Campagna di formazione e sensibilizzazione sull'utilizzo delle cure basate su radioterapia - QdS

Campagna di formazione e sensibilizzazione sull’utilizzo delle cure basate su radioterapia

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Campagna di formazione e sensibilizzazione sull’utilizzo delle cure basate su radioterapia

mercoledì 14 Novembre 2018 - 02:00
Campagna di formazione e sensibilizzazione sull’utilizzo delle cure basate su radioterapia

L’iniziativa è stata lanciata dalla Estro Cancer Foundation in occasione del 151° anniversario della nascita di Marie Curie

in collaborazione con ITALPRESS
ROMA – Nel 151° anniversario della nascita di Marie Curie – una delle prime donne scienziato della storia, vincitrice di due premi Nobel per le sue scoperte sulla radioattività – la Fondazione della Società europea di radioterapia e oncologia (Estro Cancer Foundation) ha lanciato una campagna d’informazione e sensibilizzazione dedicata all’eredità di Marie Curie che, dopo aver toccato diversi Paesi europei, giunge ora in Italia. L’iniziativa vuole richiamare l’attenzione su un adeguato accesso alle più moderne tecnologie radioterapiche, a beneficio dei pazienti oncologici. Al fianco di Estro, l’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo).
“Obiettivo della campagna – ha spiegato Umberto Ricardi, presidente Estro – è ribadire che insieme alla chirurgia e alla chemioterapia, la radioterapia è una delle primarie terapie oncologiche. In Italia, i più recenti dati di incidenza delle patologie oncologiche riferiscono di circa 370.000 nuovi casi di tumore ogni anno, 1.000 nuove diagnosi al giorno. Se si considera che il trattamento radioterapico è indicato, sulla base delle evidenze scientifiche, in almeno il 50% dei pazienti oncologici in una qualche fase della storia naturale della malattia, si può stimare che nel nostro Paese siano oltre 180.000 i pazienti che potrebbero ogni anno trarre beneficio da questa terapia. Purtroppo, sussistono però alcune significative barriere d’accesso nel nostro Paese, che possiamo riassumere in fattori di carattere strutturale, quali carenze di risorse tecniche e umane, e in una percezione della radioterapia come specialità medica oncologica ancora da consolidare”.
I risultati dell’indagine Estro condotta nell’ambito del progetto Hero (Health economics in radiation oncology) rilevano che nei 27 Paesi europei, tra cui l’Italia, l’accesso alle cure radioterapiche è estremamente eterogeneo, con i Paesi a più alto reddito dell’area Nord-occidentale (primi fra tutti Olanda, Norvegia e Svizzera) che possono contare su un livello ottimale di risorse, mentre altri (tra cui Albania, Bielorussia, Repubblica Ceca) accusano carenze significative sia a livello generale di strutture, sia, in modo ancor più significativo, a livello di tecnologie avanzate, capaci di erogare i trattamenti di maggior precisione.
“Complessivamente – ha aggiunto Ricardi – un paziente su quattro che in Europa dovrebbe ricevere la radioterapia, ne resta invece escluso. In Italia, la fotografia presenta delle zone di luci e ombra, per quanto il bilancio finale non si scosti di molto dalla statistica europea”.
Secondo quanto riportato dalle Linee guida Airo sulla Garanzia di qualità in radioterapia, in Italia sussistono significative differenze in termini di disponibilità di macchinari e quindi di accesso alle cure sul territorio. Se la media nazionale è di circa 6 acceleratori lineari (Linac) per milione di abitanti – in linea con il dato riportato dall’indagine europea (5,7) – la loro distribuzione varia sensibilmente da regione a regione: nel Nord si raggiunge una media pari a 6,7; nel Centro pari a 7,4; nel Sud e nelle Isole si arriva a 4,9 per milione di abitanti. Emerge, pertanto, una disomogeneità territoriale, con alcune regioni che raggiungono, a volte superandoli, gli standard europei che prevedono dalle 7 alle 8 macchine per milione di abitanti, e altre che sono molto al di sotto di essi. Una situazione che costringe purtroppo molti pazienti a migrare al Centro-Nord per poter accedere alle cure radioterapiche senza lunghe attese, in situazioni dove un intervento tempestivo può fare la differenza.
Negli ultimi anni si è cercato di porre rimedio alla carenza di macchinari, ma emerge con forza anche l’esigenza del rinnovamento tecnologico. “Investire nel rinnovamento dei macchinari – ha sottolineato Stefano Magrini, presidente Airo – è quindi di fondamentale importanza per assicurare la qualità delle cure. Oggi possiamo stimare che circa il 40% delle macchine in dotazione dei centri italiani sia da sostituire”.
“Spesso – ha aggiunto – anche laddove strutture e macchinari sono adeguati, si possono registrare, purtroppo, carenze di personale. Sarebbe utile che queste carenze venissero colmate e che si possano attivare meccanismi virtuosi per attrarre giovani dotati verso questa specializzazione, capace di coniugare nel suo percorso formativo l’acquisizione di importanti competenze oncologiche cliniche, anche tramite la frequenza in reparti di degenza e day hospital oncologici, a quella del know how per il corretto utilizzo dei sistemi più avanzati per il trattamento radioterapico. Ciò è tanto più necessario alla luce della tumultuosa crescita degli impieghi della radioterapia in ambiti clinici altamente innovativi e del conseguente bisogno di un continuo aggiornamento professionale, anche in ambito di trattamenti chemioterapici e con farmaci biologici, come previsto dal Core curriculum di Estro”.

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