sostegno psicologico ai 128 minori non accompagnati sbarcati stamani dalle navi Protector e Monte Sperone.
L’equipe ha ascoltato soprattutto le minori donne e ha avuto modo di apprendere la situazione di degrado in cui hanno vissuto in Libia.
Le giovanissime migranti hanno raccontato agli operatori della prefettura di esser rimaste chiuse per 14 mesi in luoghi di prigionia senza poter uscire.
Non a caso quasi tutte hanno difficoltà a deambulare.
Hanno vissuto in difficili condizioni igienico-sanitarie e hanno chiesto di fare esami per accertarsi se hanno "contratto malattie".
