Scontro tra Usa e Cina, Brexit ed elezioni europee sono questi i temi principali che agitano i mercati - QdS

Scontro tra Usa e Cina, Brexit ed elezioni europee sono questi i temi principali che agitano i mercati

redazione

Scontro tra Usa e Cina, Brexit ed elezioni europee sono questi i temi principali che agitano i mercati

sabato 29 Dicembre 2018 - 06:00
Scontro tra Usa e Cina, Brexit ed elezioni europee sono questi i temi principali che agitano i mercati

Tra le questioni maggiormente monitorate dagli operatori del settore c’è anche il prossimo cambio al vertice della Bce. Dopo una fase finale dell’anno all’insegna della volatilità, si iniziano a valutare gli scenari in vista del 2019

Si ringrazia per la partecipazione:
– Confeserfidi
– Sidra
– Europa Carri
– Comune di Catania

ROMA – Dopo una chiusura di 2018 particolarmente volatile, tanti sono gli eventi che potrebbero influenzare i mercati nel 2019: dallo scontro Usa-Cina alla Brexit, dalle elezioni europee all’andamento dei prezzi del petrolio.
A tracciare il quadro appena descritto sono stati Filippo A. Diodovich e Vincenzo Longo, market strategist dell’agenzia di trading Ig, i quali hanno sottolineato come le ripercussioni di ognuno di questi eventi potrebbero essere di portata globale. “Il rischio numero uno – hanno spiegato – rimane lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina che ha già iniziato a produrre i suoi effetti sull’economia reale. I negoziati proseguiranno con qualche difficoltà, ma alla fine si arriverà a un accordo in prossimità del primo di marzo, termine ultimo per scongiurare l’innalzamento delle tariffe al 25% dall’attuale 10% sui prodotti cinesi importati da Washington. Questo è il nostro scenario base, che potrebbe contribuire a tenere alta la volatilità sui mercati nei primi mesi dell’anno”.
Lo scenario peggiore, invece, “rimane quello di un mancato accordo che si tradurrebbe con forti turbolenze sui mercati”. Con la conseguenza che “proprio le tensioni commerciali e il rallentamento dell’inflazione potrebbero spingere la Federal reserve (Fed) a rivedere la propria politica monetaria, sospendendo il percorso di rialzo dei tassi avviato tre anni fa. Elemento questo che dovrebbe allentare temporaneamente le pressioni ribassiste sui mercati azionari”
Altro tema, la Brexit che secondo gli esperti “rimane il secondo grande rischio del 2019. Il piano portato avanti da Theresa May sarà sottoposto al voto del Parlamento britannico la terza settimana di gennaio (tra il 14 e il 18 gennaio). I numeri al momento non depongono a favore di una sua approvazione (solo 220 i consensi a favore contro i 316 necessari). Lo scenario base rimane per una bocciatura del piano e la possibilità di un ritorno alle urne. Eventualità, questa, che richiederebbe uno slittamento della partenza della Brexit di almeno sei mesi rispetto alla data del 29 marzo”.
“Al momento – hanno aggiunto Diodovich e Longo – non si può escludere neanche un secondo referendum richiesto da un possibile nuovo governo”. In ogni caso, lo scenario peggiore legato a Brexit, “rimane senz’altro il No Deal, che potrebbe aprire a un territorio inesplorato, con la recessione che potrebbe essere più grave del previsto. Riteniamo che questo evento abbia basse probabilità, ma l’esito potrebbe essere catastrofico”.
Il terzo rischio per i mercati sarà l’incertezza legata al riassetto delle istituzioni europee. “A maggio – ricordano i market strategist di Ig – si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. L’ascesa dei partiti populisti, contrari a una maggiore integrazione in Europa, potrebbe rappresentare un rischio per la stabilità del Vecchio continente. Sarà inoltre da valutare l’affluenza dopo i dati deboli del 2014 (solo del 43%)”.
C’è da fare i conti anche con la nomina del successore di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea (Bce). “Al momento – hanno affermato gli esperti – i favoriti per la conquista dell’ambita poltrona di Draghi sono Erkii Liikanen e Olli Rehn (rispettivamente l’ex governatore e quello attuale della Banca centrale della Finlandia), Jens Weidmann (governatore della Bundesbank), Philip Lane (governatore della Banca centrale d’Irlanda), Francois Villeroy (governatore della Banca centrale francese) e Benoit Coeure (membro del Consiglio direttivo della Bce). È chiaro che esistono soluzioni di continuità alle politiche di Draghi e altri scenari che potrebbero portare a un cambio radicale dell’atteggiamento accomodante dell’Istituto di Francoforte. In linea generale ci aspettiamo che sia Draghi a fare il primo rialzo dei tassi d’interesse, chiudendo così un ciclo avviato ben otto anni prima”.
Infine, gli operatori dovranno monitorare la forte volatilità dei prezzi petroliferi. L’accordo raggiunto a Vienna tra i Paesi produttori (Opec) non è stato in grado di arginare la caduta dei prezzi. La produzione record statunitense di shale oil e le aspettative di un rallentamento della crescita globale stanno riportando sotto i riflettori i timori di un eccesso di offerta. La discesa dei prezzi potrebbe assumere lo stesso ritmo visto tra il 2015 e inizio 2016, aprendo a forti tensioni sul mercato del petrolio. Gli esperti, pertando, non escludono “delle riunioni straordinarie del cartello Opec+ (ovvero l’Opec più la Russia e gli altri grandi produttori dell’Asia centrale) volte a ripensare all’entità dei tagli alla produzione in grado di frenare la caduta dei prezzi”.

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