Scuola-lavoro ecosistema sconosciuto - QdS

Scuola-lavoro ecosistema sconosciuto

Carlo Alberto Tregua

Scuola-lavoro ecosistema sconosciuto

martedì 15 Gennaio 2019 - 00:00

Regione orba sul futuro dei giovani

Continuiamo a battere sullo stesso tasto: nel nostro Paese, e precisamente nelle otto regioni ricche del Nord, l’innovazione è continua, la disoccupazione è metà della media nazionale e il Pil cresce il doppio rispetto alla media del Paese. Soprattutto, funziona quella formidabile arma dell’ecosistema scuola-lavoro, che proietta i giovani studenti nel futuro, dando loro una prima formazione e una prima cognizione dell’efficiente organizzazione che si trova nelle imprese.
Nelle Regioni del Nord, pochi hanno la mentalità di cercare il posto nella Pubblica amministrazione: la dimostrazione è che essa è piena di meridionali, i quali non avendo molte opportunità nel Sud non trovano di meglio che tentare di entrare nel sistema pubblico.
Ora, se è vero che il posto pubblico assicura un minimo di sostentamento, è anche vero che difficilmente si possa fare carriera e quindi diventa problematico l’aumento della remunerazione.
Insomma, chi entra nella Pubblica amministrazione, come per esempio i docenti, nel corso dei loro 35/40 anni di lavoro avranno minimi incrementi di stipendio. Non sappiamo se questo sia soddisfacente.
Il Sole ha riportato un esauriente articolo su quanto ha messo in atto da molti anni la Ducati, fabbrica delle famose moto rosse di proprietà del gruppo Audi, che competono nel campionato mondiale Gp. Di che si tratta? Del trasferimento, pari pari, di quanto si fa in Germania da anni e cioè investimento sul patrimonio di competenze umane, tecniche e professionali durante il percorso d’istruzione e formazione degli studenti.
Nel corso degli anni, 71 mila studenti delle superiori hanno partecipato al programma “Fisica in moto”, che connette formazione e lavoro. Molti dei giovani maturati, senza bisogno di fare l’Università, sono stati assunti dalla Ducati e quelli che poi conseguono la laurea hanno notevoli possibilità di entrare non soltanto in quella fabbrica ma in tutte le altre del modenese.
L’Università di Modena prende i giovani laureati triennali nel settore dell’automobile e, dopo la magistrale, essi vengono assorbiti dal gruppo Fca (Ferrari e Maserati).
Quello descritto è un processo virtuoso che fa comprendere come il Nord Italia, ormai, funzioni bene, in linea con la migliore Europa.
Non si capisce perché le regioni meridionali non tentino di copiare i modelli, non soltanto nel settore industriale ma anche in quello dei servizi, del turismo e, soprattutto, della Pubblica amministrazione.
In Sicilia nel 2018 sono stati spesi 118 milioni di euro del Fse per la formazione, che non prepara i partecipanti rendendoli idonei per competenze al lavoro avanzato.
Da decenni puntualizziamo la necessità di pagare gli enti in base al numero dei loro formandi che hanno trovato lavoro. Per contro, ci risulta che quella formazione, non essendo in linea con il mondo del lavoro, produca soltanto pezzi di carta: attestati e certificati che non valgono nulla. Dunque, soldi gettati al vento.
Non crediamo che i dirigenti regionali, provinciali e comunali, siano tutti asini. Anzi, riteniamo che ve ne sia una gran parte composta da persone preparate, di eccellente moralità, in possesso di competenze e innovazione. Ma non essendovi la discriminante fra bravi e incapaci, questi ultimi creano la nomea negativa che avvolge tutta la Pa siciliana.
Il presidente della Regione e i suoi assessori, e in genere il ceto politico siciliano, dovrebbero essere artefici della svolta: immettere nella burocrazia, a tutti i livelli, i valori di merito e responsabilità.
Sappiamo di essere noiosamente ripetitivi, ma è nostro dovere continuare fino alla nausea, oppure fino alla soluzione del problema di fondo, che è dare la responsabilità ai quei dirigenti dotati degli opportuni attibuti mentali e toglierla a faccendieri e incompetenti che ignobilmente discreditano tutta la categoria.
In Sicilia, l’ecosistema scuola-lavoro è sconosciuto e la Regione finanzia tirocini con gli occhi bendati. Spendere è utile, ma soltanto se la spesa produce risultati. Diversamente, si tratta soltanto di un comportamento irresponsabile che fa disperdere le entrate tributarie della Regione in mille rigagnoli, senza azionare la leva economica che produce la creazione di ricchezza e occupazione.

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