I poveri pensionati della Regione - QdS

I poveri pensionati della Regione

Lucia Russo

I poveri pensionati della Regione

mercoledì 08 Aprile 2009 - 00:00

Spese pazze. Il peso delle pensioni sul Bilancio regionale.
Disparità. Chi è andato in pensione con la legge regionale n. 2/1962 con 35 anni di anzianità ha un versamento mensile pari al cento per cento dell’ultimo stipendio, e anche più.
500 mln euro. Sull’ammontare totale 141 unità sono ex dirigenti generali, lo 0,9 per cento dei pensionati regionali che però incide per il 2,4 per cento sull’intera cifra.

PALERMO – Sono 14.995 i pensionati in Sicilia a carico delle casse della Regione. A seguito della riforma Mattarella del 1979 il sistema pensionistico è infatti direttamente gestito dalla Regione per gli ex dipendenti appunto dell’amministrazione regionale. Il tutto tramite il Servizio di Quiescenza che, per le materie di competenza, coordina l’attività degli uffici del personale dei diversi Dipartimenti regionali, che si riconduce all’assessorato regionale alla Presidenza, con 84 unità di personale assegnate, di cui 4 rivestono la qualifica di dirigente. Il passaggio della gestione ad un ente autonomo, è divenuto sempre più difficile con il passare del tempo. La Finanziaria del 2002 aveva previsto il trasferimento della gestione contributiva all’Inpdap ma questo non è stato mai attuato. Negli ultimi anni i nuovi assunti sono stati pochissimi e quindi non è stato economicamente conveniente affidare all’Inpdap un drappello così piccolo di elementi. Si tratterebbe di trasferire tutti i contributi già versati, un’operazione di diverse centinaia di milioni di euro.

Ma qual è il peso delle pensioni dei regionali sulla spesa corrente? Il capitolo 107007 del bilancio preventivo 2008, riconducibile al Servizio Quiescenza del dipartimento del personale prevede per la voce “Pensioni, assegni, sussidi e assegnazioni vitalizie diverse” ben 480 milioni di euro, cui si aggiungono 3,3 milioni per il capitolo 108005 “Indennità integrativa di quiescenza spettante al personale delle soppresse aziende autonome di soggiorno e turismo (Aast) e delle soppresse aziende autonome provinciali per l’incremento turistico (Aapit)”. Si aggiunge circa un milione di euro tra assegni integrativi, anticipazioni per premi di assicurazioni sulla vita e indennità una tantum, tutte voci di altri quattro capitoli. In totale 484,4 milioni di euro.
Secondo i dati che ci sono stati forniti da Vitalba Vaccaro, dirigente del Servizio Quiescenza, la cifra totale lorda che viene sborsata dalla Regione per le pensioni è di 45 milioni di euro al mese, 585 milioni l’anno considerando sia le pensioni dirette che quelle indirette. Questa cifra per 141 unità va a ex dirigenti generali, lo 0,9 per cento dei pensionati regionali che però incide per il 2,4 per cento sulla spesa. Mentre i 4.033 pensionati del comparto, che include i livelli più bassi dei dipendenti regionali non dirigenziali, pur rappresentando il 27 per cento di tutti i 14.995 pensionati incidono sull’importo totale solo per il 23,7 per cento.

Sono quei dirigenti che sono andati in pensione come capi servizio, direttori, segretari generali che incidono particolarmente, perché con un’anzianità di servizio fino a 40 o 45 anni e giunti ai massimi vertici dell’amministrazione. Se l’importo lordo medio mensile dei dirigenti generali è di 7.558 euro al mese, circa 98 mila euro in un anno, alcuni di loro arrivano a percepire più di 15.000 euro lorde al mese, quasi 200 mila euro l’anno. Cifre intollerabili in tempi di crisi in cui un operaio con 1200 euro al mese deve mantenere un’intera famiglia.
Lo stipendio medio lordo più basso tra le pensioni dirette del comparto è di 2.355 euro al mese, mentre sono 3.225 euro per i funzionari, ovvero i dipendenti di livello più elevato tra quelli del comparto non dirigenziale. A incidere è soprattutto la gran massa di dipendenti che è andata in pensione con la legge regionale n. 2 del 1962, ovvero 35 anni di anzianità ed un versamento mensile pari al cento per cento dell’ultimo stipendio. Solo successivamente è intervenuta la legge regionale n. 21 del 1986 che ha inserito un regime identico agli statali, ovvero pensioni pari all’80 per cento della retribuzione di riferimento.

Come spiega la dirigente Vaccaro, il sistema pensionistico regionale è a carattere essenzialmente “retributivo”. Il calcolo della pensione viene, cioè, effettuato sulla base della retribuzione ultima percepita.
Con la l.r. 21/03 il legislatore regionale ha però recepito le norme già previste per i dipendenti civili dello Stato dalla l. 335/95.
Per effetto di questa riforma, il sistema oggi prevede due quote di pensione: una calcolata, secondo le vecchie regole, sull’ultima retribuzione e per l’anzianità di servizio maturata fino al 31.12.2003; l’altra sulla base dei contributi versati durante il periodo lavorativo successivo a quest’ultima data (c.d. sistema contributivo).

Diverso è il calcolo delle pensioni dei dipendenti regionali assunti con concorsi banditi dopo il 9 maggio 1986 ai quali, invece, si applicano per intero le norme statali.
Il sistema di calcolo adottato, retributivo o contributivo, è dunque così complesso che determina differenze di importi tra un trattamento riconosciuto e un altro, a parità di anzianità lavorativa.

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