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Contrordine festanti, Ispra: l’albero più ecologico è quello vero

redazione

Contrordine festanti, Ispra: l’albero più ecologico è quello vero

mercoledì 19 Dicembre 2018 - 05:00
Contrordine festanti, Ispra: l’albero più ecologico è quello vero

La scelta perfetta è andare a prendere l’abete in un vivaio locale e bio. Quello artificiale ha un impatto ambientale fino a dieci volte superiore

ROMA – L’albero di Natale più ecologico? È quello vero, meglio se di vivaio: lo assicura l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che boccia l’abete artificiale. La scelta perfetta è andare a prendere l’albero in un vivaio locale, a chilometro zero, bio, e magari che abbia il marchio di certificazione ambientale. E poi prendersene cura, per riusarlo anche il prossimo Natale.
Il numero degli alberi di Natale venduti per le feste aumenta anno dopo anno: nel 2017 ne sono stati venduti 3,8 milioni. Vero o artificiale che sia, dentro casa o in giardino, l’albero di Natale trova spazio nell’88% delle case italiane. La maggioranza degli italiani (7 su 10) continua a preferire l’albero artificiale, nella convinzione che questa scelta contribuisca a salvaguardare le foreste e ad avere più rispetto dell’ambiente. Ma questa convinzione – sottolinea l’Ispra – è errata e le analisi dicono proprio il contrario.
L’opinione diffusa tra gli italiani (e non solo) è infatti che gli alberi veri siano strappati alle foreste e che, di conseguenza, migliaia di ettari di foreste siano devastate ogni anno in prossimità del Natale. In realtà, a parte quei pochi che derivano da interventi di sfoltimento di boschi troppo fitti, gli alberi di Natale che arrivano nelle nostre case non hanno mai visto un bosco: provengono da vivai specializzati, concimati e trattati con prodotti fitosanitari (erbicidi, fungicidi, insetticidi, eccetera).
In sostanza, gli alberi sono coltivati come una normale coltura, anche se con tecniche speciali, che termina con l’estirpazione della pianta dopo 6-10 anni di coltivazione. Danimarca, Germania, Finlandia, Ungheria sono i principali Paesi produttori di alberi di Natale in Europa. Ciò significa che essi percorrono migliaia di chilometri prima di arrivare nelle nostre case, aumentando l’impronta ecologica. Gli alberi di Natale sono prodotti anche in Italia, soprattutto in Toscana (province di Arezzo e Pistoia) e Veneto.
L’abete rosso (Picea abies) è il genere più comunemente usato come albero di Natale. In Europa sono usati anche l’abete bianco, i pini (soprattutto il pino silvestre e il pino cembro). Le specie cambiano in Nord America (douglasia, sequoie, cipressi) e nell’America centrale e Sud America (ginepri, araucarie). Il pino d’Aleppo è usato nel Sud dell’Italia, anche per decorare e creare il fondo dei presepi.
D’altro lato, gran parte degli alberi di Natale artificiali sono trasportati per lunghe distanze, anche da altri continenti, prima di arrivare nel negozio e poi a casa. E “le analisi finora svolte dicono che gli alberi veri hanno una impronta ecologica più bassa rispetto a quelli artificiali”, sottolinea l’Ispra, spiegando: “Il problema è che gli alberi artificiali sono generalmente fatti in plastica come Pvc (difficile se non impossibile da riciclare perché richiede attrezzature speciali) o poli-etilene o altri derivati del petrolio; sul mercato se ne trovano anche in fibra, addirittura di alluminio”.
Così in termini di emissioni di gas-serra, per esempio, un albero artificiale di 2 metri ha un’impronta di carbonio equivalente a circa 40 kg di emissioni di gas serra, più del doppio di un albero reale che finisce la sua vita in discarica e più di 10 volte quello di un vero albero che viene utilizzato per produrre energia o sostanza organica come ammendante di terreni. Secondo uno studio di Carbon Trust, circa il 66 per cento di queste emissioni è legato all’uso della materia prima petrolio, il 25 per cento alle fasi di fabbricazione dell’albero, il restante 9 per cento al trasporto.
Invece, gli alberi veri, durante il periodo di crescita in vivaio, assorbono anidride carbonica dall’atmosfera, contribuendo a mitigare l’effetto serra. Quando questi alberi sono estirpati, sono (generalmente) sostituiti da altre giovani piante nello stesso vivaio, le quali continuano ad assorbire anidride carbonica dall’atmosfera.
In termini d’impronta ecologica la soluzione migliore è dunque di comprare un albero di Natale vero. Meglio ancora se quell’albero è prodotto da un’azienda vivaistica locale (a chilometro zero) e bio, ossia prodotto secondo il disciplinare dell’agricoltura biologica, che non fa ricorso a fertilizzanti chimici e pesticidi di sintesi. Inoltre, da qualche anno è immessa sul mercato una notevole quantità di alberi di Natale italiani con marchi di certificazione ambientale, tra cui il Forest Stewardship Council e il Pan European Forest Certification”, che garantiscono il rispetto di norme e prescrizioni di coltivazione ambientalmente sostenibili.
E l’albero di Natale, quello vero, non deve esser buttato dopo l’Epifania: un albero di Natale vero con radici, in vaso o in zolla, dovrebbe essere riusato per più anni nel periodo di Natale o essere trapiantato, nel proprio giardino o altrove. In molti Paesi del Nord-Europa, gli alberi coltivati in vaso, che possono essere trapiantati in giardino quando il Natale è finito o riutilizzati anno dopo anno, stanno crescendo in popolarità.
Purtroppo le probabilità che la pianta attecchisca e cresca sono mediamente basse e dipendono dagli “abusi” (per esempio: esposizione al sole, al freddo, maltrattamenti) che essa ha subito da quando ha lasciato il vivaio al momento di entrare in casa e dalle condizioni che trova nella casa. L’aria calda e secca dell’interno e la penuria di acqua nel substrato durante tutto il periodo di Natale possono compromettere la vitalità delle radici e quindi degli alberi. Eppure, qualche piccolo accorgimento e cura (dare regolari annaffiature, tenere le piante lontane da sorgenti di calore) che è generalmente riservata alle altre piante potrebbe evitare stress agli alberi di Natale e garantire risultati positivi di sopravvivenza e crescita una volta messi a dimora.
Cosa fare allora per questo Natale perché sia il più ecologico possibile? Se si possiede già un albero artificiale, tenerlo e continuare a utilizzarlo, ma se inizia a mostrare segni di logoramento, optare per un albero vero, scegliendo una specie nativa, a chilometro zero, curarlo adeguatamente per mantenere la sua vitalità e usarlo per più anni come albero di Natale in vaso o trapiantarlo in giardino. Se si decide di disfarsi dell’albero, vero o artificiale che sia, fare in modo da mantenere l’impronta di carbonio verso il basso: assicurarsi che il rifiuto sia riutilizzato, per dare una seconda vita alla plastica o per produrre compost.

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