La procura regionale della Corte dei conti siciliana ha citato a giudizio due sindaci di Casteldaccia, Giovanni Di Giacinto e Fabio Spatafora, che si sono succeduti negli ultimi dieci anni e dirigenti del Comune, ritenuti responsabili di un danno erariale pari a oltre 239.000 euro, per non avere rispettato le norme sul contrasto all’abusivismo edilizio.
Le indagini delegate dalla procura contabile al nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Palermo, hanno accertato che gli amministratori di Casteldaccia, "avrebbero consentito agli autori degli illeciti di continuare a beneficiare degli immobili realizzati abusivamente, senza corrispondere alcuna indennità di utilizzo, né la tassa sui rifiuti e gli altri tributi previsti dall’ordinamento, con conseguente danno per le casse del Comune".
Gli ex sindaci di Casteldaccia, come altri nella regione, non avrebbero rispettato l’iter amministrativo in materia di abusivismo edilizio che prevede quattro passaggi.
L’ingiunzione a demolire (che deve essere eseguita dagli autori dell’abuso entro 90 giorni); l’acquisizione gratuita per legge al patrimonio immobiliare (in caso di mancata demolizione); l’accertamento formale dell’inottemperanza all’ordine di demolizione e la relativa notifica all’interessato; l’immissione in possesso e la trascrizione nei registri immobiliari a favore del Comune.
"L’immobile abusivo se non demolito nei termini previsti, viene acquisito al patrimonio del Comune – dice la Gdf – per essere rimosso dallo stesso ente locale, a spese dell’autore delle opere abusive. Solo nel caso in cui il Comune dichiari la sussistenza di superiori interessi pubblici al mantenimento dell’integrità dei beni immobili, questi ultimi non vengono demoliti e sono destinati al soddisfacimento dei predetti interessi".
Secondo le indagini della Guardia di finanza le case costruite senza autorizzazione sarebbero rimaste nella disponibilità di quanti hanno commesso gli abusi senza versare un solo euro alle casse del Comune.
