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Palermo – Se la zavorra delle partecipate rischia di affondare il Comune

Gaspare Ingargiola

Palermo – Se la zavorra delle partecipate rischia di affondare il Comune

sabato 27 Luglio 2013 - 18:00

Sotto osservazione soprattutto la gestione Cammarata, con qualche appunto al sindaco Orlando. La principale criticità evidenziata nella relazione stilata dalla Corte dei Conti

PALERMO – Stangata della Corte dei Conti sul Comune di Palermo. Con una durissima relazione la Sezione di controllo, composta dal presidente Maurizio Graffeo, dal consigliere Anna Laura Carra e dal relatore Paolo Bertozzi, ha messo all’angolo Palazzo delle Aquile contestando nel dettaglio tutte le criticità emerse dai bilanci comunali degli ultimi anni di gestione Cammarata, dal 2009 al 2011, con le eccezioni, dunque, per parte del 2012 e il 2013. In realtà non è mancata nemmeno una strigliata all’attuale amministrazione.
Durante una conferenza stampa appositamente convocata dal sindaco Leoluca Orlando, dal vicesindaco con delega alle Partecipate Cesare Lapiana e dall’assessore al Bilancio Luciano Abbonato, però, quest’ultimo ha difeso strenuamente l’operato della giunta. “Le critiche della Corte – ha affermato – riguardano soprattutto gli anni precedenti al nostro insediamento. Già nel 2012 abbiamo fatto diversi interventi importanti e di qualità. La nostra azione emergerà in modo chiaro dal previsionale 2013, che andrà in Consiglio al ritorno dalle ferie estive, e dalla prossima relazione della Corte. Il rischio default è stato scongiurato”.
“Avremmo potuto lavarcene le mani ricorrendo al pre-dissesto – ha aggiunto Orlando – ma ci siamo assunti le nostre responsabilità portando la barca in salvo. Le difficoltà rimangono, ma il momento peggiore è alle spalle”.
I rilievi sollevati dai magistrati contabili riguardano diversi aspetti della gestione finanziaria di piazza Pretoria, a partire dal ritardo con cui ogni anno è stato presentato il rendiconto di gestione, anche quello 2012, approvato a giugno – dunque in anticipo rispetto al passato – ma comunque in ritardo rispetto alla scadenza prammatica del 30 aprile.
Evidenziata anche la “bassa capacità di riscossione delle entrate accertate nel corso dell’esercizio, con particolare riferimento alle entrate tributarie ed extratributarie”, soprattutto quelle derivanti dalle sanzioni per violazione del codice della strada e dal recupero dell’evasione fiscale; “l’elevato ammontare dei residui attivi e di quelli passi tenuti in conto nel bilancio”, con un tasso di realizzazione dei residui attivi bassissimo e dunque negativo se raffrontato allo smaltimento dei residui passivi; “l’elevato ammontare dei debiti fuori bilancio, che denota come la gestione di considerevoli risorse pubbliche si sia svolta in contrasto con le disposizioni e i principi contabili che regolano la fase della spesa”; il mancato rispetto nel rendiconto di gestione del 2011 dei limiti imposti dalla legge 78/2010 alle spese di rappresentanza e alle spese per le missioni; “il mancato adeguamento nel previsionale 2012 alle disposizioni in materia di contenimento della spesa per il personale a tempo determinato”; “il mancato consolidamento tra il bilancio dell’ente e quelli delle società partecipate”, che rende impossibile “una rappresentazione contabile unitaria” con un disallineamento tra i crediti delle partecipate e quelli coperti dal bilancio di 65 milioni fino al 2011.
Proprio le municipalizzate sono, come troppo spesso accade, la nota dolente nell’analisi dello stato di salute delle casse comunali. Essendo la delibera dei giudici contabili relativa agli anni 2009, 2010 e 2011, essa non tiene conto di due eventi eclatanti accaduti nel frattempo: il fallimento dell’Amia e la messa in liquidazione della Gesip, i cui 1.800 dipendenti, seppur di fatto mai licenziati dall’azienda, vengono impiegati per attività di pubblica utilità per conto del Comune. Delle partecipate si rilevano “le perduranti perdite di esercizio per importi rilevanti, l’elevatissima incidenza dei costi del personale rispetto ai costi di produzione, la fortissima esposizione debitoria (nel 2011 i debiti Amia ammontavano a 223 milioni di euro, quelli Amat a 117, quelli Gesip a 14) e la mancata comunicazione da parte dell’ente delle misure che intende adottare per il riordino e il risanamento delle aziende”.

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