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Mafia: “Hanno fatto bene ad ammazzare don Puglisi”, il presidente del Centro denuncia un’aggressione verbale

Aggressione verbale al Presidente del Centro Padre nostro di Palermo dedicato a padre Pino Puglisi davanti alla Casa museo visitata poche settimane fa dal Santo Padre.
 
A raccontare l’episodio è stato lo stesso Maurizio Artale in un lungo post su Facebook: "Capita che sabato, alle ore 13, dopo aver partecipato al Convegno dal titolo ‘Crisi e Rigenerazione’, nella Missione Speranza e Carità, io vada a Casa Museo del Beato Giuseppe Puglisi: lì ci sono ad attendermi i volontari del Centro ed il gruppo dei giovani promotori dell’iniziativa ‘La Via dei Tesori’, in quanto per la prima volta la Casa Museo è stata inserita in questa iniziativa cittadina".
 
"Capita – prosegue il post – che appena sceso dall’auto, un energumeno, venuto fuori da un portone a torso nudo, si dirige verso di me come un rinoceronte che carica la sua preda. Capita che egli abbia alcuni attimi di esitazione per il fatto che io stia parlando al cellulare e che al contempo una donna al balcone gli gridi qualcosa, gli lancia una maglietta affinché possa coprire il torso ed assumere un aspetto più dignitoso. Capita che alla fine della telefonata, l’energumeno, puntandomi il dito in faccia, mi urli che per colpa mia lui non può più posteggiare la moto sotto il suo balcone e che da quando io ho comprato quella casa – indicando la Casa Museo dove ha vissuto il Beato Giuseppe Puglisi – in quella piazza non c’è più pace".
 
"Gli chiedo – si legge ancora nel lungo post – se non fosse contento della visita del Papa in quel luogo e se non fosse contento di affacciarsi al balcone e vedere la piazza sgombra di auto, risistemata, pulita e con le aiuole fiorite. Capita che lui mi risponda che non gliene fotte niente del Papa e che io gli avevo tolto l’identità facendo persino cambiare nome alla Piazza".
 
A quel punto, secondo quanto riferisce artale, l’uomo, parlando di don Pino Puglisi, ucciso il 15 settembre del 1993 proprio davanti alla sua abitazione, avrebbe gridato: "Hanno fatto bene ad ammazzarlo". A quel punto Artale ha riusposto per le rime invitandolo "a tornarsene a casa, spiegandogli che se avesse continuato con quell’atteggiamento e quel comportamento, gli sbirri, come li chiamava lui, se lo sarebbero di certo prelevato".
 
Artale racconta di aver riflettuto sull’accaduto: "Mi sono chiesto: ‘Ma dove erano le centinaia di persone che hanno esposto lenzuoli bianchi ai balconi in occasione della venuta del Papa? Come mai nessuno è sceso dalla propria abitazione per cercare di condurre alla ragione l’energumeno? Come mai quando ho alzato lo sguardo verso le finestre e i balconi della piazzetta, non c’era nessuno?’. Questo non deve capitare. Quei lenzuoli bianchi devono diventare lo specchio della coscienza. Non è possibile, dopo 25 anni dal Martirio del Beato Giuseppe Puglisi, trincerarsi dietro la paura di metterci la faccia, di dimostrare all’energumeno che non la pensano come lui e che la mafia non fa bene quando ammazza una qualsiasi persona".
 
Artale lamenta che gli abitanti della piazza non abbiano ripudiato il comportamento dell’uomo proprio nel luogo in cui si trova una statua di don Puglisi e un medaglione nel luogo dela sua uccisione "anche per la loro ignavia".
 
"Piazzetta Beato Padre Pino Puglisi – conclude il post – è il simbolo del riscatto, non solo per la comunità di Brancaccio ma per tutta la città di Palermo. Quella piazzetta deve interrogarci tutti i santi giorni della nostra vita".