Periferie in stand-by: 220 mln congelati - QdS

Periferie in stand-by: 220 mln congelati

Paola Giordano

Periferie in stand-by: 220 mln congelati

venerdì 01 Marzo 2019 - 05:00
Periferie in stand-by: 220 mln congelati

L’accordo tra Governo e Comuni dello scorso anno ha recuperato le risorse assegnate. Passerà però del tempo prima di avviare i progetti e l’atteso rilancio socio-economico. Legge di Bilancio 2019 (145/2018): necessario adeguare tutte le convenzioni già siglate

PALERMO – Si riaccende la speranza per le nostre periferie. O almeno così sembrerebbe. Dopo un serrato confronto con l’Anci, il governo gialloverde ha fatto un passo indietro sul congelamento, previsto nel Decreto Milleproroghe, dei fondi destinati dalla precedente compagine al cosiddetto Bando periferie. Una vittoria per le aree periferiche, si dirà, ma a ben guardare non è sempre oro quello che luccica.
Se la Legge di bilancio 2019, infatti, prevede che le 120 convenzioni stipulate producano effetti finanziari già da quest’anno, quegli effetti però saranno limitati unicamente al rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate. Ciò vuol dire che i Comuni che non dispongono delle risorse per portare avanti il cronopramma dei progetti approvati resteranno a bocca asciutta.
I commi 913-916 della Legge n. 145/2018 (la cosiddetta Legge di bilancio 2019) danno seguito all’accordo raggiunto lo scorso 18 ottobre tra il Governo e l’Anci presso la Conferenza unificata, intervenendo proprio sulle risorse stanziate nell’ambito del Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie delle Città metropolitane e dei Comuni capoluogo.
La legge – si evidenzia nella nota sulle norme di interesse degli Enti locali redatta dall’Anci in merito alla Legge di bilancio 2019 – prevede che le convenzioni in essere producano effetti finanziari dal 2019. Viene quindi superato quanto stabilito dall’articolo 13, comma 2, del Decreto Legge n. 91/2018, che aveva previsto il congelamento fino al 2020 delle risorse relative a 96 tra Comuni capoluogo e alcune Città metropolitane, firmatari della seconda tranche delle convenzioni del Bando Periferie. Tali effetti però sono limitati unicamente al rimborso delle spese certificate dagli Enti beneficiari in base al cronoprogramma. Al rimborso delle spese si provvederà mediante utilizzo dei residui iscritti nel Fondo per lo sviluppo e la coesione per le medesime finalità del Programma straordinario in esame. La revisione degli utilizzi delle economie ha comportato la modifica delle convenzioni in essere tra la Presidenza del Consiglio e tutti gli Enti beneficiari del Bando Periferie (120 tra Comuni capoluogo e Città metropolitane).
Insomma, nessuna novità, ma solo l’adempimento di quanto previsto in Legge di bilancio sulla stipula di nuove convenzioni, più restrittive, in sostituzione di quelle del precedente Governo. Una soluzione, quella trovata per la riqualificazione delle nostre periferie, che però non ha trovato il consenso di un esponente politico che conosce a fondo lo stato di salute delle aree periferiche delle grandi città italiane: Andrea Causin, senatore eletto tra le fila di Forza Italia nell’ultima competizione elettorale ed ex presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle Condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, intervistato in esclusiva dal QdS con l’obiettivo di capire quali siano stati i risultati di quell’imponente indagine, durata ben un anno, e se quei risultati siano stati messi a frutto concretamente.
Senatore Causin, cosa pensa della decisione presa dall’attuale governo sui fondi assegnati dal Governo Renzi alle periferie?
“È stata una scelta consapevole e demenziale. Come gettare un fusto di benzina sulla casa che brucia. Le periferie delle città italiane versano in una situazione critica. Il bando era sicuramente poca cosa rispetto alle necessità, ma sicuramente un segnale di attenzione da parte della politica”.
Dall’indagine che la Commissione parlamentare da Lei presieduta ha portato avanti qual è la situazione delle periferie delle città siciliane?
“La Commissione ha svolto un focus su Catania e Palermo, estendendo l’indagine anche a comuni importanti che insistono nelle aree metropolitane. Comunemente, quando si pensa al degrado, si prende come riferimento lo Zen. Sicuramente esso è il prototipo degli esperimenti sociali che si fecero in Italia negli anni Settanta e Ottanta, in cui nelle aree periferiche vennero concentrate le povertà e le marginalità sociali. Tuttavia, i fenomeni di degrado legati ai servizi inefficienti, alle occupazioni abusive, alla presenza della criminalità, agli abusi edilizi, nelle città siciliane sono fenomeni molto diffusi e che impattano in modo grave sulla qualità della vita delle persone”.
Quale “ricetta” ha elaborato la Commissione per il rilancio delle periferie?
“Le periferie, in Sicilia come in altre città Italiane, hanno bisogno di essere completamente ripensate. Devono essere fatti investimenti mirati per la riqualificazione urbana e per il miglioramento dei servizi. Inoltre, è necessario un patto Stato-Città per il ripristino della legalità. Non mi riferisco alla presenza della criminalità organizzata, ma al contrasto di tutti quei fenomeni di micro criminalità e illegalità che spesso sono anche la porta di accesso alla malavita”.
Nonostante la suddetta Commissione abbia rilevato, nella sua relazione finale, le soluzioni per rilanciare le nostre periferie – la realizzazione di un consistente programma di interventi “di durata pluriennale (da sei a dieci anni), in grado di definire settori specifici e aree urbane prioritarie dove realizzare organici progetti di rigenerazione urbana”, nonchè la pianificazione di “una strategia nazionale per la rigenerazione urbana e la casa da affidare ad un dipartimento o agenzia nazionale che in cooperazione con le regioni sia un unico riferimento per gli enti pubblici e per gli operatori” – al momento quelle dritte non sono state recepite in nessuna disposizione finanziaria. Per avere una qualità della vita migliore, i cittadini – specie quelli residenti nelle periferie – dovranno aspettare. Ancora.

FOCUS NORMATIVO
Riportiamo di seguito quanto stabilito nella Legge di bilancio 2019 in merito al ripristino delle risorse previste nel Bando periferie.
c. 913. Le risorse finanziarie derivanti dalle eventuali economie di gestione o comunque realizzate in fase di appalto, o in corso d’opera, nonché quelle costituite dagli eventuali ulteriori residui relativi ai finanziamenti assegnati per la realizzazione dei progetti inseriti nel Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, di cui all’articolo 1, commi da 974 a 978, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, sono revocate e rimangono acquisite al fondo a tale scopo istituito nel bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri o, se finanziate ai sensi dell’articolo 1, commi 140 e 141, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, al Fondo per lo sviluppo e la coesione, per essere destinate, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, al finanziamento di spese di investimento dei comuni e delle città metropolitane.
c. 914. Le convenzioni stipulate nell’ambito del Programma di cui al comma 530 e concluse sulla base di quanto disposto ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 27 giugno 2017, nonché delle delibere del CIPE n. 2/2017 del 3 marzo 2017 e n. 72/2017 del 7 agosto 2017, adottate ai sensi dell’articolo 1, comma 141, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, producono effetti nel corso dell’anno 2019, ai sensi del comma 533 del presente articolo, con riguardo al rimborso delle spese sostenute e certificate dagli enti beneficiari in base al cronoprogramma.
c. 915. Al rimborso delle spese di cui al comma 914 si provvede mediante utilizzo dei residui iscritti nel Fondo per lo sviluppo e la coesione per le medesime finalità del Programma straordinario di cui al comma 913.
c. 916. Entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge la Presidenza del Consiglio dei ministri e gli enti beneficiari provvedono all’adeguamento delle convenzioni già sottoscritte alle disposizioni del comma 913.

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